miercuri, 20 februarie 2013

La visione anticipata della gloria di Gesù - II Domenica (TQ/C)


IL VOLTO DI GESÙ SUL TABOR
“La visione anticipata della gloria di Gesù”
Gen 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17- 4,1; Lc 9,28-36

Vedere il volto “cambiato d’aspetto” di Gesù
e intendere la voce del Padre uscita dalla nube
costituisce l’incontro di grazia
che rinforza la fede dei discepoli
lungo tutto il cammino che porta sul Golgota.
L’evento vissuto sul Tabor rivela
una visione anticipata della gloria di Gesù
e, attraverso l’incontro con Mosè ed Elia,
spiega la missione del Figlio dell’uomo.
Rimarrà nella memoria di Pietro, Giacomo e Giovanni
come un dono che li aiuterà a scoprire
la vera identità del Maestro di Nazareth.

Il contesto: la trasfigurazione di Gesù

Sono pochi giorni da quando Gesù ha annunciato che le autorità di Gerusalemme lo metteranno a morte. La notizia è come un fulmine per il gruppo dei discepoli. Essi non capiscono l’annuncio del loro Maestro e rimangono scandalizzati: hanno in mente l’ideale di un Messia glorioso. Difatti, è questo il momento di crisi in cui Gesù si rivolge a Pietro e lo invita a camminare dietro a lui, perché al discepolo lo scandalo della croce sembra insormontabile. Qualunque sia la situazione, Gesù continua la sua strada e, prima di incamminarsi verso Gerusalemme, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni si reca sulla montagna per pregare. Sul monte, nella preghiera, Gesù rivela ai discepoli il suo volto trasfigurato e la voce del Padre indica nel Cristo il suo Unigenito con l’imperativo “ascoltatelo”.

Gesù è il Figlio, l’eletto del Padre. Egli rivela il suo volto ed invita i suoi discepoli a superare lo scandalo della croce e a cambiare l’idea rispetto al Messia glorioso.

La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’alleanza che Dio ha stabilito con Abramo e che giunge alla sua pienezza in Gesù il Cristo.
  • Nella prima lettura si presenta la fede di Abramo e l’alleanza che il Signore concluse con lui: “Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate”.
  • Nella seconda lettura Paolo testimonia ai Filippesi: “La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo”.
  • Nel vangelo Luca narra la conferma di Dio Padre su Gesù nella teofania avvenuta sul Tabor: “Dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”.

La prospettiva: “salì sul monte a pregare”, “ascoltatelo”, “essi tacquero”

1. “Salì sul monte a pregare”
Gesù è arrivato alla metà del suo ministero pubblico e sa che la strada dell’annuncio del Regno ha sconvolto le autorità religiose e civili di Gerusalemme. Egli intravede già la croce e la fa già presente ai suoi discepoli. La croce crea un momento di crisi. Certamente, per i discepoli è molto difficile accettare che il loro Maestro sia un Messia sofferente. Essi hanno l’immagine di un Messia glorioso. Gesù vede la loro difficoltà, prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e sale sul monte per pregare e per rinforzare la fede dei suoi discepoli. Probabilmente già sta arrivando la notte, ma là, in alto, il silenzio è totale. E mentre Gesù prega e sta in comunione con il Padre, rivela la sua gloria: “il suo volto cambia d’aspetto e la sua veste diviene candida e sfolgorante”.

In quel momento i discepoli osservano la gloria che immaginavano per il Messia. Essi sono pieni di stupore e contemplano il “volto cambiato d’aspetto” di Gesù. È una luce che esce dal di dentro del loro Maestro, che non acceca e che fa vedere la realtà nascosta, il vero aspetto del Messia. L’invisibile è ora rivelato. La luce del corpo passa anche alle sue vesti. I discepoli vedono la veste bianca e sfolgorante di Gesù: l’umanità di Gesù, che è vestito della persona divina di Gesù, da cui emana la gloria di Dio.

In questa apertura di luce sul Tabor, luogo della presenza e dell’incontro con Dio, i discepoli vedono due personaggi dell’antica alleanza che fanno compagnia a Gesù e sono in dialogo con lui: si tratta di Mosè, il veggente di Dio sul Sinai e il rappresentante della Legge, e di Elia, il veggente di Dio sul Carmelo e il padre dei profeti. Apparsi nella gloria, essi “parlano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme”. Gesù conferisce con loro sul perché del suo finire in croce e sul significato della sua pasqua e risponde alle loro attese perché è proprio lui che la legge e la profezia hanno promesso e atteso.

Pietro e i suoi compagni contemplano l’uomo Gesù e la sua gloria. Capiscono che è bello stare con lui, davanti al suo volto, alla sua presenza che è realizzazione piena del passato e pienezza del futuro. Pietro non sa cosa dice! Parla di tre tende, egli che si trova davanti alla “tenda” (dal greco “skene” che richiama l’ebraico “shekinah”) del “corpo” di Gesù, una tenda più grande e più perfetta di quella costruita da Mosè, una tenda non costruita da mano d’uomo.

2. “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”
La nube che una volta coprì la cima del Sinai e che riempì la tenda dell’alleanza, adesso copre il monte Tabor. Da questa nube, che è segno della gloria di Dio, esce una voce che dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”.

La visione si lega all’ascolto! E la voce di Dio, che non ha volto, conferma e indica il volto: Gesù, il suo Figlio, l’eletto. La voce si riconosce nel volto di Gesù, in cui si rivela la nuova legge, che è la parola definitiva, e in cui si compie il mistero del Figlio obbediente al Padre, che va in croce.

3. “Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto”
La teofania avvenuta sul Tabor è un’esperienza di grazia che deve restare nella memoria dei discepoli come segno e dono che servono a confermare l’incredibile cammino della croce di Gesù. Inevitabilmente Pietro e i suoi compagni sono là, dove si trova il loro Maestro. Sulla strada della croce essi scoprono Gesù come colui che si mette a capo del popolo per un nuovo esodo, come un nuovo Mosè che porta a una nuova alleanza con Dio. Più tardi, dopo il dono dello Spirito, lo riconosceranno pienamente come un nuovo Elia, che porta a compimento tutte le Scritture.

I discepoli cominciano a conoscere già da adesso la vera identità di Gesù e sono invitati a fidarsi di lui. Per il momento essi non raccontano a nessuno ciò che hanno visto, ma fra poco tempo saranno testimoni credibili di tutto ciò che Gesù ha rivelato e ha affidato a loro.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria”.
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