miercuri, 6 martie 2013

Bisogna far festa - IV Domenica (TQ/C)


LA PARABOLA DEL FIGLIO PRODIGO
“Bisogna far festa”
Gs 5,9-12; Sal 33; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

Attorno a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori
gioiscono di stare in sua compagnia
e sono contenti di ascoltare le sue parole.
Il Maestro parla loro in parabole
e tutti lo comprendono.
I desiderosi di conversione e di perdono
si rispecchiano nell'atteggiamento del figlio minore,
che rientra in se stesso
e comincia a riflettere sia sulla sua condizione,
sia su ciò che ha perso andandosene via di casa.
Ad ogni modo, la festa della gioia è per tutti:
tanto per chi è uscito e perso
quanto per chi è rimasto a casa e si pensa giusto;
quindi tutti sono invitati ad avvicinarsi
al volto misericordioso del Padre,
perché non resti vuoto nessun posto alla festa.

Il contesto: il padre buono e i due figli

Di fronte alla bontà e alla conversione alcuni non si trovano bene. Questo è il caso dei farisei e dei dottori della legge che brontolano contro Gesù, indignati del suo modo delicato con cui avvicina i peccatori e si rallegra per la loro conversione. Dicono infatti: “Costui è troppo condiscendente: accoglie i peccatori e persino mangia con loro”. La risposta di Gesù non tarda. Egli propone a tutti, senza alcuna distinzione, il comportamento del Padre pieno di tenerezza e di misericordia, che trasale di gioia per la partecipazione alla festa dei suoi figli. Il Padre è di tutti. Quando vede oramai che l’ultimo posta a mensa è occupato, egli invita tutti a gioire con lui.

Gesù è il Cristo. Attorno a lui si forma una comunità che gioisce per ogni uomo che incontra il volto misericordioso del Padre.

La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto i temi della festa e della gioia.
  • Nella prima lettura si fa vedere come il popolo d’Israele smette di essere un popolo nomade e gusta già i frutti della terra promessa: “Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno”.
  • Nella seconda lettura Paolo afferma: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove”.
  • Nel vangelo Gesù racconta la gioia del padre per il ritrovamento del figlio perduto: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

La prospettiva: “si avvicinavano”, “un uomo aveva due figli”, “bisognava far festa”

1. “Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo”
Attorno a Gesù comincia ad avvicinarsi gente aperta all’ascolto. Essa si accorge che egli non esclude nessuno, anzi, accoglie tutti e ha una parola per ognuno, compresi i peccatori assimilati ai pagani, cioè i pubblicani, o i trasgressori della legge, visti proprio come gli ultimi tra i peccatori. Tutti questi ascoltano con attenzione le parole di grazia e di perdono annunciate da Gesù.

L'accoglienza di ogni tipo di peccatore sembra inspiegabile ai farisei presenti e ai dottori della legge. Tutti questi borbottano: l’atteggiamento di Gesù è indecente e quindi è contro la Legge. Come può un profeta accogliere e addirittura mangiare nella compagnia dei peccatori? Stare con loro non significa forse vivere la stessa vita? Passare del tempo con questa gente è uno scandalo.

Gesù sente il loro brontolare e li invita ad ascoltare le sue parole sulla conversione e sulla misericordia. Proprio essi, i farisei e i dottori della legge, sono i veri destinatari del suo insegnamento. Si pensano giusti e separati dai peccatori, ma anche essi hanno bisogno di uscire dai propri schemi. Dio non la pensa come loro. Solo ascoltando lui possono aprire gli occhi per accogliere la gioia del Padre.

2. “Un uomo aveva due figli”
Questa è la parabola del volto misericordioso di Dio Padre, che prende cura dei suoi figli. Che i figli siano peccatori o giusti, il Padre ha sempre compassione per loro. Per sua natura non può fare distinzioni tra i fratelli e privilegiare uno o abbandonare l’altro. Egli li ama perdutamente con un amore smisurato e totale.

La storia inizia con la rivendicazione del figlio minore alla parte di patrimonio a lui spettante, all’autonomia e a una vita in piena libertà. Al gesto segue tutto il percorso. Egli prende quello che è suo e si porta via tutto con l’ansia di vivere e con la fretta di godersi l’indipendenza. Ma non gli può andare tutto bene. Allontanandosi, rimane solo. Il sole non c’è più e la notte scesa è sempre più pesante. Lontano da tutto, straniero senza casa, trova la forza per aprire gli occhi e per leggere intorno paura, bisogno e pericolo. Non ha niente, non si riconosce. È addirittura immondo. In realtà la fame è dura. Pensa e ripensa: non più schiavo a padroni stranieri! Si alza e ritrova il coraggio di riprendere la strada di ritorno alla sua vera casa. Triste, questa volta, guarda lo stesso volto del padre, che è amore misericordioso, e quindi amore necessario e gratuito. Sufficiente è il fascino dell’incontro, dell’abbraccio, del bacio, della veste, dell’anello, perché egli riscopra ciò che è da sempre. Come è contento! Il suo posto è là, da sempre, come figlio nella casa del padre.

La storia continua poi con il fratello maggiore. Anche per lui nell’essere figlio non c’è libertà, non è una scelta o una questione di merito, ma un dato di fatto. Si trova ancora fuori di casa, al lavoro, impegnato a osservare tutti i 613 precetti. Tornare al padre significa partecipare alla sua festa per il fratello. Sospetta, si indigna e non vuole entrare. Gli è difficile, perché guarda solo a se stesso, voltando le spalle al fratello e rifiutando il padre. Gli è più facile, forse, rimanere al lavoro, inteso come un dovere, che entrare alla festa e condividere la gioia? Non serve più il sacrificio del capretto! La festa è un’altra. Di nuovo, sarà il padre a correre incontro, questa volta per consolare chi si pensa giusto.

3. “Bisognava far festa e rallegrarsi”
È stata lunga la corsa verso i figli, e adesso il Padre desidera rallegrarsi e far festa insieme a loro. Ormai ha speso tutto per i suoi figli e non finirà di dimostrare il suo amore fino a quando l’ultimo non sarà pronto a entrare al suo banchetto, certamente non come servo ma come figlio.

La parabola resta aperta e, quindi, si prolunga nella mia storia. L’invito alla conversione continua a consistere nel partecipare alla gioia del Padre che ritrova i suoi figli peccatori e ribelli o giusti e ancora in servizio. Egli desidera che nessuno manchi alla festa, perché c’è posto per tutti.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la nostra redenzione,
concedi al popolo cristiano
di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina”.
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