vineri, 10 februarie 2017

Il vostro parlare - VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

UNO STILE DI VITA
“Il vostro parlare”
Sir 15,16-21; Sal 118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

La Legge e i Profeti sono il dono
fatto da Dio al suo popolo.
Nel vangelo Gesù afferma ora
che è venuto a portarlo a compimento.
Egli invita i suoi discepoli
a osservare con cura la volontà di Dio,
a seguire il suo insegnamento
e ad insegnare agli altri a fare altrettanto.

Il contesto: il discorso della montagna
Il vangelo secondo Matteo presta un’attenzione particolare agli insegnamenti dati da Gesù nel suo discorso sulla montagna. I discepoli hanno già sentito l’invito ad essere come il sale e come la luce. La loro missione consiste nel dare gusto alla vita e nel guidare gli altri sulla via del loro Maestro. Ora Gesù allarga il suo insegnamento con esempi molto pratici e invita all’osservanza della Legge di Mosè non per pura obbedienza e ritualità, ma per amore e con un cuore nuovo. La Legge ha il ruolo di proteggere la vita. Anche nel caso in cui accusa e punisce, essa tutela dal peccato e dalla morte.
Gesù è il Maestro. Egli afferma che è venuto per portare a compimento la Legge di Mosè.

Alle sorgenti della fede 
I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’osservanza della Legge.
  • La prima lettura ribadisce l’importanza dell’osservanza della legge ed esorta: “Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia nel Signore, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano”.
  • Nella seconda lettura Paolo dice ai Corinzi: “Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria”.
  • Nel vangelo Gesù afferma di essere venuto a dare compimento alla legge e dice ai discepoli: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.

La prospettiva: “dare pieno compimento”, “la giustizia”, “il vostro parlare”

1. “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”
I discepoli e le persone che seguono Gesù sono degli ebrei devoti. Nelle parole e nei gesti del loro Maestro riscoprono il loro ideale religioso. Essi meditano e osservano la Legge di Mosè e tutti gli insegnamenti dei profeti. Per loro tutto ciò è come una lampada che illumina i propri passi nella vita e come un rifugio dove ritrovare la pace. In poche parole, è la loro eredità. È un tesoro. È il dono più grande fatto da Dio al suo popolo.

Questa volta il discorso di Gesù infiamma il cuore dei suoi ascoltatori. L’insegnamento della Bibbia, che guida e nutre la loro vita, arriverà alla sua perfezione. Si tratta qui delle prime due grandi parti della Bibbia che indicano, per estensione, tutto l’insegnamento sacro. Ma come sarà possibile portarlo a pieno compimento? O meglio, cosa si potrà aggiungere a quello che già era e che ha nutrito fino a quel momento la loro vita e quella dei loro padri? Questa è la Legge rivelata da Dio al suo popolo attraverso Mosè e attraverso i profeti. In realtà, che cosa vuol dire Gesù quando afferma che è venuto per dare pieno compimento alla Legge e ai Profeti? Gesù fa riferimento forse al modo in cui egli stesso osserva i precetti della Legge o al suo ruolo di Messia che porta a compimento le Scritture o alla portata del suo insegnamento espresso nel comandamento dell’amore?

2. “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”
L’insegnamento della Legge e dei Profeti non è un semplice insieme di norme, bensì è il dono fatto da Dio allo scopo di rivelare la sua volontà salvifica. Il vangelo testimonia come Gesù stesso abbia detto che niente della Legge sarà eliminato: neanche un solo iota, cioè la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico; neanche un solo trattino, che è un segno grafico piccolissimo.

Il testo del vangelo presenta in forma retorica quattro antitesi in cui il nuovo messaggio di Gesù porta a compimento l’insegnamento antico. La prima riguarda il rispetto dell’altro nella sua vita: l’accordo fraterno attraverso la riconciliazione allontana dall’ira, dall’insulto e dal disprezzo, che sono alla radice dell’omicidio, e ha la precedenza sul dono da offrire sull’altare. La seconda riguarda l’altro nella sua relazione di coppia: l’adulterio, non solo del corpo ma anche del cuore, è contro la realizzazione della persona, creata a immagine di Dio, ed è in stretto collegamento con le varie espressioni della mano, del piede e dell’occhio, che esprimono i propri desideri. La terza riguarda il divorzio: l’unione uomo-donna nel suo statuto originale, l’unione che è indissolubile, è la relazione autentica che porta alla realizzazione della persona. La quarta riguarda il giuramento e la parola: il giuramento per il cielo, per la terra e per la propria testa, che sono termini sostitutivi del nome di Dio, è assolutamente vietato; la relazione tra i fratelli è mediata dalla verità espressa nelle parole, verità che esprime ciò che c’è nel cuore.

3. “Sia invece il vostro parlare: sì, sì, no, no”
L’evangelista Matteo sottolinea che la giustizia insegnata da Gesù ai suoi discepoli porta a compimento le esigenze della Legge osservate dagli scribi e dai farisei. Praticamente Gesù invita i suoi discepoli ad osservare con cura e fedeltà la volontà di Dio espressa nella Legge e ad insegnare agli altri a fare altrettanto. Il suo insegnamento non solo non elimina niente dalla Legge, ma va oltre la lettera della Legge e richiama le sue origini e la sua fonte: la vita che è generata da Dio e l’amore che dà senso alla vita propria e dell’altro e alla relazione con Dio.

I discepoli meglio comprendono che seguono Gesù quando lo seguono sulla via delle beatitudini e quando sono essi stessi sale e luce per gli altri. Questa è la via di Gesù, con un insegnamento che fa riscoprire a ognuno di essi il proprio volto e che li aiuta a rintracciare allo stesso tempo sia l’immagine di Dio nell'altro sia l’immagine dell’altro accettato come fratello. Ora, con Gesù, l’insegnamento della Legge antica trova il suo compimento nuovo, e i discepoli sono testimoni di tutto ciò attraverso il loro sì e il loro no. La loro parola può essere origine di ogni bene o principio di ogni male, per se stessi e per i fratelli.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, che riveli la pienezza della legge
nella giustizia nuova fondata sull’amore,
fa’ che il popolo cristiano,
radunato per offrirti il sacrificio perfetto,
sia coerente con le esigenze del Vangelo,
e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace”.

I miei pensieri
L’insegnamento della Legge e dei Profeti non è un semplice insieme di norme, bensì è il dono fatto da Dio al suo popolo, allo scopo di rivelare la sua volontà salvifica.
L’insegnamento del vangelo fa riscoprire il proprio volto a ogni uomo e lo aiuta a rintracciare allo stesso tempo sia l’immagine di Dio, sia l’immagine dell’altro, visto e accettato come fratello, senza alcuna riserva.
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