miercuri, 27 februarie 2013

Portare frutti - III Domenica (TQ/C)


LA CONVERSIONE E LA PARABOLA DEL FICO
“Portare frutti”
Es 3,1-8.13-15; Sal 102; 1Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9

Leggere i segni del tempo
e riconoscere la presenza dell’anno di grazia
è la dinamica proposta da Gesù
per comprendere la propria storia
e interpretare la parabola del fico sterile.
Di mezzo ci sono la vita e la morte,
il tempo e la conversione.
Il male, connesso con il peccato,
è il problema presente nella vita dell’uomo,
ma che non sfugge alla misericordia di Dio
che opera nell’oggi dell’uomo la sua salvezza.
La conversione al Signore
salva dalla perdizione e porta a produrre frutti:
questa è la chiave di lettura
per trovare il senso della vita.


Il contesto: l’urgenza della conversione

Gesù si trova in cammino e il suo obiettivo è Gerusalemme, là dove ultimerà quello che i profeti hanno annunciato su di lui. Sulla strada la gente chiede a Gesù di commentare il massacro dei pellegrini eseguito da Pilato e il crollo della torre di Siloé che uccise diciotto persone. Come risposta, Gesù racconta la parabola del fico. Egli parla di conversione che implica di accogliere con cura il tempo offerto in dono e di andare verso la gratuità dell’amore misericordioso del Padre, che gode della conversione di ognuno. È proprio per questo che l’albero, pur avendo la scure già alla radice, non è ancora tagliato, ma curato per portare frutto.

Gesù è il Messia. Egli invita a fare un buon discernimento sui segni del tempo presente e di cambiare la vita attraverso la conversione.


La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema della conversione.
  • Nella prima lettura Mosè resta scalzo sull’Oreb perché il terreno su cui cammina è sacro e perché deve purificarsi per rimanere davanti alla presenza del Santo dei santi: “Allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio”.
  • Nella seconda lettura Paolo, riferendosi al passaggio d’Israele nel deserto, esorta alla vigilanza: “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”.
  • Nel vangelo Gesù parla della necessità di convertirsi e afferma per due volte: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.

La prospettiva: “se non vi convertite”, “un albero di fichi”, “porterà frutti”

1. “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”
Due fatti di attualità sono sulla bocca di tutti: il massacro di alcuni zeloti, avversi ai romani, ordinato da Pilato nel tempio, e il crollo della torre di Siloé. Questi eventi sono un castigo di Dio, dicevano. Sono fatti del giorno che alimentano pregiudizi religiosi da parte di chi attribuisce a Dio ogni disgrazia o di chi vede ovunque castighi e agguati che colpiscono i peccatori.

Alcuni si avvicinano a Gesù per aggiornarlo su queste ultime notizie e per vedere la sua reazione. Tra di loro probabilmente ci sono anche degli zeloti, che sono curiosi di sapere quale è la posizione di Gesù nei confronti della loro aspirazione di libertà, condivisa dalla gente e brutalmente stroncata dagli oppressori romani. Che cosa insegna il Maestro di Nazareth sulla sofferenza, sul male che fanno gli oppressori e sulla drammaticità degli eventi naturali?

La reazione di Gesù è categorica: “No, io vi dico!”. Gesù nega l’interpretazione popolare e i pregiudizi. Non è da condannare nessuno, bensì da salvare. È da andare oltre. Egli invita i presenti a sentirsi interpellati dai fatti che accadono attorno e di riflettere sulle conseguenze. La giustizia vendicatrice è da sostituire con la misericordia del Padre. Non c’è dubbio che l’uomo è peccatore. Basta guardare: il male dell’altro fa da specchio al proprio male. Si impone un vero e proprio mutamento, che è una questione di vita . Urge la necessità di riflettere sulla propria esistenza e di non ritardare la decisione per la conversione. Proprio in quest’oggi il Padre esprime la sua bontà, si fa presente nella storia e manifesta la sua fiducia nell’uomo.

2. “Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna”
Il fico della terra promessa, con il suo frutto dolce simbolo della legge, si trova nella vigna, che è l’immagine d’Israele. Dio ha scelto Israele, perché ama passeggiare con lui e ama stare con lui. Dio è venuto sempre incontro al suo popolo con premura, attraverso la sua parola e i suoi messaggeri, e lo ha invitato a rispondere al suo amore e a produrre frutti. Ecco, è arrivato l’anno di grazia, il tempo di Dio in mezzo agli uomini. Il fico è ancora figura di Israele e apertura per ogni uomo.

Ma che padrone sfortunato! Il suo fico si appropria dei doni e offre solo foglie. Purtroppo, tuttora, niente frutto. Più grave, ancora non intravede il rischio di essere tagliato via. Pur tuttavia la misericordia non cessa. “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. Al tempo compiuto, il padrone della vigna manda il vignaiolo, il suo figlio amato, per intercedere il perdono e per innestare il legno verde che, pur avendo la sorte del legno secco, fuori le mura farà fruttificare l’albero della vita.

Tre anni di impegno racchiudono un tempo di cura. Il ministero del Figlio: tempo di salvezza e di giudizio. Un tempo prolungato, ancora un anno, che dura come ieri, oggi e sempre: dura quanto la nostra storia. Un tempo propizio per l’annuncio, per la conversione, per la missione, per ogni uomo. Un anno di grazia.

3. “Vedremo se porterà frutti per l’avvenire”
La parabola del fico esprime un racconto di benedizione e di cura per l’uomo. Lo spazio della vigna e l’anno di grazia sono l’occasione favorevole per la conversione. Sotto la guida di Dio la vita non si ferma e la storia va avanti seguendo il suo destino.

Il male, presente nell’esistenza dell’uomo, è come una sfida pe la fede. Una presenza inquietante. Chi la avverte si difende dal male con tutte le sue forze e agisce contro tutto quello che spinge ad affamare, a violentare, a peccare; lotta contro la paura e l’angoscia. Costui apre un proprio cammino di conversione, una strada che stranamente può far crollare o rinforzare la fede, che la può negare o cambiare di qualità. Comunque, la sua meta è produrre frutti buoni e vivere con determinazione una vita bella nell’orizzonte di una speranza di luce.

Il cammino di conversione ha come modello Gesù che vince il male e compie il suo esodo di liberazione. Sulla sua via, allora come ancora oggi, la scelta del discernimento e della conversione porta a incontrare la misericordia di Dio e a riscoprire il senso della vita.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Dio misericordioso, fonte di ogni bene,
tu ci hai proposto a rimedio del peccato
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,
ci sollevi la tua misericordia”.
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