vineri, 4 noiembrie 2016

Domande sulla risurrezione - XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

GESÙ E I SADDUCEI
“Domande sulla risurrezione”
2Mac 7,1-2.9-14; Sal 16; 2Ts 2,16-3,5; Lc 20,27-38

I veri credenti hanno la loro speranza
nell’amore eterno del Dio vivente.
Nell’altro mondo
essi partecipano alla vita in Dio:
raggiungono l’immortalità.
Quelli che sono trovati giusti
non possono più morire,
perché sono come gli angeli,
o meglio, sono figli di Dio.



Il contesto: discussioni con i capi di Israele
Gesù è a Gerusalemme e già ha avuto delle discussioni con i capi del popolo e alcuni conflitti con i sacerdoti e gli scribi. Questa volta si trova in una disputa con i sadducei. Questi, anche se dicono che non c’è risurrezione, presentano a Gesù il caso classico di una donna che ha sposato sette uomini. La loro intenzione è mettere in ridicolo Gesù e deridere la fede nella vita eterna. Gesù ascolta e poi risponde loro facendo appello alla promessa di Dio fatta ad Abramo, ad Isacco e a Giacobbe, sottolineando la potenza dell’amore di Dio per ogni uomo, amore che dura in eterno. Alla fine Gesù accentua che Dio “non è dei morti, ma dei viventi”.
Gesù è il Maestro. Egli dice che i morti risorgono in forza della vita che Dio conferisce loro.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema della risurrezione dei morti.
  • Nella prima lettura l’autore sacro racconta il martirio di quattro dei sette figli di una madre ebrea e confessa la loro fede nella risurrezione: “Il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta i fratelli di Tessalonica: “Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene”.
  • Nel vangelo Gesù parla con i sadducei e dice: “Quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio”.

La prospettiva: “alcuni sadducei”, “uguali agli angeli”, “tutti vivono per lui”

1. “Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione”
Famosi seguaci di Zadoc, sacerdote di Davide, i sadducei hanno la loro scuola di pensiero che ammette solo l’autorità del Pentateuco. Essi fanno parte dell’aristocrazia sacerdotale. Formano una classe di ricchi possidenti, molto pratici, ma come orientamento teologico sono dei conservatori. Accettando come rivelazione solo gli scritti di Mosè, essi rifiutano uno sviluppo graduale della rivelazione biblica e negano la risurrezione dei morti e l’esistenza degli angeli.

Questi sadducei pensano ad un tranello, una sorta di dibattito malizioso. Essi sanno che il Maestro di Nazareth condivide con i farisei e con il popolo l’esistenza della risurrezione dei morti, perciò si avvicinano a lui con intento polemico sia per deridere la fede nella vita eterna sia per coglierlo in fallo. Essi citano la prescrizione di Mosè sul levirato, un’antica usanza semitica tra cognati che dovevano sposare la vedova per assicurare una discendenza al defunto senza figli e una sicurezza alla donna. Quindi i sadducei espongono un caso: uno dopo l’altro, sette fratelli “prendono in moglie” la stessa donna, ma nessuno riesce ad avere dei discendenti. Supponendo che c’è la risurrezione, di chi sarà moglie la donna? La risurrezione non è forse impossibile e assurda? Se tutti e sette l’hanno avuta in moglie, come potrebbero godere nell’aldilà della vita matrimoniale, in particolare delle gioie e dei figli?

2. “Quelli che sono giudicati degni della vita futura (…) non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio”
Gesù propone una prospettiva originale rispetto a quella dei sadducei. Esistono due condizioni di vita. In questa vita, ossia per “i figli di questo secolo”, c’è una prospettiva materiale in cui il matrimonio è necessario. Nell’altra vita, che è radicalmente diversa da quella attuale, c’è invece solo una prospettiva spirituale in cui si raggiunge l’immortalità presso Dio. Non ci sarà più bisogno di matrimonio e di procreazione. Sarà solo l’amore: la pienezza dell’uomo e la pienezza di Dio. Si vivrà in Dio. Nell’altro mondo i giusti, cioè “quelli che sono giudicati degni di vita futura e della risurrezione, neppure possono più morire”, e questo “perché sono uguali agli angeli”. Essi sono “figli di Dio”.

Gesù afferma poi che l’Eterno Vivente (“Yahweh”, “Io sono colui che è”, “Io sono l’esistente”), il Dio dell’amore rivelato a Mosè, è la sorgente di ogni vita. È Lui che fa risorgere i morti in forza della vita che conferisce loro. In questo senso le Scritture stesse sono una testimonianza: la potenza dell’amore di Dio è per ogni uomo sia in questa vita sia nell’altra vita. È fedeltà eterna! Si tratta dell’amore di Dio, che è un amore eterno. Dio è dei viventi, è di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, è dei figli della risurrezione.

3. “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”
Dalle Scritture i sadducei sanno ormai che gli angeli sono chiamati “figli di Dio”. Ora Gesù invita tutti loro a passare da una concezione materiale della vita futura a una visione spirituale di eternità, in cui la risurrezione dei morti è un evento salvifico. La comunione delle persone, possibile sulla terra nella specificità della mascolinità e della femminilità, raggiungerà perfetto compimento nella vita di risurrezione. I figli della risurrezione sono figli di Dio: è Dio che nella sua misericordia dà loro la vita eterna; sono loro che incessantemente amano Dio, per godere eternamente della felicità. Questa è la vita presso Dio.

L’immortalità è la caratteristica dell’essere come gli angeli. Grazie alla risurrezione, i salvati sono introdotti nella vita divina e sono figli di Dio. Nel futuro escatologico colui che è risorto ed è diventato immortale partecipa per sempre alla risurrezione di Gesù il Cristo. Questa è la novità radicale da scoprire e da vivere nella casa del Padre.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
O Dio, Padre della vita e autore della risurrezione,
davanti a te anche i morti vivono;
fa’ che la parola del tuo Figlio, seminata nei nostri cuori,
germogli e fruttifichi in ogni opera buona,
perché in vita e in morte
siamo confermati nella speranza della gloria”.

I miei pensieri
La vita eterna è il dono offerto dalla misericordia di Dio ai risorti diventati per sempre come gli angeli, o meglio figli di Dio.
Coloro che sono risorti e sono diventati immortali partecipano per sempre alla risurrezione di Gesù il Cristo: questa è la novità radicale da scoprire e da vivere nella casa del Padre.
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