luni, 25 decembrie 2017

Il bambino Gesù - Aurora del Natale (25 dicembre)

IL FIGLIO DI MARIA
“Il bambino Gesù”
Is 62,11-12; Sal 96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20

Dio, amore e accoglienza,
trova amore e accoglienza
nella grotta povera di Betlemme.
Questo è un cammino meraviglioso di fede:
prima, “l’annuncio” dell’angelo,
poi, il cammino dei pastori per scoprire il segno,
infine, la gioia di vedere “il bambino”
e di annunciare a tutti l’amore di Dio per gli uomini.
E mentre tutti glorificano e lodano Dio
per il suo amore infinito,
Maria custodisce tutte le cose e serba nel suo cuore
il mistero di un Dio fatto uomo.

Il contesto: i pastori al presepio
Dopo l’annuncio dell’angelo, pieni di fiducia i pastori si dirigono a Betlemme per verificare le parole dette a loro. Qui si avvera tutto. Essi trovano “il segno”: ”Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. I pastori raccontano quello che è accaduto e diventano essi stessi annunciatori della nascita di Gesù. Ritornando al loro gregge, essi glorificano e lodano Dio “per tutto quello che hanno udito e visto”. Alla loro testimonianza rimangono stupiti tutti. Maria, “da parte sua”, rimane nel silenzio e nel suo cuore medita tutto.
Il bambino Gesù è il figlio di Maria. Egli è nato in una grotta, a Betlemme, ed è adagiato in una mangiatoia.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto “il segno” creduto dai pastori.
  • Nella prima lettura Isaia profetizza: “Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”.
  • Nella seconda lettura san Paolo confessa che il Signore, nel suo amore per gli uomini, “ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia”.
  • Il vangelo di Luca racconta che i pastori vanno a vedere “il segno” dato a loro dall’angelo: “Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”.


La prospettiva: “a Betlemme”, “il bambino”, “Maria custodiva”

1. “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento”
I pastori vedono gli angeli allontanarsi verso il cielo. I messaggeri celesti hanno spezzato la loro normalità di quella notte e hanno affidato ad essi un segno da verificare e da credere. Ora si guardano l’un l’altro e si dicono: ”L’angelo ci ha svelato la nascita del Salvatore. Andiamo dunque a Betlemme”. Essi credono all’angelo e pensano che c’è qualcosa di misterioso. Forse si avverano le profezie di una volta proprio in quella notte. Perciò, senza ritardare, i pastori “vanno in fretta” a scoprire tutto quello che è accaduto e a vedere “l’avvenimento” (dal greco “rhêma”, “parola”, con riferimento all’ebraico “dabar”, “parola-evento”).

2. “Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”
I pastori constatano che tutto è come aveva detto loro l’angelo. Meravigliati essi guardano con tenerezza “il bambino adagiato nella mangiatoia” e credono che questo è il segno stesso di Dio. Riconoscono tutti i segni dati loro dall’angelo: tutto è molto umile e semplice; il bambino è bisognoso di cure ed è accolto con tanto affetto dalla sua mamma.

Il vangelo racconta che il cielo viene sulla terra e condivide la stessa povertà dell’uomo. Dio è qui, nella persona di questo bambino. Meraviglioso! E sono proprio i pastori a constatare i segni della presenza di un Dio che si fa piccolo e tremante, affidato alle mani di Maria.

La novità è grande ed è talmente importante che i pastori la annunciano a tutti. Ora essi stessi sono annunciatori della nascita del Salvatore, annunciatori di tutto quello che hanno sentito, veduto e creduto. Essi raccontano con grande gioia il messaggio che hanno ricevuto, e il canto degli angeli sentito in quella notte unica: “Gloria a Dio e pace agli uomini” diventa il loro canto.

3. “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”
Maria medita il mistero che sta vivendo. L’amore di Dio è per tutti, è solidale con tutti, cominciando dai pastori e dai più poveri. La gloria di Dio, presente nel bambino appena nato, riposa nelle sue braccia. Proprio in quella grotta povera il cielo e la terra fanno festa in un silenzio adorante. La pace promessa agli uomini è arrivata, anzi, il Principe della pace finalmente è arrivato in mezzo ai suoi. Egli si è abbassato e così toglie ogni distanza tra Dio e gli uomini, e si lascia abbracciare.

All’alba di questa mattina la luce fa vedere un bambino che è adagiato in una mangiatoia e che è accompagnato con tante cure da Maria, sua madre, e da Giuseppe. Quest’avvenimento è unico. È il Natale. È la festa che invita a scoprire nel bambino Gesù il volto di Dio.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Signore, Dio onnipotente,
che ci avvolgi della nuova luce
del tuo Verbo fatto uomo,
fa’ che risplenda nelle nostre opere
il mistero della fede
che rifulge nel nostro spirito”.

I miei pensieri
All’alba di quella mattina la luce fa vedere un bambino adagiato in una mangiatoia e accompagnato con tante cure da Maria, sua madre, e da Giuseppe. Quest’avvenimento è unico. È il Natale. È la festa che invita a scoprire nel bambino Gesù il volto di Dio.
Il cielo viene sulla terra e condivide la stessa povertà dell’uomo. Dio è qui, nella persona di Gesù bambino. Meraviglioso! E sono proprio i pastori a constatare la presenza di un Dio che si fa piccolo e tremante, affidato alle mani di Maria.
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