miercuri, 30 octombrie 2013

Il giudizio definitivo - Comemorazione di Tutti i Defunti (2014)

TUTTI I DEFUNTI (II)
Il giudizio definitivo
Is 25, 6a.7-9; Sal 24; Rm 8, 14-23; Mt 25, 31-46

Alla fine dei tempi
ci sarà una separazione netta.
Allora sarà Dio che dividerà
tra chi è destinato alla beatitudine
e chi alla perdizione.
Il giudizio finale sarà in base all’amore
vissuto nell’incontro con l’altro.
I gesti di amore e di attenzione
verso il fratello povero,
diventato l’impronta dell’amore divino,
sono autentici gesti rivolti a Gesù stesso.

Il contesto: la venuta del Figlio dell’uomo
Gesù arriva alla fine del suo ultimo discorso. Egli già intravede l’indomani velato di grande mistero di sofferenza e di morte. Perciò desidera parlare della sua venuta finale a quelli che lo seguono. Poco prima, raccontando le due parabole delle dieci vergini e dei talenti, esortava alla vigilanza nella fede e all’operosità nel bene. Ora, all’interno di una grandiosa cornice escatologica, egli descrive l’impressionante scena del giudizio finale. Alla fine tutti i popoli lo incontreranno. Egli verrà nella sua gloria e giudicherà secondo l’amore o l’indifferenza che ognuno ha avuto verso i fratelli più piccoli e bisognosi.
Gesù è il Figlio dell’uomo. Egli verrà nella sua gloria e farà entrare i suoi nel regno di Dio.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema del giudizio finale.
  • Nella prima lettura Isaia profetizza il giorno in cui il Signore eliminerà la morte per sempre: “In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande”.
  • Nella seconda lettura Paolo dice: “Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”.
  • Nel vangelo Gesù racconta una parabola sul giudizio finale, in cui specifica: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

La prospettiva: “tutti i popoli”, “venite”, “l’avete fatto a me”

1. “Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli”
Il vangelo dice che alla fine saranno convocate tutte le nazioni davanti al trono di Dio. In modo esplicito parla di un giudizio universale, di una separazione netta compiuta in base al comando dell’amore. Questo giudizio spetta solo a Dio. Alcuni saranno destinati alla vita eterna. Questi entreranno nel “regno” e saranno insieme con Gesù. Sono quelli che hanno agito come figli del Padre e hanno preso cura dei fratelli. Altri invece saranno destinati alla morte per sempre.

Tante domande e perplessità invadano quelli che ascoltano quest’ultimo discorso di Gesù. È possibile che tutto sia una questione di appartenenza, di alleanza, di vita, o di esclusione, di allontanamento, di morte? In gioco sono la salvezza e la condanna. Si tratta forse solo di riconoscere e seguire o di rifiutare e negare Gesù? C’è un privilegio per il popolo ebraico, il popolo dell’alleanza, in quanto è depositario della salvezza di Dio e perché ha Dio come re-pastore. Questo è il vantaggio dell’appartenenza al popolo di Dio. Ora si tratta invece di un cambiamento: la salvezza è in Gesù il Cristo. L’intera umanità è sospinta proprio da Dio davanti al trono del suo Figlio, diventato il punto di convergenza di tutta la storia e di tutti i popoli. La partecipazione alla salvezza d’ora in poi è forse segno di buona volontà? Questa salvezza è rivolta a tutti, indistintamente, in un progetto di salvezza che Dio attua nel suo Cristo? Il comportamento profondamente umano, espresso in relazione all’altro, particolarmente al povero e al bisognoso, può diventare criterio di appartenenza al regno di Dio?

2. “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi”
Il quadro è escatologico. Lo scenario crea una tensione tra passato e futuro e chiede al presente un coinvolgimento totale e una forte decisione. Venite! Questo è l’invito del re-giudice, ossia del Figlio del uomo, Gesù il Cristo, il pastore e il Signore di tutti. La salvezza è partecipare al regno di Dio insieme agli altri fratelli, è gioire della benedizione del Padre.

Ora la salvezza è per tutti coloro che hanno incontrato il Cristo, identificato con l’umiltà e la piccolezza di chi ha fame e sete, di chi è straniero, nudo, debole, carcerato. Gesù, che si è fatto ultimo di tutti, è colui che si lascia incontrare nel fratello povero, riconosciuto sotto le vesti dell’ultimo e dell’infimo. Accogliere quest’ultimo significa accogliere Gesù il Cristo.

3. “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”
Quelli che ascoltano questa “buona notizia” sanno oramai che nella persona dell’altro è presente Gesù. Si apre un varco di speranza, un ampio orizzonte d’incontro in cui Gesù, con la sua presenza misteriosa ma interpellante, si fa presente anche sulla loro strada. Questo è un modo nuovo di vivere la fede. I loro semplici gesti di amore e di attenzione verso l’altro diventano autentici gesti di amore e di attenzione rivolti a Gesù stesso. Il Gesù del vangelo e della fede si lascia scoprire nella persona dell’altro, diventato l’impronta dell’amore divino e luogo d’incontro. Ed è proprio quest’incontro di amore, possibile e misterioso, che fa sgorgare la salvezza promessa sia per chi ascolta questo vangelo sia per ogni uomo di buona volontà.

Questo è molto significativo: il giudizio divino non stabilisce chi è buono e chi è cattivo, bensì definisce solo la destinazione di ciascuno in base al proprio orientamento esistenziale deciso nel corso della vita. Solo qui c’è un tempo per amare e per servire, per il cambiamento e per la conversione. Benedetto è chi si pone al servizio degli altri, sia pur in modo inconsapevole. Solo qui c’è un tempo per ignorare o rifiutare. Alla fine sarà solo il giudizio. Il tempo presente è il momento decisivo in cui ognuno, credente o no, proprio nell’incontro con la persona del povero fa la scelta per Dio o contro Dio. Nell’aldilà, cioè oltre la soglia della morte, sarà soltanto una presenza non felice o eternamente felice.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti,
che ci hai salvati con la morte e risurrezione del tuo Figlio,
sii misericordioso con i nostri fratelli defunti;
quando erano in mezzo a noi
essi hanno professato la fede nella risurrezione:
tu dona loro la beatitudine senza fine”.

I miei pensieri
“Il giudizio divino non stabilisce chi è buono e chi è cattivo, bensì definisce solo la destinazione di ciascuno in base al proprio orientamento esistenziale deciso nel corso della vita”. 
“Benedetto è chi si pone al servizio degli altri, sia pur in modo inconsapevole”.
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