miercuri, 30 ianuarie 2013

Di fronte alle pretese religiose - IV Domenica (TO/C)


GESÙ NELLA SINAGOGA DI NAZARETH
“Di fronte alle pretese religiose”
Ger 1,4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31-13,13; Lc 4,21-30

Gesù, il profeta che parla in nome dell’Altissimo,
attualizza “parole di grazia”
e lega la Bibbia alla vita della gente.
Per i suoi tutto questo non è così facile da accogliere.
Il breve passaggio dall’entusiasmo e dalla meraviglia
al rifiuto e allo sdegno
svela delle pretese religiose.
Gesù segue il suo cammino e chiama le cose per nome.
Egli lancia la sfida del suo progetto messianico
e vive nel tempo della storia il suo destino:
adesso, di rifiuto e di “segno contradittorio”;
domani, di luce per tutte le genti.

Il contesto: Gesù si manifesta ed è rifiutato

Nella sinagoga di Nazareth Gesù applica a sé le parole del profeta Isaia e annuncia il suo progetto messianico. Egli si presenta come il profeta e i suoi né lo capiscono, né lo accettano: si aspettano un maestro dotto e preparato; non lo comprendono, si scandalizzano e avanzano delle pretese religiose. Per loro c’è di troppo! Scoppiano le critiche ed i suoi concittadini esprimono la loro mancanza di fiducia in lui. Nella loro rabbia arrivano a scacciare Gesù fuori dal paese e cercano addirittura di farlo precipitare da un dirupo. Invece, Gesù continua il suo cammino.

Gesù si presenta come il profeta. Egli annuncia “parole di grazia” a tutti, senza alcuna distinzione.

La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema della missione profetica.
  • Nella prima lettura si presenta il brano della vocazione di Geremia: “ … ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò”.
  • Nella seconda lettura Paolo pone l'accento sull'amore cristiano, come il carisma che costituisce la vera misura di tutto l'operare umano: “La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.
  • Nel vangelo Luca presenta Gesù, che ha una missione profetica per tutti, senza distinzione alcuna tra giudei e gentili, ed esplicita la situazione del profeta: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria”.

La prospettiva: “tutti meravigliati”, “nessun profeta”, “si alzarono”

1. “Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati”
L’oggi della salvezza si esprime nella presenza di Gesù in mezzo agli uomini. Questa novità totale scatena una duplice reazione: un atteggiamento di ammirazione e di “testimonianza” (dal greco “martyrein”) per le “parole di grazia” che annuncia; e una reazione d’incomprensione della sua origine e di discredito della sua missione espressa poco prima nel suo programma.

In mezzo a loro c’è uno scandalo che sembra insuperabile. Gesù ha un progetto di liberazione? Perplessità! Ma, non è il figlio di Giuseppe? All'istante si innescano il dubbio e forse anche l’invidia. Invece di aprirsi, nella loro fede, alla bellezza dell’annuncio profetico, essi chiudono la loro prospettiva su quello che conoscono di Gesù. Cominciano a pretendere. Che Gesù faccia nella sua terra i miracoli che ha fatto nella terra degli altri, in particolare a Cafarnao. Il figlio del falegname manifesti la sua forza tra i suoi. Sì, è bello il suo annuncio per i poveri e per gli esclusi, ma che egli realizzi anche una liberazione dagli oppressori stranieri. Che ristabilisca la vecchia immagine di Dio.

Se avessero capito che Gesù è il Figlio di Dio, sicuramente lo scandalo sarebbe stato maggiore. Un Dio che salva l’uomo, assumendo la natura umana e dando se stesso come umile servitore e salvatore, essi fanno fatica a comprendere. Comunque sia, questo disegno di Dio è difficile da accostare con la loro logica, quella dell’interesse.

2. “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”
Gesù rimane colpito dall’incredulità del suo popolo e osserva la chiusura mentale dei suoi concittadini. La sua risposta è molto chiara: “in verità”, i “segni” sono per quelli che accettano lui, il Cristo, là dove c’è la fede. Sfortunatamente, quello che succede adesso è un rifiuto totale. Purtroppo, il suo destino in mezzo a loro è quello di un profeta inascoltato.

Lo sguardo di Gesù è calmo, ma fissato su di loro. Egli reagisce con fermezza, citando il caso di due profeti rifiutati e perseguitati, appunto Elia ed Eliseo, che hanno esercitato il loro ministero anche al di fuori di Israele.

3. “Si alzarono e lo cacciarono fuori della città”
Come è difficile superare la mentalità del privilegio! Considerano forse la religione come un possesso e la fede in Dio come una espressione disponibile ai propri interessi. Nientemeno, si pensano migliori degli altri. Di più, hanno scambiano i canoni della fede per i cannoni della loro rabbia. Essi giungono al punto di cacciare Gesù fuori dalla loro città e di voler ucciderlo. Ma la loro rabbia non riesce a deviare Gesù dal suo cammino.

Respinto dai “suoi” , a Nazareth, Gesù viene accettato dai “suoi”, di ogni tempo. Questa testimonianza è viva già dall’inizio: la nuova comunità dei gentili è capace di accettare lo “scandalo” di un Dio che si fa carne; anzi, è felice di offrire ospitalità a colui che si è offerto tutto per amore.

L’oggi di Nazareth, quello della prima comunità cristiana e quello di adesso stanno tutti nella dinamica dell’accogliere o dell’rifiutare il dono della salvezza: le “parola di grazia” proclamate da Gesù. Come allora, Gesù passa in mezzo ai suoi e continua il suo cammino beneficando e sanando tutti quelli che incontra e lo accolgono.


Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Dio, che nel profeta accolto dai pagani
e rifiutato in patria
manifesti il dramma dell’umanità
che accetta o respinge la tua salvezza,
fa’ che nella tua Chiesa
non venga meno il coraggio
dell’annunzio missionario del Vangelo”.
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