joi, 19 septembrie 2013

Uno stile nuovo di vita - XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

CONDIVISIONE E COMUNIONE
“Uno stile di vita ”
Qo 1,2;2,21-23; Sal 89; Col 3,1-5.9-11; Lc 12,13-21

La spartizione dell’eredità tra i fratelli
porta a divisione e separazione.
Gesù non entra in questi discorsi.
Egli è venuto per servire e unire
e non per fare il giudice o il mediatore.
L’occasione invece è accolta
per proporre uno stile di vita
che amministra i beni affidati
e si allontana da ogni cupidigia.
Vivendo in questo modo,
la vita del discepolo si arricchisce presso Dio,
perché è vissuta come dono,
è condivisa con i fratelli
ed è orientata verso il cielo.
Il contesto: il pericolo delle ricchezze

Gesù insegna ai suoi discepoli ad avere fiducia in Dio, il Padre di tutti che provvede sempre il pane per ogni giorno. La sicurezza dei discepoli sta nell’amore del Padre e nella comunione con i fratelli. Ora, interrogato da uno anonimo, Gesù parla di uno stile di vita in riferimento ai beni materiali. Questi sono un dono di Dio, uno strumento per colmare i bisogni quotidiani e una possibilità di condivisione con gli altri. Il discepolo è solo un economo saggio, un amministratore che sa usare i beni a lui affidati secondo la loro natura e destinazione.
Gesù è il Maestro. Egli insegna ai discepoli come usare i beni.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’uso delle ricchezze.
  • La prima lettura afferma che tutte le cose sono vanità e domanda: “Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole?”.
  • Nella seconda lettura Paolo afferma che la vita nuova in Cristo, liberata da pratiche antiche, richiede uno nuovo stile di vita: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.
  • Nel vangelo Gesù presenta la parabola dell’uomo ricco ed esorta: “Chi accumula tesori per sé, non si arricchisce presso Dio”.

La prospettiva: “l’eredità”, “lontani da ogni cupidigia”, “arricchirsi presso Dio”

1. “Uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità»”
Un anonimo della folla interrompe il discorso di Gesù sulla preghiera e sull’accoglienza della parola e fa entrare in scena il tema del possesso dei beni. Costui espone il suo problema di eredità, chiedendo al Maestro di intervenire nella disputa tra lui e il suo fratello nella spartizione dei beni; desidera che ognuno viva per sé.

Sin dalle prime parole, questa è una ragione di litigio, causa di divisione e di odio. La separazione! Si tratta di uno stile di stare al mondo che ha come punto di riferimento di tutto il proprio io. Solo l’io! E gli altri? E la relazione di fratellanza ... e la fiducia nell’unico Padre che provvede il pane ogni giorno per tutti? Gesù non si lascia trascinare in questi discorsi, non dà alcuna risposta. Infatti, egli dice chiaramente che non è venuto per fare “il giudice o il mediatore”, per dare a ciascuno il suo e, di conseguenza, per premiare alcuni e condannare gli altri.

2. “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia”
Gesù parla non solo a colui che gli ha chiesto di dividere in modo giusto l’eredità, ma a tutti quelli che lo ascoltano. Egli esorta tutti a tenersi lontani da ogni tentazione di cercare la sicurezza della vita nella ricchezza accumulata. I beni materiali non aumentano alcuna garanzia di fronte ad una esistenza transitoria, destinata a passare. L’avidità sfrenata di possesso imprigiona, porta a una identificazione con ciò che si possiede.

Gesù sta dicendo che “ogni cupidigia” copre il vero orizzonte dell’uomo e poi lo fa pensare solo a se stesso, lo chiude sempre di più agli altri, lo allontana da Dio, lo sostituisce perfino a Dio. Questo è il caso dell’uomo ricco che si ingabbia e si esprime nell’avere di più. Che cosa fa praticamente? Scambia la benedizione di Dio con “i miei raccolti”, il progetto divino con “i miei magazzini”, il dono della provvidenza con “i miei beni”, l’amore del Padre con “la mia vita”. E dove arriva? Purtroppo, egli sacrifica la vita al suo programma, che consiste nel consumare tutto nella soddisfazione dei beni. Questo è il fine: ridurre la vita alla falsa sicurezza dell’accumulo.

L’atteggiamento sfrenato dell’uomo possidente fa dipendere la sua vita dai beni e distrugge ciò che egli stesso è. Costui non riconosce più che la sua vita proviene dal Padre e quindi non si riconosce suo figlio e fratello di tutti. Costui cambia l’ordine dei valori: al posto del ringraziamento per il dono ricevuto mette il desiderio di avere di più e al posto della condivisione incentiva l’accumulo senza alcun controllo. La conseguenza è inevitabile: la vita è in preda ai beni e l’accumulo diventa riserva di morte.

3. “Chi accumula tesori per sé, non si arricchisce presso Dio”
Gli uditori di Gesù sono messi di fronte alla loro situazione. Essi si trovano di fronte a questa domanda: a che cosa servono all’uomo la spartizione dell’eredità e il cumulo di beni? Davvero ai beni materiali è proibito varcare la soglia della trascendenza e quindi la vita non può essere mai assicurata dal cumulo posseduto. Quanto sono attuali e vere le parole dell’antico saggio: ”Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa”. “Tutto è vanità!”.

Qua giù ce n’è di vanita. I beni sono mezzi, ma la cosa più bella è che tutta la vita è il dono più grande che mette le persone in comunione tra di loro e con il Padre. Questa è la prospettiva del discepolo. Il suo stile di vita lo avvicina ai fratelli attraverso la condivisione e lo libera dalla tentazione dei beni, in quanto questi sono solo strumenti che arricchiscono presso Dio.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, principio e fine di tutte le cose,
che in Cristo tuo Figlio
ci hai chiamati a possedere il regno,
fa’ che operando con le nostre forze
a sottomettere la terra
non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo,
ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te”.
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