sâmbătă, 1 iunie 2013

La fede nella potenza della parola - IX Domenica (TO/C)

IL CENTURIONE ROMANO
“La fede nella potenza della parola”
1 Re 8,41-43; Sal 116; Gal 1,1-2.6-10; Lc 7,1-10

Il centurione romano
che chiede la guarigione per il suo servo
diventa modello di fede.
La sua fede è fiducia assoluta
e consiste nel credere nella potenza della parola.
La sua fede nasce gradualmente:
parte dall’estremo bisogno
di chi sente parlare di Gesù,
di chi spera nel suo intervento divino,
di chi constata che lui è disponibile,
e arriva alla sua maturità piena
quando si fida totalmente
della potenza salvifica di Gesù.
La fede invita così all’incontro con Gesù
e con la sua parola, mediata da Israele.

Il contesto: Gesù guarisce il servo di un centurione romano

In un “luogo pianeggiante”, Gesù ha appena annunciato la novità del regno di Dio, indicandone beatitudini, amore per i nemici, misericordia e perdono, coerenza. Quanto Gesù ha proclamato, compie. Finito il discorso, a Gesù si presentano gli inviati di un centurione romano che gli chiedono di guarire il servo malato del centurione. L’atto di fede del centurione sbalordirà lo stesso Gesù.

Gesù è il Maestro-Guaritore. Egli agisce con misericordia e guarisce il servo di un centurione romano.

Alle sorgenti della Parola

I testi liturgici mettono in risalto i temi della fede e della salvezza non solo per Israele, ma per tutti i popoli.
  • Nella prima lettura il re Salomone prega nel tempio di Gerusalemme: “Se egli viene a pregare in questo tempio, tu, [o Signore], ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora, e soddisfa tutte le richieste dello straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome”.
  • Nella seconda lettura Paolo scrive ai galati che si sono allontanati dall’unico vangelo di Gesù: “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!”.
  • Nel vangelo Gesù guarisce con la sua parola il servo di un centurione romano e, ammirando la fede di costui, dice alla folla: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”.

La prospettiva: “un centurione”, “una fede così grande”, “il servo guarito”

1. “Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire”
Finito il discorso tenuto in campagna, Gesù si dirige verso Cafarnao, arriva ed entra in questa città di confine. La sua intenzione è di annunciare la misericordia di Dio ai lontani, a chi sta ai margini del popolo di Israele, agli stranieri.

Oramai sono tanti che raccontano i miracoli e le parole di Gesù. Già la fama del Maestro di Nazareth è sparsa un po’ dappertutto e il centurione romano di quella zona ne è a conoscenza. Egli è comandante subalterno delle truppe di occupazione, ma è buono verso i giudei e verso i subalterni. È uno che vuole bene ed è benvoluto, però ha un problema: il suo servo, che gli è molto caro, è ammalato e sta per morire. Dagli altri sente parlare bene del Maestro di Nazareth e nutre nel suo cuore una grande speranza: la guarigione del suo servo. Pieno di fiducia, egli invia alcuni “anziani” (dal greco “presbyteros”, “presbiteri”) da lui, che è a Cafarnao, per invitarlo a casa sua, con la domanda di salvare il suo servo.

Il centurione non va a incontrare Gesù. Non lo può fare. Egli si sente indegno di stare davanti a lui e allo stesso tempo è disponibile a ricevere il suo dono. Egli teme Dio, tiene conto di Dio nelle proprie azioni e si rende disponibile con misericordia ai bisogni dei fratelli. Di più, riconosce il proprio bisogno davanti a Dio ed è stato proprio lui a costruire la sinagoga. Non è forse tutto ciò proprio la condizione perché Gesù vada da lui, attraverso la mediazione degli anziani dei giudei?

2. “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”
Gesù ascolta coloro che intercedono per il centurione e per il suo servo e poi si accompagna a loro e va verso la sua casa. Intanto, sembra che tutto cambi. Il centurione manda “amici” a incontrare Gesù sulla strada, per pregarlo di non venire da lui. Colto da un senso profondo di rispetto per Gesù, anche questa volta, egli si sente indegno di accoglierlo “sotto il suo tetto” e manifesta la sua fiducia totale nella sua parola salvifica. Egli arriva a credere che può sperimentare la potenza di Gesù anche in sua assenza: crede nell’efficacia della sua parola.

Per la prima volta Gesù ammira la fede di una persona e constata ed apprezza con le parole la fede grande del centurione. Questa realtà diventa un caso veramente significativo e fa vedere che c’è tanta fede presso gli altri, gli estranei, e poca fede proprio presso quelli che seguono Gesù, presso i vicini. Questo diventa un messaggio forte: la fede dovrebbe essere in tutti.

3. “Gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito”
Il centurione non ha mai visto Gesù, invece i suoi inviati, cioè gli anziani dei giudei, sì, lo hanno visto. Sono loro che hanno mediato la salvezza per il servo del centurione e per tutta la sua casa, e adesso sono sempre loro che constatano che il miracolo si è compiuto in assenza fisica di Gesù e che la salvezza è avvenuta attraverso la sua parola.

La salvezza promessa ai giudei passa agli stranieri e a tutti i popoli tramite i mediatori israeliti. Senza sosta, questi ultimi annunciano ovunque questo messaggio di Gesù: Dio è un Padre misericordioso, disponibile e buono verso tutti, è un Padre ricco di amore, che attraverso il suo Figlio Gesù salva e perdona ogni uomo, senza distinzioni di appartenenza e senza interessi. Chi crede nella parola di Gesù e la accoglie con fiducia ha la possibilità di godere della sua efficacia. Costui arriva alla maturità di fede e crede che la parola di Gesù opera anche in sua assenza.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Nella tua parola, o Padre,
manifesti la potenza che ci salva;
fa' che essa risuoni in tutte le lingue
e in tutte le culture,
e sia accolta da ogni uomo
come offerta di salvezza”.
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