sâmbătă, 6 august 2016

Chi ha ricevuto tanto? - XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

IL PANE E LA PAROLA
“Chi ha ricevuto tanto?”
Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48


La parola di Gesù risuona ancora per tutti
e particolarmente per i suoi discepoli.
Il messaggio è chiaro:
trasformare l’eredità in un tesoro inesauribile
e amministrare bene e con amore
il dono del pane e della parola.
È necessario vegliare con le lampade accese
perché nessuno conosce
il giorno e l’ora
della venuta del Signore.
Non c’è tempo da perdere!

 Il contesto: invito alla fedeltà
Gesù prende cura della formazione dei suoi discepoli durante il viaggio verso Gerusalemme. Egli presenta loro la prospettiva della futura missione, invitandoli ad una vigilante e fiduciosa speranza. Ora egli usa il linguaggio parabolico e presenta degli insegnamenti da assumere nella vita quotidiana. Il vero discepolo confida nella provvidenza di Dio e nello stesso tempo mantiene viva una responsabilità nei confronti dei beni ricevuti. Un giorno, il padrone di tutti ritornerà e chiederà conto dei beni affidati.
Gesù è il Maestro. Egli invita i discepoli ad assumere un atteggiamento giusto di fronte ai doni ricevuti.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il significato dell'incontro con Dio e il senso della vigilanza e della responsabilità di ciascuno nella vita di ogni giorno.
  • La prima lettura presenta la speranza del popolo d’Israele nel compimento della promessa fatta da Dio: “La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà. Il tuo popolo infatti era in attesa della salvezza dei giusti”.
  • La seconda lettura parla della fede di Abramo nel compimento della promessa di Dio: “Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso”.
  • Nel vangelo Gesù chiede ai suoi discepoli di vigilare: ”Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze”.

La prospettiva: “piccolo gregge”, “le lampade accese”, “sarà richiesto molto di più”

1. “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”
L’evangelista Luca presenta Gesù che chiede ai discepoli di fidarsi della provvidenza di Dio. Per il momento essi formano un “piccolo gregge”, a cui sicuramente non mancano le situazioni di difficoltà, ma devono avere fiducia e non temere. Se la paura è il contrario della fede, allora è necessario e doveroso essere fedeli. Ciò di cui invece devono temere sono i falsi profeti e pastori.

Il Padre, che si prende cura degli uccelli e dei fiori del campo, si è impegnato a essere il pastore e la guida del suo popolo. Egli da sempre si prende cura di coloro che lo cercano, perché conosce il loro vero bisogno. Il Padre vuole che non si perda nessuno e a quelli che si affidano a lui egli dà ogni cosa e l’eredita del suo Regno.

2. “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”
Il tempo si è fatto breve e nessuno deve accumulare beni. Anzi, ognuno accolga oggi la ricchezza dell’incontro con Dio. Ci sono beni e denaro. Esistono ricchi e poveri? La soluzione non è gettare il denaro, bensì trasformare l’eredità, che divide e non offre nessuna sicurezza, in un dono che unisce i fratelli tra di loro e con il Padre. I beni terreni e le opere di carità non sono forse il capitale di ognuno depositato presso Dio? “Elemosina” (dall’ebraico “sedakah”, “giustizia”) non è forse proprio vivere una vita giusta e di misericordia in un mondo ingiusto? Tutti siamo fratelli! Le benedizioni di Dio sono per tutti. E tutti abbiamo una borsa in cui si accumula un tesoro inesauribile, appunto ciò che offriamo.

Gesù invita ogni discepolo a una vita nuova. Sì, al Padre è piaciuto dare il Regno a discepolo, ma tocca a lui essere pronto per prenderne possesso. Ora occorre mettersi al lavoro, è necessario essere pronti al servizio per ogni eventualità. Bisogna vigilare con la lampada accesa, vegliare nella notte del mondo per aprire la porta con amore e premura, perché proprio in questa notte il Signore passa. Quella ora è molto importante: è l’ora del grande evento della venuta del Figlio dell’uomo per il giudizio. L’attesa può essere lunga e l’ora della venuta incerta, ma colui che è pronto incontrerà il Cristo glorioso al banchetto finale. Allora la ricompensa sarà sicura e magnifica, perché il Signore è il più grande nel Regno e perché la sua signoria consiste nel servizio.

Dal gruppo dei discepoli, facendosi avanti, Pietro interrompe il discorso di Gesù. Egli capisce che tutta la vita è un cammino verso l’incontro finale con il Signore, ma non discerne ancora se la parabola detta è per i discepoli o anche per tutti. Egli domanda: “Signore, per chi dici questa parabola?”.

3. “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”
Non c’è dubbio: i destinatari dell’insegnamento di Gesù sono tutti i credenti, ma innanzi tutto sono i discepoli, i responsabili delle comunità. Colui che ascolta questa parabola è invitato a mettersi al servizio degli altri come servo o economo. Egli amministra non beni propri, ma quello che ha ricevuto in dono da Dio. Perciò egli è saggio quando agisce con fedeltà e prudenza. La sua responsabilità consiste prima di tutto nel dare ciò che ha ricevuto, appunto il pane e la parola.

“Beato” è chi agisce come vero discepolo ogni “giorno” e ogni “ora”. Costui si rende conto che tutto quello che ha ricevuto sono i cibi veramente necessari per il pellegrinaggio della vita, particolarmente nella veglia della notte.
Beato è il credente che amministra con responsabilità il dono ricevuto a favore dei fratelli e davanti a Dio. Infatti è questo che gli sarà chiesto, e facendo proprio così egli diventerà un testimone, come Gesù e con Gesù.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“Arda nei nostri cuori, o Padre,
la stessa fede che spinse Abramo
a vivere sulla terra come pellegrino,
e non si spenga la nostra lampada,
perché vigilanti nell’attesa della tua ora
siamo introdotti da te nella patria eterna”.
Trimiteți un comentariu