marți, 24 decembrie 2013

Gesù, Maria e Giuseppe - La sacra famiglia di Nazareth (2013)

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH
“Gesù, Maria e Giuseppe”
1Sam 1,20-22.24-28; Sal 83; 1Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52

Il pellegrinaggio annuale al tempio
evidenzia la sapienza di Gesù e la fede dei suoi genitori,
anticipa sin da ora il viaggio pasquale,
parte centrale di un disegno di salvezza.
Gesù dodicenne affascina i sapienti della Legge
ed esprime la “profezia” del suo domani:
il Regno del Padre in mezzo agli uomini.
Tornato a Nazareth,
Gesù compie la volontà del Padre,
ascolta i bisogni, le paure e le gioie dell’uomo
ed esprime la sua passione per l’umanità, la sua famiglia.

Il contesto: la prima pasqua di Gesù dodicenne
Il pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme in occasione della Pasqua ha come protagonisti il fanciullo dodicenne Gesù, Maria e Giuseppe. I genitori conoscono bene sia il tempio sia le funzioni religiose. Non lo stesso è per il loro fanciullo. Questa volta, meravigliato, Gesù osserva la bellezza, la funzione e l’importanza del tempio. Egli desidera vedere e conoscere di più. Non torna indietro con i suoi genitori, ma vi rimane ancora tre giorni. Dopo averlo cercato, Maria e Giuseppe lo trovano mentre insegna e disputa nel tempio, in mezzo ai dottori della legge. Rientrati tutti e tre a Nazareth, essi riprendono la vita di prima. E Gesù “sta sottomesso” ai suoi genitori e “cresce in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
Gesù è il Figlio del Padre. Egli si occupa già “delle cose del Padre suo”.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema della famiglia.
  • Nella prima lettura, recatasi al tempio di Gerusalemme insieme ad Elkanà, Anna presenta a Eli il suo fanciullo, Samuele, e lo dedica al Signore: “Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. (…) per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore”.
  • Nella seconda lettura Giovanni dice che gli uomini, per mezzo della fede, compongono la famiglia di Dio: “Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!”.
  • Nel vangelo Luca presenta il pellegrinaggio della sacra famiglia di Nazareth al tempio di Gerusalemme e la prima pasqua di Gesù dodicenne: “I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa”.


La prospettiva: “i genitori”, “seduto in mezzo ai maestri”, “cresceva in sapienza”

1. “I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme”
Gesù è ancora un fanciullo di appena dodici anni. I suoi genitori, Maria e Giuseppe, lo conducono a Gerusalemme per partecipare ad uno dei tre pellegrinaggi prescritti dalla legge di Mosè, questa volta quello della Pasqua. L’avevano già portato al tempio, dodici anni prima, quando l’avevano presentato al Signore. Ecco, adesso lo portano di nuovo, prima che diventi giuridicamente un “adulto”.

Essi sono arrivati a Gerusalemme. Qui c’è tutto. Questa è la città di Davide, la città santa con il suo tempio, simbolo della presenza del Signore in mezzo al suo popolo. Maria e Giuseppe sanno che nella sinagoga di Nazareth Gesù ha pregato e ascoltato la Sacra Scrittura e che qui c’è molto di più di quanto egli ha già visto. Essi pensano che durante i sette giorni legali di festa avranno tutto il tempo per la preghiera e per offrire a Gesù la possibilità di conoscere e di partecipare al culto.

Gesù è ancora minorenne, ma è arrivato all’età del suo tirocinio decisivo che lo prepara a diventare egli stesso, fra un anno, un “figlio della legge”, tenuto a conoscere e a compiere la volontà del Signore. Per la prima volta egli vede sull’altare il sacrificio serale dell’agnello e osserva i sacerdoti che compiono dei riti particolari per tutto il popolo. Uno dei posti dove sicuramente non può mancare è quello sotto il portico del tempio. Qui passa del tempo e ascolta i famosi rabbini.

2. “Nel tempio, seduto in mezzo ai maestri”
Meravigliato di tutto, Gesù desidera vedere e conoscere di più. E mentre Maria, Giuseppe e tutti quelli della sua carovana tornano indietro verso Nazareth perché finiti i giorni della Pasqua, egli rimane nel tempio, persevera e resiste in Gerusalemme. Dopo una giornata di viaggio i suoi genitori si rendono conto che Gesù non si trova “tra i conoscenti e i parenti” e “si mettono a cercarlo”. Con ansia e affanno invertono il cammino e tornano indietro a Gerusalemme.

Trovano Gesù nel santuario, dopo tre giorni: è seduto in mezzo ai dottori della legge e ammaestra nella Parola di Dio proprio coloro che sono maestri della Parola e che aspettano il compimento della promessa di Dio. Gesù ascolta, interroga e dà risposte con sapienza. Al vederlo, Maria e Giuseppe “rimangono stupiti”; essi si rendono conto che “tutti quelli che l’ascoltano sono pieni di stupore per la sua intelligenza e per le sue risposte”.

Avviene ora uno scambio di sguardi e di parole: “Figlio, perché ci hai fatto questo?; “Perché mi cercavate?”. Di fronte al dolore della perdita e all’ansia della ricerca dei genitori c’è l’invito di Gesù a capire il disegno del Padre. Davvero egli è venuto “per occuparsi delle cose del Padre suo”. E ora è solo all’inizio del suo cammino. Egli si trova all’alba di un nuovo giorno, di un giorno totalmente sconosciuto ai suoi genitori. In questo momento a loro è difficile capire tutto su di lui e sulla sua vocazione. Ma non si devono preoccupare, perché arriverà il tempo in cui capiranno tutto.

3. “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”
Nella casa di Nazareth Maria custodisce le parole e i gesti del suo figlio. Non comprende tutto il mistero di Gesù, ma serba tutto nel suo cuore di mamma, e insieme a Giuseppe crea un clima familiare dove Gesù trova le condizioni per crescere “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.

A Nazareth continua il cammino normale di vita quotidiana e di storia concreta, un cammino modello per ogni famiglia umana. Gesù si trova in mezzo ai suoi, nella famiglia diventata oramai il nuovo tempio, luogo della crescita umana e della scoperta di ogni giorno, come anche della sua rivelazione come figlio unico del Padre e amico di tutti. Ora il luogo del camminare insieme e di vivere la vita è la famiglia.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio,
generato prima dell’aurora del mondo,
divenisse membro dell’umana famiglia;
ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita,
perché i genitori si sentano partecipi
della fecondità del tuo amore,
e i figli crescano in sapienza, età e grazia,
rendendo lode al tuo santo nome”.

I miei pensieri 
“Il luogo del camminare insieme e di vivere la vita è la famiglia”.

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