luni, 1 iulie 2013

La prospettiva universale della missione - XIV Domenica (TO/C)

I SETTANTADUE DISCEPOLI
“La prospettiva universale della missione”
Is 66,10-14; Sal 65; Gal 6,14-18, Lc 10,1-12.17-20

Gesù annuncia la buona novella del Regno
nel territorio della Samaria.
Egli invia nella missione
altri settantadue dei suoi discepoli
assegnando loro un programma
che deve orientare la loro azione.
Attraverso la loro missione
la parola di Dio
data al popolo d’Israele
raggiunge tutti i figli di Dio,
tutti i popoli.


Il contesto: i discepoli inviati in missione

La predicazione di Gesù, iniziata già nella sinagoga di Nazareth in Galilea, ha attirato molta gente e ha fatto nascere intorno a lui una piccola comunità. Ora sono tutti nel territorio dei samaritani, in cammino verso Gerusalemme. Gesù invia messaggeri davanti a lui, attira nuovi discepoli e la sua comunità cresce sempre di più. Egli vede che “la messe è abbondante” e fa la scelta di inviare altri settantadue discepoli per predicare il suo messaggio sul regno di Dio. I discepoli ricevono consigli e insegnamenti da Gesù, partono in missione nel territorio della Samaria e poi ritornano pieni di gioia e raccontano a Gesù del loro operato.

Gesù è il Messia. Egli indica ai suoi discepoli norme pratiche che orientano la loro missione. 

Alle sorgenti della Parola


I testi liturgici mettono in risalto il tema della missione e della salvezza.
  • Nella prima lettura il profeta vede anticipatamente il fine di tutti i suoi sogni e annuncia: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati. La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi”.
  • Nella seconda lettura Paolo afferma che la sua esistenza non ha altro fine se non quello di appropriarsi della vita di Cristo: ”Non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”.
  • Nel vangelo Gesù indica ai settantadue discepoli delle norme pratiche per la loro missione: ”Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.

La prospettiva: “altri settantadue”, “vi mando come agnelli”, “pieni di gioia”

1. “Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé”
I discepoli sono disposti a seguire la via del loro Maestro e ad accompagnarlo nel suo viaggio verso Gerusalemme. Ora, al loro gruppo Gesù aggiunge “altri settantadue” discepoli. Questi sono come araldi chiamati ed inviati ad annunciare il regno di Dio e a prolungare la missione di Gesù, nel tempo e nello spazio, a tutti gli uomini.

Questi discepoli nuovi sono mandati in coppia, come precauzione contro eventuali pericoli e soprattutto a ragione di reciproco aiuto e a motivo della veridicità della loro testimonianza. Davanti a loro ci sono le messi mature, il grande campo che, in una nuova prospettiva, abbraccia la missione di portare il vangelo “in ogni città”, in ogni luogo dove l’uomo abita. Attraverso la loro missione essi sono coinvolti nel piano di Dio, sono “operai” che collaborano allo stesso lavoro, e il loro compito è quello di annunciare la salvezza a tutti e di preparare le persone per accogliere la venuta di Gesù.

2. “Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi”
Gesù invita i suoi discepoli a porre la loro fiducia in Dio, ad avere un atteggiamento di povertà volontaria e ad abbracciare un ideale di pace. La scelta è chiara: la sicurezza del discepolo non sta nella borsa o nella bisaccia, ma nel lasciare tutto e confidare nella parola di Dio. Il discepolo è un semplice servo del vangelo. Non ha tempo da perdere e non può lasciarsi distrarre dal suo compito missionario. L’annuncio che porta è una questione di vita o di morte.

La via di Gesù è la stessa anche per il suo discepolo: l’abbandono di ogni legame e la rinuncia a ogni possesso. Quindi, vivere del dono di Dio diventa la carta d’identità del discepolo, che dà se stesso, vive per l’altro e incontra l’altro nello spazio sacro della casa e della città. E in questo spazio egli è invitato ad entrare, a portare il dono della “pace” (dall’ebraico “shalom”), di ogni benedizione di Dio, e ad annunciare la parola di Dio. È in questo spazio che trovano accoglienza la parola di Dio e il fratello che l’annuncia. Così lo spazio dell’uomo diventa dimora abitata, capace di rapporti nuovi di comunione, accogliente, disponibile per la cura gratuita di tutti, dimora salvata, testimone dell’amore donato. In poche parole, un luogo per “i figli della pace” e un’abitazione stabile dell’unico Dio.

Il rifiuto reso al discepolo non è una tragedia, bensì una nuova occasione. Il rifiuto è come una soglia tra i guai e la pace; è come un invito alla decodificazione del gesto visibile e pubblico di denuncia, in quanto non c’è nulla in comune, neanche la polvere, con chi ha rifiutato la pace; è un gesto per un nuovo annuncio di salvezza, capace di risvegliare chi non accoglie la parola di vita; è un atto di responsabilità di fronte al dolore di chi ama e di chi rifiuta. Sodoma, simbolo di tutto ciò che è di peggio, è niente di fronte al rifiuto della visita del discepolo nel nome del Signore.

I discepoli inviati da Gesù hanno allora un destino pieno di rischi e di ostilità, che espone e rende indifesi. In realtà, essi condividono la sorte del loro Maestro, sono come lui, l’agnello, mite e consegnato negli mani degli altri. Sfortunatamente, il mondo si comporta con loro come il lupo con l’agnello, ma il lupo che adesso minaccia alla fine pascolerà insieme all’agnello.

3. “I settantadue tornarono pieni di gioia”

I discepoli hanno avuto successo nella loro attività missionaria e ora, sotto il segno del trionfo sul male, ritornano al Signore pieni di gioia, per stare con lui. Essi raccontano tutto, particolarmente il fatto che Satana, che inganna fin dal principio, ha perso il potere di accusatore. Il male è sottomesso a loro nel nome di Gesù, non è ancora liquidato e la sua forza rimane, ma non può più nuocere e recare danno ai discepoli e a chi ascolta e obbedisce alla parola di Gesù.

La vittoria su Satana realizza nella storia questo sogno messianico di Isaia: in Gesù, Dio è presente in mezzo agli uomini e guida la loro vita secondo il suo disegno di salvezza e di pace. E ora il nome di ogni discepolo è scritto non solo nel libro della vita, ma addirittura nel cielo. La salvezza è la gioia profonda e sicura del discepolo. Amato e scelto da Gesù, egli vive un unico destino di amore e di pace, nella vita e dopo la morte.


Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Dio, che nella vocazione battesimale
ci chiami ad essere pienamente disponibili
all’annunzio del tuo regno,
donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica,
perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita
la tua parola di amore e di pace”
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