luni, 1 iulie 2013

Il buon samaritano - XV Domenica (TO/C)

EREDITARE LA VITA ETERNA
“Il buon samaritano”
Dt 30,10-14; Sal 18; Col 1,15-20, Lc 10,25-37

Il dialogo tra Gesù e il dottore della Legge
pone questa domanda fondamentale:
cosa fare per ereditare la vita eterna?
Di mezzo c’è il comandamento dell’amore
verso Dio e verso il prossimo,
come condizione necessaria per abitare presso Dio.
Gesù è il Maestro ed egli
invita ad accogliere la sua novità:
portare la religione fuori dal tempio
e farla entrare nella vita di ogni uomo,
sotto lo sguardo di Dio.
Per farsi comprendere da tutti,
Gesù racconta la parabola del buon samaritano.

Il contesto: i dialoghi di Gesù durante il suo viaggio verso Gerusalemme

Gesù ha appena terminato di dare le istruzioni ai suoi discepoli. Ed ecco, a lui si presenta un dottore della Legge che desidera sapere come raggiungere la vita eterna. Questa è una domanda fondamentale nel cammino verso Dio, perciò Gesù gira la domanda al dottore della Legge e lo invita a cercare la risposta, che è riassunta già nel doppio comandamento dell’amore. Gesù sposta poi l’attenzione dalla Legge alla vita concreta. Egli descrive il comportamento modello di un samaritano buono e spiega in modo pratico come realizzare il comandamento dell’amore.

Gesù è il Maestro. Egli racconta la parabola del buon samaritano.

Alle sorgenti della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’amore verso il prossimo e del mistero di Gesù.
  • Nella prima lettura Mosè invita il popolo a “obbedire alla voce del Signore” e ad osservare la parola del Signore: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”.
  • La seconda lettura presenta un bellissimo inno in cui Gesù è il “primogenito di tutta la creazione”, al quale tutto fa riferimento: ”È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli”.
  • Nel vangelo Gesù dialoga con un dottore della Legge, racconta la parabola del buon samaritano, che prende cura del prossimo, e invita il suo interlocutore a fare altrettanto: “Va’ e anche tu fa’ così” .

La prospettiva: “che cosa devo fare?”, “un uomo”, “va’ e anche tu fa’ così”

1. “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”
Come ereditare la vita presso Dio dopo la morte? Questa domanda importante per ogni uomo religioso avvia il dialogo tra due maestri: il dottore della Legge e Gesù. All’epoca, il dialogo di questo tipo era una cosa comune, come un confronto che aveva il fine di chiarificare e approfondire alcuni punti della Legge.

Gesù scende a livello dell’interlocutore. Egli sa che la domanda riguarda la vita e quindi lo porta sul terreno conosciuto e sicuro della Legge di Mosè. Egli reagisce con una contro-domanda: “Che cosa sta scritto nella Legge?”, e poi invita ad aprire il libro della Legge, a leggere bene e a scoprire cosa fare per restare nell’eredità ricevuta dai padri.

L’esperto della Legge accoglie volentieri l’invito fatto da Gesù e unisce in uno solo i due più grandi comandamenti: amare Dio e amare il prossimo. Egli fa questo citando una parte della professione di fede “Shema Israel” (“Ascolta Israele”): “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Il dottore della Legge riconosce che l’amore di Dio è un ordine. Su questo amore non si discute, assolutamente. Infatti, solo Dio va amato con cuore indiviso in quanto è la sorgente dell’amore, solo lui va amato senza misura e ogni giorno di più, dando tutto per lui, facendo tutto per lui e conoscendo lui prima di tutto. Tra questo amore per Dio e l’amore per il prossimo non vi è gerarchia, perché essi formano un unico comandamento necessario per ereditare la vita eterna.

Il dottore della Legge riceve lode e ammirazione da Gesù per la sua risposta, ma egli non è ancora contento. Alla luce dell’invito di Gesù di passare dalla comprensione della Legge all’osservanza pratica della stessa, egli chiede di capire di più chi è il suo prossimo e come lo può amare, facendoglisi vicino e realizzando se stesso.

2. “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico”
Gesù esce dallo stile dell’insegnamento rabbinico e si allontana da ogni casistica che rischia di mettere dei limiti al comandamento dell’amore. Con il suo stile originale, egli non vuole risolvere un caso qualsiasi, bensì desidera descrivere un caso umano molto significativo.

Un uomo scende da Gerusalemme a Gerico. In questo tratto di 27 chilometri circa, in un paesaggio desertico con un dislivello di 1000 metri, egli è assalito dai banditi e rimane ferito gravemente. Due addetti al culto, un sacerdote e un levita, si recano anche loro a Gerico, vedono il malcapitato, ma non lo soccorrono, e passano oltre. Fortunatamente, un samaritano in viaggio lo vede là, ferito, si fa vicino a lui ed è mosso da compassione. Non pensa chi sia l’uomo ferito. Con un amore senza barriere e al di là di ogni pregiudizio, si prende cura di lui: disinfetta con vino le ferite, allevia il dolore con olio, fascia le ferite, lo carica sul suo asino e lo porta nella casa da ospiti più vicina.

Il dottore della Legge e la gente che ascolta sono spiazzati dal racconto di Gesù. Proprio un samaritano, uno considerato eretico, abbatte le frontiere e si prende cura del malandato. Questo aiuto non è forse una sfida e un invito a cambiare mentalità sul dovere di amare? Ascoltare questo racconto non è forse accettare le differenze e superare i pregiudizi verso lo straniero? Tutto è partito dalla domanda: “Chi è il mio prossimo da amare?, e si arriva alla domanda: “Chi si è fatto prossimo al bisognoso e l’ha amato?

3. “Va’ e anche tu fa’ così”
Gesù va oltre la Legge e invita ad amare come il samaritano, fino in fondo e senza preferenze, e a fare ciò che il cuore della Legge chiede, cioè proteggere e salvare la vita. Ora il dottore della Legge riconosce che la parola “prossimo” è legata all’amore più concreto possibile, che non conosce barriere. Tutto è ovvio: è il samaritano che ha agito con amore, che si è reso vicino al bisognoso e gli ha dato misericordia.

I discepoli di Gesù comprendono che amare Dio e il prossimo o ereditare la vita eterna non è una questione teorica, ma una situazione di vita che crea rapporti reali e significativi e rende vicini all’altro e a Dio, senza alcuna distinzione. È l’amore che fa cadere tutti i confini.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Padre misericordioso, che nel comandamento dell’amore
hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge,
donaci un cuore attento e generoso
verso le sofferenze e le miserie dei fratelli,
per essere simili a Cristo,
buon samaritano del mondo”.
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