sâmbătă, 13 august 2016

I segni dei tempi - XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)


PERSECUZIONE E GIUDIZIO
“I segni dei tempi”
Ger 38,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4, Lc 12,49-53

Il tempo presente
in cui il Regno di Dio irrompe
nel tempo dell’uomo
è gravido di segni
che parlano di giudizio e di morte.
La decisione del discepolo
di seguire Gesù
porta già da adesso
persecuzione da parte dei fratelli
e divisione nelle famiglie.
Si tratta di un battesimo
da condividere in tutto.

Il contesto: la priorità del Regno

Gesù parla ai suoi della sua persona e sottolinea l’importanza escatologica della sua missione. Questa volta egli usa un tono apocalittico in riferimento al fuoco che ha portato, cioè il giudizio di Dio, e al battesimo che deve ricevere, ossia la morte in croce. Questo annuncio rovescia le aspettative dei discepoli. Essi sono stupefatti e si manifestano ancora più confusi al sentire Gesù che parla della spada che porta la divisione nelle loro famiglie e in quelle altrui, e che prevede persecuzione a causa del vangelo.
Gesù è il Maestro. Egli invita i suoi discepoli a discernere i segni dei tempi.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto la priorità del disegno di Dio.
  • La prima lettura racconta il complotto contro il profeta Geremia: “Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione”.
  • Nella seconda lettura l’autore della lettera agli Ebrei esorta: “Fratelli, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”.
  • Nel vangelo Gesù dice ai suoi discepoli: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”. 
La prospettiva: “gettare fuoco”, “un battesimo”, “pace sulla terra?”

1. “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra”
I discepoli già hanno sentito Gesù parlare di eventi futuri e del suo mistero di sofferenza e di morte. Quella volta sono rimasti senza fiato. Certamente era un messaggio difficile da accogliere e da comprendere. Come mai proprio il loro Maestro, che accoglie tutti e a cui tutti vogliono bene, potrà arrivare a soffrire tanto e a offrire la sua vita sulla croce per la salvezza degli uomini? Questa volta, invece, essi sentono Gesù parlare della sua missione in un linguaggio apocalittico. Egli è venuto “a gettare fuoco sulla terra” e ora si trova nell’attesa che Dio lo accenda.

Che senso dare a questo fuoco? Appellandosi ai grandi profeti di una volta, a Geremia e a Isaia in particolare, i discepoli sanno già che il fuoco è il simbolo della parola di Dio e del giudizio divino purificatore. Essi si chiedono: il fuoco è forse la predicazione del loro Maestro, destinata a portare grande frutto? O forse questo fuoco fa riferimento proprio all’imminente giudizio di Dio per questo mondo e Gesù stesso è nell’attesa di questo evento?

2. “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”
Gesù sta svelando ai suoi discepoli la sua missione. Guardando al domani, egli si sente “angosciato”, perché vede già la sua passione come un “sommergere” (dal greco “baptizein”) nelle onde della sofferenza. Qui, a Gerusalemme, egli compirà tutto con il suo battesimo, ossia la sua morte.

Il battesimo del Figlio dell’uomo è condizione preliminare alla venuta dello Spirito Santo. Fra poco egli manderà questo fuoco sulla terra e allora il fuoco non sarà il segno del giudizio divino, bensì il dono più grande che egli stesso, il Signore di tutti, comunicherà agli uomini. Ma fino a quel momento di salvezza e di gioia si deve passare attraverso la sofferenza.

3. “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?”
Le parole di Gesù sono veramente sconcertanti per i discepoli. Anche essi devono passare per la stessa strada della sofferenza? Ma non è proprio lui, Gesù, il Figlio sceso dal Padre, che ha aperto agli uomini un rapporto nuovo con Dio? Cosa significano le sue parole sulla pace? Non è proprio lui, il loro Maestro, colui che si è manifestato come il Messia che inaugura la pace tra gli uomini, una pace che sarà pienamente compiuta nel regno di Dio?

Le parole di Gesù svelano il loro significato nella vita della prima comunità di discepoli. Arbitrariamente, i discepoli capiscono il significato profondo della loro scelta di vita proprio nella sofferenza. Infatti essi già vedono che l’annuncio stesso di Gesù avviene in un mondo dove esistono il rifiuto e l’odio e che l’accoglienza del vangelo provoca inevitabilmente separazione e divisione fra gli uomini.

“D’ora innanzi”, il tempo, quello della sequela di Gesù e della trasmissione del vangelo, quello della sofferenza e del conflitto, è un vero segno. In questo tempo i veri discepoli vivono la vita con perseveranza e “tengono fisso lo sguardo su Gesù, che dà origine alla fede e la porta a compimento”.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)

“O Dio, che nella croce del tuo Figlio,
segno di contraddizione, riveli i segreti dei cuori,
fa’ che l’umanità non ripeta
il tragico rifiuto della verità e della grazia,
ma sappia discernere i segni dei tempi
per essere salva nel tuo nome”
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