miercuri, 13 februarie 2013

Il vero culto reso a Dio - I Domenica di Quaresima (C)

GESÙ NEL DESERTO
“Il vero culto reso a Dio”
Dt 26,4-10; Sal 90; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13

Il silenzio e la solitudine del deserto

fanno vedere simultaneamente all’uomo chi è
e quale è la sua relazione con Dio.
In solidarietà con i suoi fratelli,
in umanità,
Gesù si presenta come il vero Messia,
esprime la sua relazione con il potere mondano
e abbraccia la missione con un amore senza misura,
esprimendo la sua fiducia totale nel Padre.
Gesù compie la sua scelta decisiva
e chiede ad ogni suo discepolo
di affrontare le prove della tentazione
con il culto reso solo a Dio.

Il contesto: le tentazioni di Gesù

Gesù, pieno di Spirito Santo, di sua iniziativa si allontana dal Giordano e prende la via del deserto sotto la guida dello Spirito. Qui egli vive un periodo inteso di comunione con Dio, suo Padre, nel silenzio e nell’austerità. Con preghiera e digiuno, Gesù si prepara quaranta giorni per il suo ministero che sta per iniziare. Più tardi, probabilmente dalle confidenze di Gesù ai suoi discepoli, l’evangelista raccoglie le testimonianze e racconta l’esperienza di Gesù nel deserto e come anche Gesù abbia incontrato le tentazioni del diavolo.

Gesù è il Messia. Egli, pieno di Spirito Santo, prega, affronta le tentazioni del diavolo e risponde con l’adesione incondizionata alla Sacra Scrittura.


La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema del vero culto offerto all’unico Dio.
  • Nella prima lettura si presenta il credo più antico di Israele all’interno della liturgia primaverile, in cui l’ebreo proclama la sua fede in Dio, Creatore e Signore della storia: “Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”.
  • Nella seconda lettura Paolo presenta la professione di fede in Gesù, professione aperta a tutti ed espressa con l’adesione della coscienza e della testimonianza: “Se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo”.
  • Nel vangelo Luca presenta Gesù, pieno di Spirito Santo, che è tentato nel deserto e che esprime la professione di fiducia in Dio Padre: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.


La prospettiva: “nel deserto”, “il Signore, Dio tuo, adorerai”, “il diavolo si allontanò”


1. “Gesù era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni”
Gesù è appena battezzato nel Giordano. Egli è confermato dal Padre e lo Spirito abita nella sua persona. Il tempo è già compiuto ed egli è pronto per iniziare la sua missione: il giovane maestro di Nazareth sceglie di propria iniziativa di allontanarsi dal Giordano e sotto la guida dello Spirito va nel deserto, intorno a Gerico, una zona arida. In comunione di preghiera e di dialogo con Dio, Gesù vi passa quaranta giorni, un vero tempo di digiuno, di prova e di attesa.

La fame si fa presente insieme “all’accusatore” (dal greco “diabolon”), che cerca di farlo deviare dalla retta via. Gesù e il diavolo si trovano uno di fronte all’altro. Sono totalmente soli. Gesù affronta le tentazioni e, al culto che il diavolo pretende da Gesù, prospetta la parola di Dio.


2. “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”
Il diavolo prende iniziativa e tenta Gesù nella sua missione. È terribile: se egli è il Figlio di Dio, faccia il miracolo a suo vantaggio. La prima tentazione: piegare Dio all’esigenza esistenziale dell’uomo: la fame. Una falsa alternativa! Il pane, segno della vita, prenda posto a Dio, sorgente della vita. Le cose sono rovesciate dal tentatore. Perciò, Gesù le rimette in ordine: il primo “pane”, principio di vita, è Dio stesso nel suo amore. L’uomo trova il senso della sua vita quando ascolta la parola di Dio e si fida. Solo così l’uomo può stare in relazione autentica con Dio e solo così arriva a condividere in solidarietà con gli altri il dono del pane, che viene sempre da Dio.

“Il principe di questo mondo” cambia strategia e tenta Gesù in quello che riguarda il programma messianico e salvifico stabilito da Dio. L’acquisto di un potere politico usando i mezzi di questo mondo e lavorando per il tentatore è la seconda tentazione. Una faccenda diabolica: usare Gesù per il proprio interesse. È assolutamente vietato scambiare il pensiero di Dio con quello dell’uomo! Questa è idolatria: i mezzi diventano fine e l’uomo prende il posto di Dio. Il vitello d’oro! Costruire il proprio mondo, il proprio idolo, come anche eliminare Dio, il sogno del proprio orgoglio, è peccato. Gesù smaschera tutto e la sua affermazione è chiara: l’uomo realizza se stesso solo se adora e rende culto all’unico Dio.

La tentazione diventa sempre più diabolica. Il tentatore mostra di conoscere perfino i testi biblici e ne fa uso. Questa volta la tentazione si compie nella città santa, a Gerusalemme. È la tentazione della fede. Il diavolo esige un intervento di Dio, per essere sicuro che Dio è veritiero nelle sue promesse. La tentazione diventa radicale: dove è Dio, il tuo Dio? I rapporti sono capovolti: si serve Dio per servirsi di lui. E qui tutto finisce. La risposta di Gesù viene di nuovo dalla Bibbia: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Dio va obbedito, non tentato.

3. “Il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato”
Gesù esaurisce in sé ogni tentazione. Egli vince ogni tipo di male e inaugura con la sua presenza il regno di Dio in mezzo agli uomini. Ora il diavolo si allontana da lui. Ma ritornerà, “al momento fissato”, al “tempo” (“kairós) concesso da Dio.

La solidarietà con l’uomo inserisce Gesù nella storia di tutta l’umanità. Ciò che accade a Gesù nel deserto riguarda oramai la situazione esistenziale di ogni uomo diventato un figlio di Dio. Il racconto delle tentazioni suggerisce che quanto Gesù ha provato tocca anche a ogni suo discepolo.


Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita".
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