vineri, 2 decembrie 2016

La proposta del deserto - II Domenica di Avvento (Anno A)

GIOVANNI BATTISTA
“La proposta del deserto”
Is 11,1-10; Sal 71; Rm 15,4-9; Mt 3,1-12

Nel deserto di Giuda
e sulle rive del Giordano
risuona con forza
la voce che dice:
“Preparate la via del Signore”.
È appello ad un sentiero da preparare.
È annuncio
per un esodo imminente.
“Colui che viene”
si trova già in mezzo alla gente.

Il contesto: la presentazione del Messia
Dopo aver messo Gesù in rapporto ad Abramo e a Davide nei racconti dell’infanzia, l’evangelista Matteo si preoccupa ora di indicare il rapporto tra Gesù e Giovanni Battista. Egli descrive prima la figura e la fama di Giovanni Battista, presentandolo come il profeta che svolge la sua attività nel deserto della Giudea, che battezza la gente nel fiume Giordano e che annuncia la venuta del Messia atteso. In rapporto a Gesù, Giovanni è solo la figura del precursore e la voce di colui che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore”.
Gesù è il Messia. Egli viene annunciato da Giovanni Battista.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto l’attività di Giovanni Battista e l’annuncio del Messia.
  • Nella prima lettura il profeta Isaia descrive il Messia e il periodo di pace che egli inaugurerà: “La conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli”.
  • Nella seconda lettura Paolo sottolinea la fedeltà di Dio alle sue promesse e dice che in Gesù il Cristo la salvezza è offerta anche ai pagani: “Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia”.
  • Nel vangelo Matteo presenta Giovanni Battista e la sua predicazione penitenziale, e poi annuncia la venuta del Messia, del quale dice: “Colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

La prospettiva: “Giovanni Battista”, “accorrevano a lui”, “colui che viene”

1. “Venne Giovanni Battista e predicava nel deserto della Giudea”
È l’inizio di un periodo. “In quei giorni”, in modo improvviso, appare Giovanni (che significa “grazia di Dio”) nel deserto di Giuda, nella zona est di Gerusalemme, verso Gerico. Qui, nel deserto, non c’è nulla. O meglio, c’è solo la solitudine, tanto ricercata da chi nutre il desiderio di stare con se stesso davanti all’Altissimo, senza alcuna via di scampo. Proprio in questo luogo già sono insediati alcuni gruppi religiosi, tra cui la comunità di Qumran.

L’invito al cambiamento radicale della vita, riassunto nella parola conversione, e la riscoperta di Dio ridiventano una priorità. Perciò, senza esitazioni o mezze misure, Giovanni propone la conversione. Egli mette in chiaro il motivo della sua azione, cioè l’avvicinamento del regno dei cieli e, simile ad un vero profeta di una volta, riconosce la pienezza del potere e della presenza di Dio operante in mezzo agli uomini. Giovanni sa di essere il precursore del Messia e afferma che egli è “la voce” che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore”.

2. “Accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano”
La voce risuona nel deserto e ha la forza di suscitare il desiderio di preghiera e di conversione, per riconoscere prima il Signore e per camminare poi verso Gerusalemme. È appello a un sentiero da preparare. È annuncio per un esodo imminente. Questa voce è Giovanni, rivestito da profeta e già pronto per il cammino, munito dei cibi del deserto, di miele e di locuste. Egli ha una fiducia totale nel compimento della promessa di Dio.

Sono in tanti quelli che escono da Gerusalemme e dalla Giudea per raggiungere Giovanni lungo il Giordano. Qui egli predica e la gente si fa battezzare da lui. Non si tratta più di una semplice abluzione, bensì di una immersione totale nelle acque del Giordano e di una rinascita: il riconoscimento di un periodo della propria vita che finisce, quella del peccato; l’apertura ad una vita totalmente nuova, quella del dono di Dio.

Da Giovanni vengono anche dei rappresentanti ufficiali del culto - i farisei - e alcuni membri del gruppo che ostentava una osservanza totale della legge di Mosè - i sadducei. Per Giovanni tutti questi non sono credenti, bensì “figli di vipere”. Purtroppo queste sono parole molto pesanti. Smascherano una pratica religiosa esteriore e allo stesso tempo richiamano ad un atteggiamento interiore di pentimento. Non si può sfuggire né all’imminente giudizio di Dio, a quella “scure” che mette fine al male e fa trionfare il bene, né al giudizio del Messia, ossia a quella “pala” che trattiene il bene (il grano) e disperde il male (la pula). Di conseguenza, la soluzione è “il frutto degno della conversione”: una vita nuova, quella dei veri figli di Abramo.

3. “Colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali”
Giovanni si ritiene meno di un semplice servo e nello stesso tempo sa di avere la missione di mostrare “colui che viene”, il Signore. Infatti, il battesimo che dà nell’acqua e la conversione che predica sono solo in vista dell’accoglienza di Gesù di Nazareth e del nuovo battesimo nello Spirito Santo e fuoco. Si realizza così un passaggio fondamentale: dall’immersione nell’acqua all’amore eterno vivificante, che cambia il cuore di pietra in uno di carne e che può arrivare fino a suscitare “figli” dalle “pietre” (dall’ebraico “banim” e “abanim”).

L’oggi della proclamazione del vangelo attualizza significati trasmessi sulle rive del Giordano. Certamente si tratta ancora di quell’attesa del Messia che è già venuto, ma sempre di nuovo viene. E non è forse solo chi attende il Messia che si rende conto della necessità di una vera conversione?

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Dio dei viventi, suscita in noi
il desiderio di una vera conversione,
perché rinnovati dal tuo Santo Spirito
sappiamo attuare in ogni rapporto umano
la giustizia, la mitezza e la pace,
che l’incarnazione del tuo Verbo
ha fatto germogliare sulla nostra terra”.

I miei pensieri
La voce del deserto muove il desiderio di preghiera e di conversione. È appello a un sentiero da preparare. È annuncio per un esodo imminente. La meta è riconoscere il Signore e camminare poi con lui verso Gerusalemme. 
L’immersione nelle acque del Giordano è un riconoscimento di un periodo della propria vita che finisce, quella del peccato, e un’apertura ad una vita totalmente nuova, quella del dono di Dio.
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