miercuri, 13 martie 2013

Una esistenza nuova - V Domenica (TQ/C)

L’AMORE CHE RIGENERA
“Una esistenza nuova”
Is 43,16-21; Sal 125; Fil 3,8-14; Gv 8,1-11

Quelli che devono proteggere la vita
chiudono la donna in un cerchio di morte.
A loro non interessa
né la legge, né la vita della donna.
Il loro è un tranello.
Gesù ristabilisce l’ordine dei valori;
gli accusatori spariscono
e al centro rimangono solo Gesù e la donna,
che è invitata ad abbracciare
l’orizzonte di una esistenza nuova,
nella libertà e nell’amore.

Il contesto: la donna adultera

Gesù passa la notte in preghiera, sul monte degli ulivi. All’alba scende verso il tempio e si siede ad insegnare. È conosciuto oramai come amico dei poveri e dei pubblicani, come uno che accoglie tutti e ha una parola per ognuno. La fama di lui, però, non va bene ai farisei e ai dottori della legge. Essi lo accusano di bestemmia proprio perché perdona i peccati e perché accoglie i peccatori. Questa volta gli tendono un tranello: gli presentano una donna sorpresa in adulterio. Essi sanno che Gesù è buono e misericordioso con i peccatori e vogliono accusarlo di trasgredire la legge mosaica. La trappola sembra loro perfetta e pensano forse di lapidarlo assieme all’adultera.

Gesù è la luce del mondo. Egli illumina la vita delle persone, mette gli accusatori davanti al loro peccato e rimette a testa alta chi ha bisogno di perdono.

La liturgia della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema della novità della vita in Cristo.
  • Nella prima lettura, pensando al ritorno dalla prigionia di Babilonia, il profeta evoca una nuova liberazione: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.
  • Nella seconda lettura Paolo si confronta con la novità del mistero di Cristo: “Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore”.
  • Nel vangelo Gesù fa vedere alla dona adultera l’amore di Dio che rigenera ogni persona: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. 

La prospettiva: “andava da lui”, “chi di voi è senza peccato…”, “non peccare più”

1. “Tutto il popolo andava da lui”
Gesù è nell’ultima settimana a Gerusalemme. Non avendo una casa in città, di sera si reca sul monte degli Ulivi, nel giardino dove di solito va con i suoi discepoli. Si ritira forse perché desidera stare in preghiera tutta la notte. Il giorno dopo, prima dell’alba, Gesù è di nuovo nel tempio e la gente già a quell’ora lo cerca e si avvicina per ascoltarlo. Egli ha una parola per ognuno e quindi i suoi insegnamenti sono accolti con gioia.

I farisei e i dottori della legge invece non la pensano come il popolo. Essi arrivano perfino a ridicolizzare le persone che ascoltano Gesù e che considerano ignoranti per il fatto di credere in lui. Sanno che Gesù accoglie i peccatori. Si ricordano che egli, una volta, ha accolto una prostituta difendendola contro un fariseo e come un’altra volta ha protetto una donna debole contro un capo della sinagoga. Essi rammentano come addirittura Gesù abbia parlato con una donna straniera o con una donna samaritana considerata eretica, e come abbia permesso persino che una donna impura si avvicinasse a lui senza essere purificata.

Il tranello di una donna adultera sembra perfetto ai farisei. Quindi essi portano con loro una donna e la mettono in mezzo al circolo, tra Gesù e la folla. È una trappola, un cerchio di morte che minaccia il valore della vita. Invece di proteggere la vita, che deve essere sempre al centro e fulcro di tutto, i farisei mettono al centro il male, da denunciare e da punire. In questo caso la legge di Mosè prevede la lapidazione, una sorte di assassinio collettivo del quale nessuno si sente responsabile. Tutto è chiaro e non c’è niente da dire contro la legge. Gesù si mette dalla parte dei farisei o della donna o del popolo, oppure si pone contro la legge di Mosé o si oppone ai romani che si sono riservati la pena capitale? Come risponderà Gesù a una tale provocazione?

2. “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”
Gesù si rende assente, si china su se stesso e “scrive col dito sulla pietra”. Egli crea una pausa e invita alla riflessione. Qui non c’è niente da affrontare, da provocare o da sfidare. Qui è da evitare la violenza collettiva e da disporre lo sguardo verso la novità di Dio per ogni uomo.

Ognuno smetta di giudicare l’altro. La legge che i farisei invocano fu scritta dal dito di Dio su tavole di pietra. È vero, la legge denuncia il peccato, ma è data per la vita e non per la morte. Dio è amante della vita, un Dio che giustifica e salva per grazia. Egli non disprezza nessuno e ha compassione di tutti. Proprio questi sono i giorni in cui le profezie si compiono: la legge di Dio ha bisogno di cuori di carne e non di pietra.

Gesù si drizza davanti agli accusatori della donna e li guarda. Egli smaschera l’intenzione insidiosa e invita i presenti alla responsabilità e a prendere coscienza della loro situazione di peccato. Si rivolge a tutti: “Chi di voi è senza peccato? Chi desidera essere il testimone per la condanna a morte a motivo di un peccato commesso guardi prima a se stesso e “getti per primo la pietra”.

3. “Va’ e d’ora in poi non peccare più”
Poi, di nuovo, Gesù si china e continua a “scrivere sulla pietra”. L’invito rivolto a tutti diventa sempre più chiaro: lasciando perdere le pietre, ognuno diventi cosciente del proprio cuore di pietra, cioè dei propri peccati, e si renda disponibile al dono di un cuore di carne e quindi di un cuore nuovo per una nuova esistenza.

Ma tutti hanno peccati. Dunque “se ne vanno uno per uno, cominciando dai più anziani”. Neanche uno è giusto. Qualcuno, contrariato e in attesa di una rivincita, lascia lì le pietre, pronte per essere scagliate magari più tardi. L’unico senza peccato che non se ne va è Gesù, rimasto solo con la donna accusata di peccato. Egli, l’unico giusto, prenderà su di sé sia il peccato sia la condanna.

Solo chi riconosce e confessa il peccato rimane davanti a Gesù e dialoga con lui: il suo vero nome è “donna”, esattamente lo stesso titolo riconosciuto alla samaritana o a Maddalena o a Maria. Tra tutti, questa è l’unica donna che raggiunge l’amore misericordioso di Dio che rigenera, salva, perdona e crea un cuore nuovo. Adesso può andare via anche lei, per vivere la vita nella libertà di non peccare più e di amare di più.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Vieni in nostro aiuto,
Padre misericordioso,
perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,
che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi”.
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