sâmbătă, 19 decembrie 2015

Il frutto del tuo grembo - IV Domenica di Avvento (Anno C)

ELISABETTA E MARIA
“Il frutto del tuo grembo”
Mi 5,1-4; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45

Non c’è tempo da perdere.
Maria va in fretta verso una città della Giudea,
per raggiungere Elisabetta, sua cugina.
Tante sono le cose da raccontare e da verificare!
Appena entrata in casa di Zaccaria,
Maria sente un elogio mai proclamato:
“Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto del tuo grembo!”
Il sussulto del bambino nel seno di Elisabetta
permette il riconoscimento
della presenza del Messia nel grembo di Maria.
Le due donne svelano le grazie ricevute
e si esprimono nella gioia della lode e della benedizione.
Il Messia e il suo precursore sono vicini.

Il contesto: la visita a Elisabetta
Due donne si salutano e nella loro reciproca accoglienza si manifesta il riconoscimento dell’attesa e del compimento della storia della salvezza. Al saluto di Maria, Giovanni sussulta nel grembo di Elisabetta: egli è l’unico in grado di indicare l’Eterno atteso che Maria porta ora in sé - il dono di Dio venuto in mezzo agli uomini. Quest’incontro particolare di Maria con Elisabetta diventerà fra poco tempo un’immagine della relazione di riconoscimento e di compimento tra la nuova e l’antica alleanza.
Elisabetta è “colmata di Spirito Santo”. Ella elogia Maria e riconosce la venuta del Messia.

La liturgia della Parola
I testi liturgici mettono in risalto la venuta del Messia.
  • Nella prima lettura il profeta Michea presenta la relazione tra le attese messianiche e il Messia promesso: “E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele”.
  • Nella seconda lettura la lettera agli Ebrei presenta la relazione di Gesù con suo Padre: “Ecco, io vengo per fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo”.
  • Il vangelo di Luca racconta l’incontro di Maria con Elisabetta che, “colmata di Spirito Santo”, esclama: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”

La prospettiva: “Elisabetta”, “benedetto il frutto”, “beata colei che ha creduto”

1. “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo”
La gioia e la fede, la cura e la premura spingono Maria a mettersi in cammino per più di 100 chilometri, per raggiungere sua cugina ad Ain-Karim, una città sulle montagne della Giudea. Dall’angelo Gabriele, Maria sa che la vergogna della sterilità di sua cugina è stata cancellata dal dono della maternità e pensa che non ha tempo da perdere. Elisabetta è al primo parto e per di più anziana, e al parto non mancano che tre mesi. Si mette in cammino “in fretta” e desidera sia di vedere il segno che l’angelo le ha dato, sia di dare una mano alla sua parente, che sicuramente ha bisogno di aiuto.
Giunta alla casa di Zaccaria, Maria bussa alla porta, entra e poi saluta: “Shalòm, Elisabetta, pace e benedizione alla tua casa”. Tutte e due restano meravigliate. Maria constata la maternità di Elisabetta e la verità di quanto l’angelo le ha detto. Le due cugine si abbracciano ed i loro cuori sussultano di gioia. L’ospite è sacro, anzi è portatore di Dio, e l’ospitalità è benedizione. Con gratitudine, Elisabetta accoglie Maria e condivide con lei il tetto e il pane.
Il vangelo racconta un incontro tra due donne di casa, ma annota che il loro incontro è totalmente particolare. Maria, che ha creduto nell’annunzio dell’angelo Gabriele, porta in sé la beatitudine di quel dono che è Dio stesso. Elisabetta, che è al sesto mese, è colma di gratitudine per il dono che Dio ha fatto alla sua vecchiaia ed è molto contenta di veder arrivare Maria, perché ne ha proprio bisogno. Al saluto di Maria, Elisabetta sente una cosa meravigliosa: il bambino sussulta nel suo grembo.

2. “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”
“Colmata di Spirito Santo”, Elisabetta trasale e riconosce in sé la realtà di ogni promessa e intravvede in Maria - nel bambino che porta nel grembo - il compimento della presenza di Dio. Scopre che tra suo figlio e quello di Maria c’è già un certo collegamento. E questo è veramente un grande dono di Dio. La sua gioia diventa talmente forte e inarrestabile che la fa esclamare “a gran voce” delle parole ispirate. Elisabetta esclama: “Maria, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo”. Elisabetta pronuncia una duplice benedizione: su Maria e sul bambino che ella porta nel grembo. In quel momento di grazia, ella riconosce Maria come arca dell’alleanza ed esprime la sua meraviglia: “Come mai la madre del mio Signore è venuta proprio da me?”

3. “E beata colei che ha creduto”
Meraviglia e umiltà evidenziano la fede di Elisabetta nella promessa fatta una volta ai suoi padri. Effettivamente, per lei, per il suo popolo, anzi per tutti gli uomini, cessa l’attesa e le profezie si avverano. In quell’istante, Elisabetta si accorge che sta vedendo l’inizio di un tempo nuovo in cui l’azione di Dio resta ancora per poco tempo nascosta a tutti, ma si rivela nel suo incontro con Maria.
Il tempo è compiuto! Perciò Elisabetta comincia a proclamare le meraviglie di grazia che si celano nella storia. Ella vede Maria come beata, perché ha creduto nell’adempimento della parola del Signore. Infatti, l’ascolto della parola ha reso Maria beata e Maria - diventata piena di grazia - nella sua fede ha accolto la buona notizia. D’ora in poi - sottolinea il vangelo - sono beati tutti coloro che ascoltano e credono alla parola di Dio.
Maria si stabilisce presso Elisabetta per qualche mese. Ora, le due cugine passano il tempo insieme e, oltre all’aiuto reciproco, hanno tutto il tempo per contemplare, in preghiera o in meditazione silenziosa, il mistero di Dio che si compie nella loro vita. Sia il precursore, Giovanni, sia il grande atteso, il Messia, sono ora vicini.
La gioia di Elisabetta e di Maria è autentica, perché grande è la loro fede, perché vedono il compimento delle attese messianiche.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, che hai scelto l’umile figlia di Israele
per farne la tua dimora,
dona alla Chiesa una totale adesione al tuo volere,
perché imitando l’obbedienza del Verbo,
venuto nel mondo per servire,
esulti con Maria per la tua salvezza
e si offra a te in perenne cantico di lode”.

I miei pensieri
L’ospite è sacro, anzi è portatore di Dio, e l’ospitalità è benedizione.
La gioia di Elisabetta e di Maria è autentica, perché grande è la loro fede, perché vedono il compimento delle attese messianiche.
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