vineri, 7 iunie 2013

Lo scontro con la morte - X Domenica (TO/C)

IL FIGLIO DELLA VEDOVA DI NAIN
“Lo scontro con la morte”
1 Re 17,17-24; Sal 29; Gal 1,11-19; Lc 7,11-17

Alle porte di ingresso nella città Nain
Gesù incontra la sofferenza
e affronta lo scontro diretto con la morte.
Al figlio unico di madre vedova,
segno della massima povertà e afflizione,
egli ridà la vita,
e alla madre che genera la vita,
egli offre la speranza e la gioia
di continuare a vivere la vita.
Nella persona di Gesù
il regno di Dio si trova in mezzo agli uomini.


Il contesto: Gesù risuscita il figlio di una vedova a Nain

Ripreso il cammino, da Cafarnao Gesù si sposta a Nain. Due gruppi di persone si incontrano alle porte della città: quello di Gesù, seguito dai suoi discepoli e da grande folla, e quello di una madre vedova, che accompagna il suo “figlio unigenito”, morto, insieme a molta gente della città. Gesù si avvicina al corteo funebre, si commuove di fronte a tanta sofferenza e usa misericordia verso il più piccolo tra tutti: egli risuscita il giovinetto morto.

Gesù è il Signore e il profeta atteso. Egli si prende a cuore i più piccoli ed i poveri e fa vedere a tutti che in lui si realizza la promessa fatta da Yahweh al popolo di Israele.

Alle sorgenti della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema della vittoria sulla morte.
  • Nella prima lettura, pregando e invocando il Signore, il profeta Elia ridà la vita a un bambino che ha cessato di respirare: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”.
  • Nella seconda lettura Paolo si presenta come persecutore della Chiesa di Dio e dice che Dio si compiacque di rivelare in lui “il Figlio suo perché lo annunciasse in mezzo alle genti”.
  • Nel vangelo Gesù risuscita il figlio primogenito di una vedova di Nain con la potenza della sua parola: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”.

La prospettiva: “unico figlio di una madre vedova”, “àlzati!”, “un grande profeta”

1. “Veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova”
Gesù e quelli che lo seguono hanno camminato tutto il giorno. Ora essi sono arrivati alle porte di Nain, che significa “delizie”, e qui incontrano un corteo di morte. Dalla città, luogo di speranza e di gioia per ogni vita che nasce, esce una lamento funebre: accompagnata da tanta gente piangente, una madre vedova porta al sepolcro il suo figlio unigenito.

Questa madre è senza sposo e senza difesa, è povera e derelitta. È una madre priva di diritti e di identità, che vede in frantumi ogni suo sogno, perché il suo unico figlio è morto. Aveva ancora un sostegno, una speranza, ma ora il figlio morto è diventato segno della sua massima povertà e afflizione. Ella è lontana da tutti e in questo momento di sofferenza forte non può che piangere. Per lei non c’è consolazione.

2. “Ragazzo, dico a te, àlzati!”
Gesù è il “Signore” (dal greco “Kýrios”): con le sue parole egli ha vinto l’ignoranza; con la sua presenza egli ha perdonato i peccati; con la benedizione delle sue mani egli ha allontanato la fame; con la forza che usciva dalla sua persona egli ha rimesso a testa alta i malati. Ora, questo Gesù vede il dolore e la sofferenza della madre vedova, si commuove di fronte alla morte e si fa avanti senza richiesta, preghiera o fede, perché sa che colui chi si sente e si vede totalmente perduto e assolutamente indifeso non può più chiedere, né pregare, né attendere.

Gesù si avvicina e dice alla donna: “Non piangere!”. La misericordia di Dio è qui e la sua consolazione viene incontro a ogni sofferenza. La speranza vince la tragedia della morte, perché egli, che gli sta dinanzi e gli parla, è il Signore della vita. Quindi Gesù fa qualche passo e tocca il legno della bara. E tutti si fermano a sentire le sue parole: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”.

Gesù parla e restituisce vita alla vita e sconfigge la morte. Accade il miracolo: il ragazzo che prima giaceva ora siede sopra la bara, sopra il segno della morte stessa, e di là comincia a parlare con gli altri. Gesù compie quello che a tutti sembrava impossibile: il ragazzo è libero e la madre abbraccia il proprio figlio in vita.

3. “Un grande profeta è sorto tra noi”
Tutti i presenti sono stupiti. C’è timore e sbalordimento davanti all’impossibile, davanti al miracolo operato da Gesù. Lo avevano visto insegnare agli ignoranti, perdonare i peccatori, sovvenire alla fame, guarire le malattie, ma quello che ha appena fatto sotto il loro sguardo supera ogni aspettativa. Gesù vince la morte! Egli è il vero profeta atteso, colui che ha l’ultima parola di fronte alla vittoria ultima, quella sulla morte. La gente là presente esclama: questo è il tempo in cui Dio visita il suo popolo e manda il suo profeta in mezzo agli uomini.

La risurrezione, che è impossibile per qualsiasi pretesa e attesa umana, adesso è possibile come dono inatteso della potenza misericordiosa di Gesù. Adesso, nell’incontro con il Signore, amante della vita e vincitore della morte, Nain torna ad essere il vero giardino di “delizie”, l’espressione della fede che incontra e riconosce Gesù, il Signore e il profeta atteso.

Il racconto di Nain diventa annuncio, “parola” (dal greco “lógos”) di vita, che si estende “nell’intera Giudea e in tutta la regione”, suscita la fede e giunge fino a noi attraverso i testimoni. Da allora la consolazione è possibile e l’incontro con il Signore della vita restituisce la speranza invitando tutti a passare dalla morte alla vita.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Dio, consolatore degli afflitti,
tu illumini il mistero del dolore e della morte
con la speranza che splende sul volto del Cristo;
fa’ che nelle prove del nostro cammino
restiamo intimamente uniti alla passione del tuo Figlio,
perché si riveli in noi la potenza della sua risurrezione”.
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