vineri, 30 septembrie 2016

Quanto un granello di senape - XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

LA FEDE DELL’APOSTOLO
Quanto un granello di senape
Ab 1,2-3;2,2-4; SAL 94; 2Tm 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10

“Signore, accresci in noi la fede!”.
Questa richiesta di qualità
fatta dagli apostoli a Gesù
apre il discorso
della fede quale un granello di senape
e del servizio dovuto e gratuito.
Gli apostoli arrivano presto a vedere
che il loro servizio trova la sua forza
nell’appartenenza a Cristo
e ha la sua origine
nell’ineffabile amore di Dio
per ogni uomo e ogni donna.

Il contesto: varie raccomandazioni
Gesù è ancora alla mensa insieme ai discepoli. Questi conoscono già la via scelta dal loro Maestro, cioè l’impegno totale al servizio degli altri, e comprendono bene il luogo privilegiato dei poveri e dei deboli. Gesù ha appena parlato dello scandalo che porta il fratello al male e della correzione fraterna che aiuta a uscire dal peccato. Ora, di fronte alla richiesta dei discepoli: “Accresci in noi la fede”, egli sposta l’attenzione verso di loro e presenta l’immagine del granello di senape e la parabola del servizio umile.
Gesù è il Maestro. Egli parla della fede e dà varie raccomandazioni ai suoi apostoli.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema della fede.
  • Nella prima lettura il profeta Abacuc dice: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta: “Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù”.
  • Nel vangelo Gesù apprezza la forza della fede e invita i suoi discepoli all’umiltà: “Anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»”.

La prospettiva: “accresci in noi la fede!”, “un granello di senape”, “servi inutili”

1. “Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!»”
Gesù ha appena finito di parlare dello scandalo che porta il fratello al male e della correzione fraterna che aiuta a uscire dal peccato. Subito dopo, gli apostoli riflettono su quanto è stato detto e intuiscono che all’interno della loro comunità i rapporti necessitano di po’ di vigore. Accettare l’altro per amore è impegnativo, è vera occasione di misericordia e di uso corretto della propria libertà. Sono essi già preparati per una tale missione? Essi si rendono conto sempre di più che la loro, certo, non è una comunità di “giusti”, ma una di perdonati, in cammino di conversione.

Gli apostoli prendono coscienza della loro grande missione. A che cosa pensano? Si sentono forse inadeguati al loro compito? Si rendono conto che la loro piccola comunità ha bisogno senz’altro di una nuova forza? Il vangelo non dà risposte a queste domande, ma afferma solo che gli apostoli hanno trovato come soluzione questa richiesta: “Signore, accresci in noi la fede!”. Essi sanno di avere fede e quindi chiedono a Gesù di intervenire a loro favore.

2. “Se aveste fede quanto un granello di senape…”
La fede è simile al granello di senape, ma ha una forza vitale che può sradicare perfino il gelso con radici profonde e poi lanciarlo in mare. Questa immagine paradossale è veramente forte. Essa pennella l’immagine dell’apostolo con fede in Dio. Anche se la sua fede è piccola, l’apostolo sa di avere una forza che può realizzare ciò che sembra impossibile.

Gesù sta dicendo ai suoi che la forza della fede in Dio, malgrado le difficoltà di ogni giorno, realizza rapporti significativi tra fratelli e sorelle e quindi edifica la comunione nella stessa comunità. Si tratta proprio di quella forza che sradica tutto quello che non va dall’intimo delle persone e dal centro della loro comunità, e poi lo lancia nell’abisso del mare. È la fede appunto che spinge ad andare incontro ai fratelli e alle sorelle più deboli, con gesti concreti di riconciliazione e di perdono. Infatti, questa è una fede autentica, rinnovatrice e generatrice di rapporti forti tra fratelli e con Dio.

3. “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”
La fede dell’“apostolo” (dal greco “apóstolos ”, “inviato”) serve al suo lavoro di annuncio e di servizio che lo rende simile a chi l’ha inviato. I simboli della parabola svelano chi è e cosa fa l’apostolo: egli è uno “servo”, in quanto appartiene e dipende dal suo Signore; egli è inviato prima ad “arare”, ossia ad essere il seminatore del vangelo, e poi a “pascolare”, cioè a curare i fratelli sull’esempio del buon pastore. Trovatosi in mezzo agli altri, l’apostolo è uno distaccato da sé e dalle cose, uno che serve liberamente e per amore, in modo gratuito.

Dalla parabola raccontata gli apostoli capiscono che Gesù li ha associati alla sua missione. In qualche modo, essi possono dire che Gesù dà loro la libertà di essere come lui: seminatori della buona novella, pastori del gregge affidato, servi e collaboratori dei poveri. Essi sono di Gesù il Cristo. Di conseguenza gli apostoli sono “semplicemente servi” (con riferimento al greco “doulos achreios”), quelli che “arano e pascolano”, ed esercitano la loro missione senza alcun guadagno e senza meritare nulla.

Il servizio degli apostoli non è mai nella logica del dare e avere. Anzi, di sua natura, questo servizio è necessariamente verso l’altro ed è gratuito. Non è assegnato agli apostoli come un merito, né davanti all’altro, né tantomeno davanti a Dio. Nessuno lo può meritare! Questo servizio è insieme dovuto all’altro, gratuito e con amore: è un lavoro che ha la sua forza nella fede in Gesù Cristo e che trova la sua origine nell’ineffabile amore di Dio per il mondo.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede
quanto un granello di senapa,
donaci l’umiltà del cuore,
perché, cooperando con tutte le nostre forze
alla crescita del tuo regno,
ci riconosciamo servi inutili,
che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore”.

I miei pensieri
Il servizio dell’apostolo tende necessariamente verso l’altro e di sua natura è gratuito: la sua forza è nella fede in Gesù il Cristo e la sua origine si trova nell’ineffabile amore di Dio per l’uomo.
Il lavoro apostolico è insieme dovuto all’altro, contratto gratuito e servizio amorevole.
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