joi, 9 martie 2017

Candide come la luce - II Domenica di Quaresima (Anno A)

TRASFIGURAZIONE DI GESÙ
“Candide come la luce”
Gen 12,1-4; Sal 32; 2 Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9

Nella teofania avvenuta sul monte,
Pietro, Giacomo e Giovanni
scoprono lo splendore del volto di Gesù
e sentono la voce venuta dalla nube
che riconferma Gesù, il Figlio, l’amato.
I discepoli avvertono
la presenza della gloria di Dio
e sono presi da grande timore.
La loro visione sarà interrotta da Gesù
che li tocca e li incoraggia.
Gesù scende poi insieme a loro
perché davanti si trova ancora
la strada verso Gerusalemme.

Il contesto: la trasfigurazione di Gesù
Poco prima, Gesù parlava a un gruppo di discepoli dell’arrivo imminente del Figlio dell’uomo e del suo regno, preannunciando per la prima volta la sua passione. Diceva loro che egli doveva andare a Gerusalemme, soffrire molto, venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Questo evento della croce, che egli presagiva e che stava per avvicinarsi, si trova nel piano di Dio. Coloro che desiderano seguire la sua via devono rinnegare se stessi e, prendendo la propria croce, seguire lui, il loro Signore. Il vangelo ora presenta Gesù che prende Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce in disparte, su un alto monte. Qui egli cambia d’aspetto esteriore davanti a loro. Accanto a Gesù i discepoli osservano Mosè ed Elia, e dalla nube luminosa che li copre essi sentono una voce che dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato. In lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Presi da grande timore, i discepoli cadono con la faccia a terra. Allora Gesù, solo, si avvicina, li tocca e poi scende insieme a loro ordinando ad essi di non parlare a nessuno di questa visione prima che egli non sia risorto dai morti.
Gesù è il Figlio di Dio. Egli svela a tre dei suoi discepoli la gloria che avrà dopo la risurrezione.

Alle sorgenti della fede 
I testi liturgici mettono in risalto il tema della gloria divina.
  • La prima lettura racconta la chiamata di Abramo e sottolinea il favore che la gloria del Signore farà alla discendenza di Abramo: “Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione”.
  • Nella seconda lettura Paolo chiede a Timoteo di soffrire insieme con lui per il vangelo, avendo sempre presente la manifestazione di Gesù Cristo, il salvatore di tutti: “Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo”.
  • Il vangelo secondo Matteo presenta l’evento della trasfigurazione di Gesù nel quale si riferisce la presenza momentanea di Mosè ed Elia, l’intervento della voce di Dio e il grande stupore di Pietro, Giacomo e Giovanni, evento che si conclude con l’ordine di Gesù: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

La prospettiva: “su un alto monte”, “il suo volto brillò”, “grande timore”

1. “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte”
Il vangelo secondo Matteo presenta Gesù che sale su un monte alto insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni. L’evangelista non specifica il nome della montagna, ma la tradizione la identifica con il Tabor. Il racconto è molto significativo ed è ricco di rievocazioni bibliche che si riferiscono a Mosè e alla sua esperienza forte vissuta sul monte Sinai. Al centro di questo racconto si trova Gesù. Egli è il Messia atteso, che compie nella sua vita ogni profezia.

2. “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”
Gesù rivela sul monte Tabor la sua gloria e “si trasforma” (dal greco “metamorphòthe”, “cambiare d’aspetto”) davanti ai discepoli: il suo corpo assume forma e splendore divino e le sue vesti diventano bianche come la luce. Ed ecco, accanto a Gesù compaiono Mosè ed Elia, il mediatore della legge e il padre dei profeti, che parlano con lui proprio della sua morte.

Pietro si intromette nel discorso tra Gesù e i due grandi rappresentanti del passato. Egli ha capito subito che è bello stare davanti al suo Signore. La sua è una proposta immediata di festa e di benedizione: rimanere là, costruire delle tende, avvicinarsi alla “tenda” (dal greco “skenè”, “tenda”, con riferimento all’ebraico “shekinah”, “la gloria di Dio tra gli uomini”) del suo Signore e godere della sua presenza.

Mentre Pietro ancora parla, appare una nube luminosa, la nube della gloria del Signore, e copre Gesù, Mosè ed Elia con la sua ombra. Una voce, simile a quella udita al battesimo di Gesù nelle acque del Giordano, si ode dalla nube e riconferma il destino messianico di Gesù in quanto Figlio unico prediletto e Servo di Yahweh. Di Dio i discepoli non possono conoscere il volto, perché nessuno l’ha mai visto, ma conoscono la voce e capiscono che questa voce dice loro di ascoltare Gesù, di avere fiducia in lui e di seguire lui.

3. “I discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore”
Ora i discepoli sono presi dal timore, perché si rendono conto che si trovano davanti la gloria del Signore. Essi si spaventano, ma il loro gesto è riverenza totale. Cadono con la faccia a terra. L’evento è straordinario perché la luce, che essi riconoscono come simbolo della gloria e della presenza di Dio, riposa ora sul volto di Gesù. È magnifico. Gesù brilla della luce stessa di Dio e si scopre a loro come il loro Signore. Ma la visione è breve. Gesù, solo, si avvicina ai suoi discepoli, li tocca, li sveglia, li incoraggia e scende dal monte insieme a loro, ordinando ad essi di non parlare a nessuno di questa visione prima che egli sia risorto dai morti. Davanti c’è ancora una strada da seguire.

Sul monte i discepoli hanno avvertito la presenza divina e hanno scoperto la gloria di Gesù, ma per loro non è facile comprendere la grande missione del loro Signore. Comunque sia, essi hanno ora un quadro di riferimento in cui potranno scoprire poco a poco quel volto di Gesù che già alle acque del Giordano è stato rivelato come Figlio di Dio, l’amato, e che poco prima è stato riconfermato. Ascoltare Gesù, il loro Signore, significa per il momento accompagnarlo sulla via verso Gerusalemme.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria”.

I miei pensieri
Pietro si intromette nel discorso tra Gesù e i due grandi rappresentanti del passato. Egli ha capito subito che è bello stare davanti al suo Signore. La sua è una proposta immediata di festa e di benedizione: rimanere là, avvicinarsi alla “tenda” del suo Signore e godere della sua presenza.
I discepoli hanno ora un quadro di riferimento in cui potranno scoprire poco a poco il volto di Gesù che già alle acque del Giordano è stato rivelato come Figlio di Dio, l’amato.
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