joi, 23 februarie 2017

Fiducia nella provvidenza - VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

UNO STILE DI VITA
“Fiducia nella provvidenza”
Is 49,14-15; Sal 61; 1Cor 4,1-5; Mt 6,24-34

Con detti e domande retoriche  
Gesù espone il suo insegnamento  
sulla provvidenza di Dio.  
È suo discepolo  
chi mette la sua fiducia in Dio  
e vive da fratello con gli altri,  
cogliendo le sfide di ogni giorno  
senza preoccuparsi più di tanto  
per il giorno del domani.  


Il contesto: il discorso della montagna
L’evangelista Matteo racconta come Gesù continui il suo discorso della montagna utilizzando un linguaggio sapienziale. Questa volta presenta dei detti brevi e usa più di una domanda in diretta relazione con i bisogni quotidiani. Egli inizia con l’ammonimento contro la tentazione della ricchezza: “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Continua poi con una riflessione sulla fiducia nella potenza e nella bontà di Dio, in cui domanda: “La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?”, e afferma chiaramente che il Padre celeste, che si prende cura degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, si prenderà cura dei suoi figli e provvederà per loro. Alla fine Gesù invita i discepoli a cercare prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia e a non preoccuparsi più di tanto per il giorno del domani: “A ciascun giorno basta la sua pena”; “Il domani si preoccuperà di se stesso”.
Gesù è il Maestro. Egli invita i suoi discepoli ad avere fiducia nella provvidenza del Padre.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema della fiducia nella potenza e nella bontà di Dio.
  • Nella prima lettura l’autore biblico ribadisce la vicinanza amorosa del Signore al suo popolo: “Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”.
  • Nella seconda lettura Paolo parla della fedeltà del discepolo in quanto servitore di Cristo e amministratore dei misteri di Dio, e poi conclude: “Il Signore metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode”.
  • Nel vangelo Gesù mette in guardia contro la tentazione della ricchezza ed esorta i suoi discepoli ad avere fiducia nella provvidenza di Dio: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

La prospettiva: “servire Dio”, “la vita non vale forse più…”, “ciascun giorno”

1. “Non potete servire Dio e la ricchezza”
Con poche parole si può dire tanto. È questo il caso in cui Gesù, parlando apertamente ai suoi discepoli, ammonisce dicendo loro che non si può servire Dio e “mammona” (dall’ebraico “ma’amun”, “qualcosa in cui si confida”, con riferimento alla radice ebraica “‘mn” che indica “fiducia”, e all’ebraico “matmon” che significa “ricchezza”).

Nella mente degli ascoltatori di Gesù il contrasto presente in questo ammonimento suscita delle domande. Chi ascolta Gesù ha professato da sempre che il Signore è l’unico Dio, mettendo la sua fiducia in lui e servendo solo lui, e ha considerato la ricchezza come la conseguenza di una vita corretta, secondo la legge, e di una vita benedetta da Dio. Perciò ora forse si chiede che cosa non va bene nella sua professione di fede. E che cosa desidera ancora dire Gesù riguardo alla ricchezza?

2. “La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?”
Gesù invita i suoi discepoli a considerare attentamente il loro servizio e la loro fiducia. C’è il pericolo di passare dal servire l’unico Dio al servire le ricchezze, e c’è la tentazione di passare dall’esprimere la propria fiducia solo in Dio al mettere la propria fiducia nelle cose accumulate. Questo rischio è possibile. Esso può trasformare l’uomo in un servo dei beni e può diventare motivo di contaminazione nei rapporti personali con gli altri e con Dio. Esiste il rischio di arrivare ad un danno molto grave, quello di mettere la propria fiducia nelle cose, di personificarle addirittura e di trasformarle nel dio mammona. Questa è idolatria. È mancanza di fiducia in Dio.

La fede autentica, invece, è quella che serve all’uomo per riconoscere la provvidenza di Dio. La fede è filiale fiducia in Dio. È riconoscere che il Padre celeste ha un amore provvidente per gli uccelli del cielo e per i gigli del campo, è ammettere che egli provvede ancora di più, appunto il cibo e il vestito per il corpo e per la vita, a tutti gli uomini creati a sua immagine, che sono i suoi figli. Il Padre celeste infatti è colui che sa di che cosa i suoi figli hanno bisogno.

3. “A ciascun giorno basta la sua pena”
Il vangelo sottolinea che il regno di Dio e la sua giustizia sono una priorità per i discepoli di Gesù e diventano una regola per la loro vita. Praticamente, i discepoli sfuggono al rischio latente di confidare nelle cose di questa terra e servono totalmente all’unico Dio quando esprimono la loro piena adesione al regno di Dio e alla sua giustizia, ossia all’amore verso Dio e all’amore verso il prossimo. Allora il Padre celeste si prenderà cura di loro e li libererà dalle preoccupazioni del giorno del domani. E aggiungerà loro tutto il necessario, perché essi sono sempre davanti ai suoi occhi.

Il discepolo riceve da Dio ciò di cui ha bisogno e chiede da lui, con fiducia di figlio, tutto ciò che egli considera necessario per la sua vita. Egli sa che, facendo così, sfugge all’ansia eccessiva per i beni di ogni giorno e infrange l’illusione di risolvere oggi i problemi del domani. In effetti egli arriva a vivere il presente con fiducia, sapendo che la sua vita è un grande dono, e a tenere desta la sua attenzione verso il fine della sua vita, cioè il senso della sua esistenza, attingendo con gioia alla sorgente della vita, che è Dio, e spendendo la sua vita in pace con gli altri.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature,
sostienici con la forza del tuo Spirito,
perché in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno
non ci lasciamo dominare dall’avidità e dall’egoismo,
ma operiamo con piena fiducia
per la libertà e la giustizia del tuo regno”.

I miei pensieri
Il regno di Dio e la sua giustizia sono la preoccupazione principale dei discepoli di Gesù e diventano la loro regola di vita.
La fede è filiale fiducia in Dio. È riconoscere che il Padre celeste ha un amore provvidente per il creato, per gli uccelli del cielo e per il gigli del campo, è ammettere che egli provvede ancora di più, appunto il cibo e il vestito per il corpo e per la vita, a tutti gli uomini creati a sua immagine, che sono i suoi figli.
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