vineri, 26 iulie 2013

Insegnaci a pregare - XVII Domenica (TO/C)

PADRE NOSTRO
“Insegnaci a pregare”
Gen 18,20-32; Sal 137; Col 2,12-14, Lc 11,1-13

Partecipare al dialogo
che Gesù ha con il Padre
è il desiderio forte dei discepoli.
In semplicità e con fiducia
essi esprimono
il sogno presente nel loro cuore
e chiedono il dono di conoscere e accettare
la paternità di Dio
e la conseguente fraternità.
Ora chiedere, cercare, bussare
non può che esprimere
il loro grande desiderio di Dio.


Il contesto: Gesù insegna a pregare

Durante il suo viaggio verso Gerusalemme Gesù dà alcuni insegnamenti. Questa volta, come grande maestro, egli insegna ai propri discepoli come pregare e lo fa attraverso tre modalità diverse, ognuna delle quali dà un insegnamento particolare: la preghiera Padre nostro, la parabola dell’amico importuno, l’esortazione all’insistere nella preghiera. I discepoli sono invitati a chiedere in particolare il dono dello Spirito Santo.
Gesù è il Maestro. Egli insegna ai discepoli come pregare.

Alle sorgenti della Parola

I testi liturgici mettono in risalto il tema della preghiera.
  • Nella prima lettura Abramo è presentato come modello di preghiera e di intercessione presso il Signore per gli abitanti di Sodoma: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?”.
  • Nella seconda lettura Paolo parla del mistero della morte e della risurrezione di Gesù il Cristo, che è fondamento di ogni orazione cristiana: ”Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi”.
  • Nel vangelo Gesù ci insegna come pregare: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”.

La prospettiva: “insegnaci a pregare”, “Padre”, “chiunque chiede riceve”

1. “Signore, insegnaci a pregare”
I discepoli seguono Gesù da vicino. Essi lo vedono in preghiera, in comunione con Dio, e sentono come egli parla con Dio, il padre di Israele ma anche padre di tutti i popoli e del mondo stesso. Al guardare Gesù, nella mente dei discepoli si presenta sempre più esplicitamente questa prospettiva: Dio è un Padre buono e potente di cui ogni uomo si può fidare.

Alcuni dei discepoli sanno già che Giovanni il Battista ha insegnato ai suoi discepoli come pregare e come esprimere i loro ideali e pensieri davanti a Dio. Di più, essi stessi conoscono alcune preghiere insegnate nella sinagoga e proposte da certi movimenti religiosi, ma desiderano avvicinarsi di più al modo particolare di pregare di Gesù. Ora, affascinati dal rapporto nuovo e forte di Gesù con il Padre, i discepoli sentono il desiderio di fare quello che fa il loro Maestro. Perciò essi chiedono a Gesù di inserire anche loro nel suo rapporto con Dio e di insegnare loro a pregare come lui.

2. “Padre, sia santificato il tuo nome …”
La sfida dei discepoli è grande e la loro domanda è importante. E tutto ciò perché la preghiera è dialogo, riconoscimento, impegno. Prima di tutto Gesù invita i suoi discepoli a scoprire il volto di Dio Padre, che include sovranità in quanto Creatore e Signore del popolo, ma anche intimità, in quanto amore misericordioso che si rivela a ogni uomo. Oggi il Padre cessa di essere inaccessibile. Infatti Egli stesso si rivolge verso l’uomo e comunica il suo grande disegno, che comprende i suoi interessi: il riconoscimento del suo nome e la manifestazione della sua divinità, il compimento della sua grande promessa e quindi la venuta del suo Regno, l’obbedienza e la partecipazione alla sua volontà di salvezza.

In seguito, Gesù insegna ai suoi discepoli a interessarsi dei bisogni presenti nella loro vita: il pane, cioè i bisogni materiali del discepolo che accoglie il dono e la premura del Padre; il perdono, la forza liberatrice che rende capace di amare gli altri sempre e senza misura; l’aiuto della grazia divina nel momento della prova e della persecuzione, e questo per non perdere la fede davanti alle fatiche di ogni giorno.

Ora il messaggio di Gesù è esplicito: è suo discepolo chi spende la propria vita in totale comunione con la volontà salvifica del Padre. Il discepolo non tenta di accontentare Dio. Non c’è bisogno di questo. Anzi, egli mette la propria esistenza nelle mani di Dio, al servizio del Regno. Il Padre è sempre dalla parte del discepolo, in ogni momento del giorno o della notte, ascolta le sue parole e non lo lascia andare via con le mani vuote, ma gli offre sempre il pane e quanto è necessario per la vita quotidiana. Il Padre esaudisce la sua preghiera perché Egli è un amico vero.

3. “Chiunque chiede riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto”
Il discepolo tende verso Dio perché sente che solo Dio può colmare il desiderio del suo cuore. Il suo è il desiderio di Dio che lo fa diventare un bisognoso di Dio. E questo è uno dei più grandi doni che il discepolo può ricevere.

Bisogna chiedere, cercare, bussare con la fiducia dei figli che si trovano davanti alla porta dell’amico e davanti al dono del Padre. Qui bisogna insistere. Il dono può essere ricevuto forse solo da chi lo desidera? O forse il desiderio del cuore non ha limiti e ha bisogno di purificazione, è in continua crescita e ha bisogno di preghiera che lo rende puro? Si tratta qui di grandi desideri, di cose buone che spingono il discepolo ad avvicinarsi al grande dono, che è lo Spirito Santo?

Il vangelo lascia spazio a un messaggio ricco di speranza: nel nostro oggi abbiamo la certezza che Dio, in Gesù il Cristo, il nostro fratello e salvatore, esaudisce ogni domanda e ogni desiderio. Da quel momento in cui il cielo si è aperto su Gesù di Nazareth il dialogo è rinnovato, il pane non manca più, il perdono è vissuto e la preghiera è diretta, o mediata o sostenibile o ascoltata. Ora è proprio Gesù che sta alla porta e bussa, e chi ascolta la sua voce e gli apre la porta ha la gioia di parlare con lui e di cenare insieme a lui.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Rivelaci, o Padre,
il mistero della preghiera filiale di Cristo,
nostro fratello e salvatore e donaci il tuo Spirito,
perché, invocandoti con fiducia e perseveranza,
come egli ci ha insegnato,
cresciamo nell’esperienza del tuo amore”.
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