vineri, 25 ianuarie 2013

L'inizio del tempo messianico - III Domenica (TO/C)


GESÙ A NAZARETH
“L’inizio del tempo messianico”

Ne 8,2-4.5-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21

Gesù ha per tutti
un messaggio che accende la speranza:
“Oggi si è compiuta questa Scrittura”.
Al vedere e al sentire Gesù
tutti restano sorpresi e stupefatti,
perché la sua persona fa irrompere
il tempo messianico nell’oggi della storia.
Infatti, la persona stessa di Gesù
è culmine della storia della salvezza
preparata e narrata nella storia di Israele,
e la missione di Gesù consiste
nel portare la buona notizia ai poveri
e nell’aprire l’anno di grazia del Signore.

Il contesto: Gesù inizia il suo ministero a Nazareth

Gesù rientra a Nazareth e si reca nella sinagoga, come era il suo solito. Gli è concesso di leggere il brano di Isaia, che annuncia il tempo di salvezza, la gioia per i poveri e la scarcerazione per gli oppressi. Questo messaggio è forte e suscita la speranza dei suoi ascoltatori, che lo fissano in attesa del suo commento. Alle sue parole: “Oggi si è compiuta questa Scrittura”, l’assemblea rimane sconvolta. In quello stesso momento Gesù fa il suo primo annuncio. Egli sta dicendo che la promessa si compie proprio in lui e la salvezza, attesa per secoli, in questo momento è presente nella sua persona.

Gesù è il Messia, “pieno di Spirito Santo”. Con la sua presenza in mezzo al popolo egli inaugura l’oggi della salvezza e proclama la grazia del Signore.

La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’annuncio della Parola di Dio che edifica in un corpo solo la sua chiesa.
  • Nella prima lettura il sacerdote Esdra proclama il libro della legge e il popolo mostra la sua profonda adesione alla Parola di Dio: “Tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. (…) I leviti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura”.
  • Nella seconda lettura Paolo afferma: “Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra”.
  • Nel vangelo Luca presenta Gesù nella sinagoga di Nazareth: “Venne a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia”.

La prospettiva: “un resoconto ordinato”, “si alzò a leggere”, “gli occhi di tutti”


1. “Un resoconto ordinato”
Luca sa di non poter esistere senza dare voce alla propria identità in cerca di realizzazione. Perciò sono due le coordinate che catturano la sua attenzione: lo spazio come realtà che collega il presente ai gesti, alle parole e all’evento di Gesù; e il tempo come dialogo sapiente con il passato, che si fa memoria e che spinge verso un’avventura continua, in dialogo con l’altro, in una ricerca continua di Dio, fattosi carne in Gesù. Tutto ciò muove alla responsabilità, nella tensione del riconoscersi in una storia che diventa progetto.

La preoccupazione di Luca è chiara: prendersi il carico di raccontare la storia dell’uomo che incontra la salvezza, prima promessa da Dio e ora realizzata in Gesù. Luca stesso avverte questa impresa molto importante, perché Gesù di Nazareth è il centro del tempo e l’oggi eterno di Dio per ogni uomo, ovunque egli sia, in ogni tempo egli viva.

Si tratta della storia di Gesù, “di avvenimenti compiuti in mezzo a noi”, “trasmessi da testimoni oculari fin da principio”, dai primi discepoli e dagli apostoli, divenuti poi “servitori della Parola”. I fatti e le parole di Gesù sono una sorgente di vita per il futuro, sono la “memoria nuova”. L’esperienza unica e irripetibile! E Luca la contempla. Egli si sente responsabile di quello che ha ricevuto e non può vivere in pace se non la trasmette a Teofilo come un “resoconto ordinato”. L’intenzione è esplicita: Teofilo, che significa “amato da Dio”, arrivi a rendersi conto “della solidità degli insegnamenti ricevuti” e accolga la testimonianza sull’oggi eterno di Dio, svelato nell’evento di Gesù il Cristo.

2. “Venne a Nazareth, (…) entrò nella sinagoga e si alzò a leggere”
La potenza dello Spirito fa tornare Gesù in Galilea. Gesù predica nelle sinagoghe, per la strada e nelle case, compie miracoli e dice parole avvincenti. La fama su di lui si allarga ovunque.

Gesù rientra a Nazareth, torna tra i suoi, dove è cresciuto. Tutti lo aspettano con cuore trepidante. Appena arrivato, in giorno di sabato, egli entra nella sinagoga e legge la promessa di Isaia, che applica a se stesso con sovrana sicurezza. Poi egli riavvolge il rotolo, attualizza il messaggio come buona novella, e annuncia nell’oggi della storia la salvezza: ai poveri la gioia del lieto annuncio, agli oppressi la liberazione, ai ciechi la vista, a tutti l’anno di grazia.

Gesù è qui e apre un tempo nuovo: quello dell’obbedienza della fede in Dio e della fraternità tra gli uomini.

3. “Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui”
Il silenzio è grande e inaspettato, come sorprendente e incredibile è la notizia. Tutti si trovano davanti a Gesù, proprio “oggi” (dal greco “sémeron”), ed i loro occhi sono fissi su di lui: … perché la parola di Gesù è il “vangelo”. Sì, è la buona notizia, che edifica tutti in un corpo solo ed invita a seguire lui, ad andare con lui.

Infatti, l’ascolto qualificato della Parola rende contemporanei a Gesù e il testo sacro si compie “negli orecchi” di chi lo ascolta e lo accoglie, nell’obbedienza della fede. In modo mirabile, questa Parola si attualizza “oggi”, ogniqualvolta la Parola è annunciata nel nome di Gesù, e trova il suo compimento nella vita di chi ascolta Gesù, che l’annuncia.

Ieri come oggi, Gesù è il Messia. La sua parola diventa sempre viva e attuale, particolarmente nella celebrazione liturgica.

Perché la vita sia vissuta 
(La preghiera della colletta)

“O Padre, tu hai mandato il Cristo, re e profeta,
ad annunziare ai poveri il lieto messaggio del tuo regno,
fa’ che la sua parola che oggi risuona nella Chiesa,
ci edifichi in un corpo solo
e ci renda strumento di liberazione e di salvezza”.
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