joi, 11 aprilie 2013

È il Signore - III Domenica (TP/2013)

LA MANIFESTAZIONE DI GESÙ
“È il Signore!”
At 5,27-32.40-41; Sal 29; Ap 5,11-14; Gv 21,1-19

Pietro e gli altri discepoli
riprendono la loro vita
con i suoi rischi e le sue incertezze.
Sono tutti a pescare,
ma la fatica è vana,
perché la fiducia è messa nelle proprie forze.
La presenza del Signore e della sua parola
cambia invece tutto
e invita a tornare al largo
per gettare le reti:
la pesca è abbondante
e tutti riconoscono il Signore risorto.
Seguono poi la mensa del pane e del pesce,
la condivisione e la missione.

Il contesto: Gesù risorto e i discepoli sulla riva del lago di Tiberiade

I discepoli ritornano in Galilea. Sono in sette e all’invito di Pietro escono di notte a pescare sul lago di Tiberiade. Purtroppo, faticano invano. All’arrivo dell’alba sono ancora senza niente nelle mani. Allora il Signore risorto appare sulla riva del lago, parla con i discepoli e alla sua parola essi fanno una pesca miracolosa. Tutti lo riconoscono. Appena scesi a terra con centocinquantatré grossi pesci, essi “vedono un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane”. Gesù invita tutti loro a mangiare e poi parla con Pietro e affida a lui la missione.

Gesù è il Signore risorto. Egli si manifesta ai suoi discepoli e parla con loro.

Alla sorgente della Parola

I testi liturgici mettono in risalto la fede nel mistero della risurrezione di Gesù.
  • Nella prima lettura Pietro testimonia davanti al sommo sacerdote: “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati”.
  • Nella seconda lettura Giovanni vede Gesù nella visione: “L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione”.
  • Nel vangelo Giovanni racconta il terzo incontro con Gesù risorto: “Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva… Egli disse loro: Venite a mangiare. E nessuno dei discepoli osava domandargli: Chi sei?, perché sapevano bene che era il Signore”.

La prospettiva: “il Signore”, “venite a mangiare”, “tu sai che ti voglio bene”

1. “È il Signore!”
Ormai il loro animo è sollevato, e finalmente i discepoli escono dal chiuso del cenacolo. Si ricordano bene che il Maestro aveva detto loro di andare il Galilea, per incontrarlo, e quindi si spingono fuori. Essi sperano di incontrare di nuovo il loro Maestro.

Pietro e gli altri discepoli capiscono che prima o dopo devono scegliere la via che Gesù aveva mostrato loro. Alcuni di loro pensano forse di riprendere la loro vecchia attività? Chi lo sa dire? Comunque, devono guadagnarsi la vita, e per questo i sette discepoli escono a pescare sul lago di Tiberiade. Però tutto va storto: dopo una notte di fatica non prendono nulla.

Infine spunta l'alba, torna la luce e compare Gesù sulla riva del lago. Ma che stranezza! Giovanni racconta che un centinaio di metri circa li separa dalla riva; essi vedono Gesù e non lo riconoscono ancora. La lontananza crea la non conoscenza! Ancora, ma per poco tempo. Sarà Gesù a prendere l’iniziativa per farsi vicino a loro, come sempre, con la sua parola e con i suoi gesti: “Non avete nulla da mangiare? Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. Ed essi, immediatamente, lo riconoscono.

2. “Venite a mangiare”
Gesù sta aspettando i suoi discepoli sulla terraferma. Qui, durante il dialogo e il pasto, si realizza la sua manifestazione. Il fuoco, il pesce e il pane di Gesù si uniscono ai pesci dei discepoli. La vita e il dono di Gesù diventano tutt’uno con la vita e il dono dei discepoli. 

Finalmente, al convito, i discepoli sono insieme e in comunione con il loro Signore. È Gesù stesso che distribuisce loro pane e pesce. E tutti loro sono partecipi al silenzioso memoriale della moltiplicazione dei pani e dell’ultima cena. Nessuno sente il bisogno di fare la domanda: “Chi sei”, “perché sanno bene che è il Signore”.

3. “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”
Esiste una corrispondenza: il dono di Gesù è inseparabile dalla risposta personale dei discepoli. Giovanni ne è cosciente ed è per questo che racconta il dialogo di Gesù con Pietro. La domanda di Gesù è chiara: “Pietro, mi ami?” (dal greco “agapáo”, “amare” che indica l’amore di Dio). Gesù sta chiedendo a Pietro un amore impegnato nel servizio di Dio e degli uomini e una testimonianza data con l’offerta della propria vita.

Alla domanda di Gesù, Pietro non afferma di amarlo (dal greco “philèo”, “amare” che traduce un attaccamento umano, l’affetto, l’amicizia) più degli altri discepoli. Con consapevolezza egli esprime umiltà e fede: “Signore, tu sai tutto, tu conosci il mio cuore e il mio amore per te”.

Giovanni, Pietro e tutti gli altri discepoli cominciano da quel giorno una vita totalmente nuova. Per loro seguire il Signore ed essere in cammino con lui significa percorrere la stessa strada di Gesù. Infatti, la storia dei discepoli testimonia come tutti loro hanno risposto con amore all’amore del Signore e al suo invito: “Seguimi”.

Da quel giorno in poi essi lo incontreranno particolarmente alla mensa, all’unica mensa eucaristica del Cristo crocifisso e risorto, alla quale porteranno il frutto raccolto nel suo nome, e gli racconteranno tutta la fatica come anche tutta la gioia.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Padre misericordioso,
accresci in noi la luce della fede,
perché nei segni sacramentali della Chiesa
riconosciamo il tuo Figlio,
che continua a manifestarsi ai suoi discepoli,
e donaci il tuo Spirito,
per proclamare davanti a tutti che Gesù è il Signore.
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