vineri, 18 noiembrie 2016

Per amore - XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

CRISTO RE
“Per amore”
2Sam 5,1-3; Sal 121; Col 1,12-20; Lc 23,35-43

Cosa può sfuggire ai discepoli
che hanno seguito da vicino Gesù?
Il loro Maestro,
un povero tra i più poveri,
ora è inchiodato alla croce.
Perché una tale sorte?
Gesù, il loro re?
Egli non ha fatto nulla di male!
Parole di grazia
risuonano ancora dall’alto della croce:
da oggi il paradiso è per tutti.

Il contesto: la crocifissione di Gesù
L’evangelista Luca racconta il giudizio di Gesù di fronte al procuratore romano e, tralasciando il momento della flagellazione, descrive immediatamente l’esecuzione della pena. Prima egli presenta la “via crucis” sulle vie centrali e più affollate di Gerusalemme. Qui Gesù si lascia aiutare da Simone di Cirene e parla alle figlie di Gerusalemme. Poi, in poche parole, Luca specifica la crocifissione di Gesù tra due malfattori sul luogo chiamato Cranio, riporta le parole di perdono pronunciate da Gesù e annota la spartizione delle vesti di Gesù da parte dei soldati. Ora al centro è Gesù in croce. Alcuni lo guardano e lo contemplano, altri lo prendono in giro e lo scherniscono. Nella parte superiore della croce, sopra la sua testa, pende l’iscrizione: “Costui è il re dei giudei”.
Gesù è il Cristo di Dio. Egli offre la sua vita per amore dei fratelli.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema della regalità.
  • Nella prima lettura l’autore sacro racconta come i capi delle tribù del Nord proclamino anche loro Davide come re: “Il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele”.
  • Nella seconda lettura Paolo parla ai colossesi dell’opera redentrice di Gesù il Cristo: “Il Padre ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati”.
  • Nel vangelo Luca presenta la scena della crocifissione e dà testimonianza della scritta che pende sopra la testa di Gesù: “Costui è il re dei giudei”.

La prospettiva: “stava a vedere”, “il re dei Giudei”, “oggi con me sarai nel paradiso!”

1“Il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù”
A ovest di Gerusalemme si trova un rilievo chiamato Cranio (dall’aramaico “Gûlgaltâ”, “luogo del cranio”). Qui, alla presenza di una numerosa moltitudine di popolo e di donne, Gesù viene inchiodato alla croce. Il popolo guarda tutto. Non si associa agli insulti che si sentono e dei quali sono responsabili i loro “capi” (dal greco “archontes”) e i soldati. Non si sente responsabile di quello che succede a Gesù. Guarda soltanto, dal posto in cui si trova.

I presenti sanno che il Maestro di Nazareth è ben voluto dal popolo. Infatti, nel cammino di Gesù verso Gerusalemme, tanti di loro lo hanno seguito proprio dalla Galilea. Hanno sentito le sue parole di grazia e sono stati affascinati da lui. Hanno visto i suoi gesti, tutti miracolosi, gesti che hanno rimesso a testa alta chi si è avvicinato a lui. Certamente non possono dimenticare i momenti che hanno condiviso con lui sulle strade, nelle piazze, intorno alla tavola. Lo considerano uno dei loro. Lo chiamano ancora “Maestro”, pur essendo il più povero tra i poveri … e adesso crocifisso. Perché allora una tale sorte?

2. “Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei giudei»”
Più di uno vede una tavola posta sopra il capo di Gesù, sulla quale si legge: “Costui è il re dei giudei”. Delle domande sorgono inevitabilmente: “Perché proprio queste parole? Gesù, il loro re? Che sia proprio questo il motivo della sentenza? E perché hanno appeso sulla croce due malfattori, uno alla sinistra e un altro alla sua destra?”

I presenti sentono insulti persino da parte di un malfattore crocifisso. Quest’ultimo sa che Gesù è innocente e sfida Gesù a salvare non solo se stesso, ma anche lui e il suo compagno. Il malfattore è arrabbiato a morte. Pur essendo appeso alla croce, egli non manifesta nessun timore di Dio. Non può capire come mai il Cristo, di cui aveva sentito tante volte e che ha fatto bene ai ciechi, agli storpi, ai paralitici, ora non interviene. Gesù che sanava tutti è là, crocifisso vicino a lui, ma perché è totalmente rassegnato? Non è lui il Cristo?

Forse tutti aspettano un miracolo o magari una spiegazione. Ma, niente! Gesù tace e non risponde. Al suo posto, invece, parla “l’altro” malfattore, che riconosce la conseguenza delle sue azioni e del suo compagno, appunto la crocifissione. Egli dice: “Gesù invece non ha fatto nulla di male”. Egli sente che le energie della sua vita sono rimaste poche, ma non si arrende ancora. Alza la testa e guarda. Vede la gente e vede ancora lo stesso volto misericordioso di “Gesù”, che significa “Dio salva” e trova la forza di una invocazione: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

3. “Gesù gli disse: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»”
Il vangelo consegna parole di grazia proclamate dall’alto della croce. Amen! È l’amen di Gesù che guarda il volto e che sente la preghiera del pentito. Fra poco, gli sta dicendo Gesù, proprio in quest’”oggi” (dal greco “sêmeron”) la sua invocazione sarà esaudita. Egli, il malfattore, sarà con lui nel “paradiso”, nel “giardino” dell’Eden, e godrà la felicità, la piena comunione con Dio.

Davanti al popolo che guarda c’è l’oggi della croce, il momento di grazia che compie la salvezza e apre le porte del paradiso. Il dono più grande di Dio! Questo è l’oggi in cui il Cristo entra nel suo regno e porta con sé il primo dei salvati, con cui ha condiviso la bellezza dell’umanità, l’iniquità del giudizio, la sorte in croce, la vittoria sulla morte. È proprio qui, sul Golgota, che Gesù il Cristo inaugura il suo regno e apre ai suoi fratelli la prospettiva della vita eterna presso Dio.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre;
fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio,
e come lui doniamo la nostra vita
per amore dei fratelli,
certi di condividere la sua gloria in paradiso”.

I miei pensieri
Il vangelo consegna parole di grazia proclamate dall’alto della croce. Oggi il giardino del Eden è di tutti. Amen! È l’amen di Gesù ed è per ogni uomo in cerca di Dio.
“Una domanda ancora aperta: perché la sorte della crocifissione per Gesù di Nazareth, il più povero tra i poveri, che ha fatto sempre del bene a tutti?
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