vineri, 23 septembrie 2016

Dalla parte del povero - XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

IL RICCO E LAZZARO
Dalla parte del povero
Am 6,1.4-7; Sal 145; 1Tm 6,11-16; Lc 16,19-31


Basta sentire Gesù una sola volta
e il suo messaggio
rimane per sempre.
È questo il caso della parabola
del ricco e del povero Lazzaro.
Uno ha ricevuto tutto in vita
e ha pagato dopo con i tormenti eterni.
L’altro non ha avuto niente quaggiù,
ma nell’aldilà ha ricevuto
la pace e la felicità eterna.
L’eternità beata si gioca in questa vita.

Il contesto: l’uomo ricco e il povero Lazzaro
Gesù ha raccontato già due parabole sull’uso dei beni: quella del ricco possidente e quella dell’amministratore infedele. Ora egli racconta la parabola del ricco e del povero Lazzaro, in cui prima presenta la situazione contrapposta dei due e poi descrive la richiesta di aiuto da parte del ricco sia per sé sia per i suoi fratelli. I discepoli sono invitati a osservare questo passaggio: la conversione allarga l’orizzonte verso l’altro e verso l’aldilà con l’uso giusto dei beni e con l’esercizio della misericordia verso i poveri e gli ammalati. Il tempo che essi abitano coincide con il tempo della conversione. Ed è proprio questo il tempo in cui essi giocano la loro eternità.
Gesù è il Maestro. Egli esorta i discepoli a usare in modo giusto i beni.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi della ricchezza e dell’uso dei beni.
  • Nella prima lettura il profeta Amos profetizza: “Guai agli spensierati di Sion”, che “bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni”.
  • Nel vangelo Gesù racconta una parabola in cui immagina un dialogo tra un ricco, un povero di nome Lazzaro e il patriarca Abramo e conclude: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”.

La prospettiva: “un uomo ricco”, “Lazzaro accanto ad Abramo”, “ascoltino”

1. “C’era un uomo ricco che indossava vestiti di porpora … e un povero di nome Lazzaro”
I discepoli sono oramai abituati allo stile del loro Maestro. Da qualche tempo essi sentono parole espresse in modo chiaro e comprensibile, attraverso linguaggi a loro conosciuti, con personaggi e immagini bibliche, con paragoni presi dalla vita quotidiana o con parabole che svelano messaggi che affascinano immediatamente. Basta sentire Gesù una sola volta. Non si possono scordare le parabole della misericordia divina, del buon pastore, del padre con i due figli, della donna in cerca della dracma persa. Chi può dimenticare la follia del ricco possidente o la scaltrezza dell’amministratore infedele? Le parabole hanno dei linguaggi molto espressivi, toccano il cuore e rimangono impresse nella memoria.

Questa volta Gesù propone una parabola in cui sin dall’inizio sono presentati due personaggi: un uomo ricco, un ateo pratico, uno senza nome che banchetta e si fa acclamare come dio; e un povero di nome Lazzaro, uno come tanti altri bisognosi, uno senza voce che vive alla giornata e mette la sua fiducia nell’altro. Colpiscono l’indifferenza e la mancanza di comunicazione del ricco e fanno riflettere le piaghe e la fame di Lazzaro. Per quest’ultimo non c’è posto nella casa del ricco, ma solo alla porta, fuori, in compagnia dei cani, che leccano, così medicando, le sue ferite.

Quanta povertà e ingiustizia! Non c’è accoglienza, né pietà. Si vede solo una porta, ma questa rimane chiusa, per mantenere le distanze. A colui che è povero non arrivano neppure le briciole. Sembra inverosimile. Come è possibile che nessuno veda la sofferenza e la fame di Lazzaro? Anche il significato del suo nome interpella. Infatti, gli uditori della parabola sanno che il nome Lazzaro significa “Dio aiuta” e quindi, alla luce delle altre parabole ascoltate, anche essi si chiedono: non è proprio attraverso questo povero che “Dio aiuta” il ricco ad aprirsi alla condivisione e ad avere il suo nome scritto nel libro della vita? Magari! Ma il ricco nel benessere non vede e non sente i bisogni dell’altro. Egli è piegato tutto su se stesso e non accetta di essere aiutato da nessuno, di più, da un povero.

2. “Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui”
La corsa della vita finisce per entrambi con l’arrivo della morte. Dopo accade il rovesciamento della situazione. Il ricco è sepolto e a lui spetta “il tormento” negli inferi, mentre Lazzaro è portato dagli angeli direttamente nel seno di Abramo e a lui spetta la beatitudine del paradiso. A uno la tomba, custodia della morte; all’altro il seno di Abramo, culla della vita. Non c’è più una semplice porta di separazione tra il ricco possidente e il povero ammalato, bensì un “grande abisso” invalicabile. La separazione fissata prima ora diventata per sempre.

La parabola continua, ma cambia prospettiva con la preoccupazione dell’uomo ricco per i fratelli. Il ricco alza gli occhi a guardare colui che non ha mai guardato, a parlare a colui che non ha mai parlato, a chiedere pietà a colui che non ha mai riconosciuto alla sua porta. Sfortunatamente, occupato nel proprio interesse egoistico, nella sua vita egli non ha avuto pietà per il povero affamato e piagato alla sua porta, non ha saputo discernere i segni dei tempi e non ha condiviso le sue ricchezze con poveri, perché questi lo accolgano un giorno nelle “dimore eterne”. Purtroppo, tutto è troppo tardi.

3. “Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro»”
Il problema è credere alla parola di Dio. La Legge, i profeti, tutta la Scrittura si mettono dalla parte del povero, reclamano la cura dei bisognosi e chiamano al dialogo con Dio. La risposta di fede non è mai imposta, ma è sempre una scelta libera da parte di chi ascolta e accoglie questo messaggio e si converte.

Ricchezza e povertà sono in ogni tempo un modo di porsi di fronte all’altro e a Dio. Chi non ha sentito dire: il patto di amore con il Signore si vede e si vive concretamente attraverso l’amore per il fratello povero? La parabola ne è la conferma. Dio è dalla parte del povero e di chi “combatte la buona battaglia della fede e cerca di raggiungere la vita eterna”. La felicità eterna si costruisce in vita, in questo tempo di grazia concesso a tutti, senza alcuna distinzione. L’eternità si gioca in questa vita.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone;
stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all’orgia degli spensierati,
e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola,
per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti
e ci accoglierà nel tuo regno”.

I miei pensieri
La ricchezza offusca spesso l’orizzonte della vita e lascia in preda all’effimero. Il conto arriverà sempre alla fine, ma non ci sarà più richiesta la moneta bene conosciuta, bensì il tesoro di tutta una vita.
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