luni, 3 octombrie 2016

"Gesù, abbi pietà" - XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

I DIECI LEBBROSI
“Gesù, abbi pietà”
2Re 5,14-17; Sal 97; 2Tm 2,8-13; Lc 17,11-19

Il Maestro di Nazareth
- “colui che sta in alto” -
è chiamato per nome
ed è invocato da dieci lebbrosi:
“Gesù, abbi pietà di noi”.
Essi sanno e credono che solo Gesù
può portare la salute nella loro vita.
Il dono ricevuto sarà molto grande
e colui che lo riceverà,
un samaritano,
festeggerà alla stessa mensa
e ringrazierà insieme ad altri fratelli.
 

Il contesto: il lebbroso riconoscente
Gesù è arrivato all’ultima tappa del suo cammino verso Gerusalemme. Questa volta, prima ancora di entrare in un villaggio, gli vengono incontro dieci lebbrosi che da lontano lo chiamano per nome, invocando: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vede, Gesù li manda dai sacerdoti e sulla strada essi sono mondati dall’obbedienza alla sua parola. L’unico riconoscente per il dono ricevuto è un samaritano, che ritorna da Gesù e racconta tutto. Costui si vede mondato e ora può rientrare a casa, per dare a tutti la buona notizia e per vivere con gioia la sua fede.
Gesù è il Maestro. Egli guarisce dieci lebbrosi e loda la fede di uno di loro.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi della gratitudine e della fede.
  • Nella prima lettura si racconta la guarigione di Naamán il Siro che, riconoscente per il dono della salute, confessa: “Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele”.
  • Nella seconda lettura Paolo esplicita la sua scelta di fede in Gesù Cristo, “per il quale soffre fino a portare le catene come un malfattore”, e poi esorta: “Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo”.
  • Nel vangelo Gesù guarisce dieci lebbrosi e loda il gesto di riconoscenza di uno di loro che è ritornato e a cui dice : “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”

La prospettiva: “abbi pietà di noi!”, “dove sono?”, “la tua fede ti ha salvato!”

1. “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”
Sono in dieci. Contaminati tutti dalla lebbra, essi vivono isolati. A loro è assolutamente vietato avvicinarsi agli altri, lavorare insieme a conoscenti o stranieri e partecipare alla liturgia sinagogale. Essi sono soli, immondi ed esclusi, con la loro malattia che giorno dopo giorno contamina e divora la loro vita. Sul loro cammino c’è tanta sofferenza e c’è buio, ma c’è anche un raggio di speranza, a cui la vita si aggrappa. Fortunatamente anche essi hanno sentito parlare di Gesù, il “maestro” (dal greco “spistátes”, “uno a cui è riconosciuta un’autorità”, “colui che sta in alto”) e sanno di avere ancora una speranza, quella di non aver perso ancora tutto. A distanza da tutto e da tutti essi aspettano e sperano.

Il giorno della salvezza è arrivato. I dieci lebbrosi vedono Gesù che sta per entrare in un villaggio. Questa volta non gridano più: “Immondo, immondo!”, la voce prescritta dalla legge, ma esprimono il bisogno presente nel loro cuore: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Chiamano per nome colui che può salvare: “Gesù” (dall’ebraico “Yēshūa”, “Dio salva”). Essi sanno e credono che solo Dio può guarire. Annota il vangelo che Gesù ascolta sempre il grido del misero. Pur essendo lontani, egli li vede, esaudisce la loro preghiera e ordina loro di andare dai sacerdoti. La guarigione di tutti i dieci avviene dopo, a distanza, sulla strada verso Gerusalemme, attraverso l’obbedienza a quanto Gesù ha detto loro. Questa è l’obbedienza della fede.

2. “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?”
Sembra incredibile, ma solo uno di quei dieci “vede di essere guarito”. Infatti, egli riconosce nell’opera di Gesù l’intervento divino e “torna indietro”, cioè ritorna a Dio, il suo fine. Egli cambia la malattia in benedizione e “loda Dio a gran voce” per l’arrivo dei tempi messianici. Costui, un samaritano, incontra personalmente Gesù, si prostra ai suoi piedi e lo ringrazia. Il suo gesto è adorazione.

Gesù chiede al samaritano ora guarito: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?” In qualche modo, a colui che ha davanti, al credente, egli chiede conto degli altri non ritornati e che mancano ancora alla festa di ringraziamento. Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di uno straniero?

3. “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”
Colui che ha invocato il Maestro, che ha creduto alla sua parola e che lo ha ringraziato, ora sente da Gesù parole di grazia: “Alzati e cammina”. Oramai egli ha una vita nuova tutta da scoprire e da vivere e davanti gli sta una missione, appunto quella di un samaritano in viaggio, testimone dell’amore divino che salva.

La guarigione è avvenuta sicuramente per tutti e dieci, ma solo uno è arrivato ad un’adeguata risposta di riconoscenza e si lascia cambiare da Gesù. Proprio uno straniero “ringrazia”, cioè “fa eucaristia”, riconoscendo la misericordia e accogliendo la venuta del tempo nuovo nella persona di Gesù. “Uno solo” entra nell’economia del dono salvifico. Gli altri nove forse sono ancora a Gerusalemme per compiere la Legge.

Da allora, nel tempo dell’uomo fa irruzione il tempo nuovo di Gesù. Alcuni hanno incontrato già Gesù, come Zaccheo o come quella donna peccatrice, come quel cieco o come Saulo sulla strada di Damasco. Tutti loro hanno sentito le stesse parole del Maestro: “La tua fede ti ha salvato”. Altri, tra cui quei nove che hanno sentito le parole di grazia e sono stati guariti, sono ancora in cammino, in cerca di Gesù il Cristo.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, fonte della vita temporale ed eterna,
fa’ che nessuno di noi
ti cerchi solo per la salute del corpo:
ogni fratello in questo giorno santo
torni a renderti gloria per il dono della fede,
e la Chiesa intera sia testimone della salvezza
che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio”.

I miei pensieri
“La gloria di Dio è l’uomo vivente” (S. Ireneo)
Il dono della fede è fiducia in una parola, in una persona, in colui che solo può salvare, Gesù Cristo.
La risposta della fede è ringraziamento per una parola, ad una persona, a colui che si è avvicinato a tutti, Gesù Cristo.  
Trimiteți un comentariu