duminică, 26 februarie 2017

Tre opere di pietà - Mercoledì delle Ceneri (Quaresima)

UN CAMMINO DI CONVERSIONE
“Tre opere di pietà”
Gl 2, 12-18; Sal 50; 2 Cor 5,20-6,2; Mt 6, 1-6.16-18

L’elemosina, la preghiera e il digiuno
sono le tre opere di pietà dei giudei.
Esse sono presentate da Gesù
come mezzi per praticare la giustizia,
cioè la volontà di Dio,
e come via
che porta a una crescita spirituale.
Sono motivo di vanto
se praticate davanti agli altri.
Sono efficaci
se praticate nel segreto e davanti a Dio.



Il contesto: il discorso della montagna
Nel suo discorso della montagna Gesù ha proposto già ai suoi ascoltatori di essere perfetti come il Padre celeste. Ora egli presenta loro la via per arrivare a questo ideale e fa vedere una prospettiva nuova sulle opere di pietà. Gesù offre prima una chiave di interpretazione e poi, dopo aver mostrato ciò che non va bene, propone il suo insegnamento su ciò che essi conoscono e praticano: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Egli sottolinea che le opere di pietà non sono per mettersi in mostra, né per ricevere ammirazione, tantomeno per la promozione sociale. Il loro fine non mira alla soddisfazione del bisogno di riconoscimento da parte degli altri, bensì al cambiamento personale e alla crescita spirituale. Il Padre celeste ricompensa colui che agisce nel segreto, conosce le necessità prima ancora che qualcuno chieda a lui qualcosa e perdona a colui che si presenta davanti a lui come suo figlio.
Gesù è il Maestro. Egli esorta a praticare l’elemosina, la preghiera e il digiuno.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema delle opere di pietà.
  • Nella prima lettura il profeta Gioele parla a nome di Dio e dice: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore”.
  • Nella seconda lettura Paolo afferma che è arrivato il momento favorevole e l’ora della salvezza ed esorta i Corinzi: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”.
  • Nel vangelo Gesù dice ai suoi ascoltatori come praticare l’elemosina, la preghiera e il digiuno e conclude: “Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

La prospettiva: “state attenti”, “non suonare la tromba”, “il Padre vede nel segreto”

1. “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro”
Sembra che tutto giri intorno al proprio riconoscimento e all’ammirazione da parte degli altri. Come su un palco. Si esiste se si è osservati o notati. Si agisce se si è approvati o riconosciuti. Si diventa un attore, riconosciuto da alcuni con il nome “ipocrita”, uno che si serve di tutto e di tutti. Si desidera che ci sia magari un riconoscimento. Altrimenti, come apparire e come interpretare il proprio ruolo? O come nel caso di un riflesso di luce, chiuso nello spazio stretto delle proprie cornici, che si rispecchia ed è rispecchiato nella relazione con se stesso e con gli altri. Tutto ciò sembra girare attorno al proprio centro.

Questa volta gli ascoltatori di Gesù sentono l’imperativo: “State attenti”, seguito dal consiglio di non praticare la legge per essere elogiati dagli altri. Ciò può essere percepito da loro sia come una messa in guardia sia come una domanda di cambiamento, ma può creare anche una certa confusione. Una persona non si rende forse conto della sua vita proprio quando si trova davanti al riconoscimento del fratello? Chi può dire a qualcuno come è, se non colui che gli sta davanti, che lo vede e lo riconosce dalle sue parole e dai suoi fatti? E, poi, se il bene non fosse mostrato, chi lo farebbe? La ricompensa presso il Padre non passa forse attraverso le opere di pietà compiute per gli altri?

2. “Non suonare la tromba davanti a te”
Gesù afferma che le opere di pietà non si praticano né per essere riconosciuti o acclamati dagli altri, né per farsi vedere nelle piazze allo scopo di attirare l’attenzione e tanto meno per mettersi in mostra con il volto rattristato, con i vestiti stracciati e con i capelli disordinati. Al contrario di tutto ciò, Gesù sottolinea che uomo di fede è colui che riconosce la sua condizione davanti al Padre celeste. Costui pratica l’elemosina come una forma di condivisione del proprio con chi non ha e prega il Padre nel segreto della sua camera. Durante il digiuno sparge profumo sulla sua testa e si lava il viso in segno di apertura totale al dono ricevuto ogni giorno dalla provvidenza divina e come professione nella disponibilità di lasciarsi salvare solo da Dio. In breve, se l’elemosina porta alla giustizia di ogni giorno e la preghiera al dialogo sincero con il Padre celeste, il digiuno porta l’uomo di fede a riconoscersi debole e povero, ma fiducioso di Dio.

Fidandosi e affidandosi al Padre, l’uomo di fede si libera dalle varie preoccupazioni e vive la sua vita nella gratuità. La sua ricompensa viene dal Padre che sta nel segreto e vede il luogo interno e segreto di ogni cuore. Il suo rapporto con il Padre è caratterizzato da segretezza e dall’intimità inviolabile della propria camera (dal greco “tameīon”, “camera”), in cui si entra, si rimane, chiudendo fuori le occupazioni, le preoccupazioni, le mille voci. È un rapporto segnato dalla libertà e dall’autenticità, in un dialogo a tu per tu, senza alcun diaframma in mezzo.

3. “Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”
La giustizia proclamata da Gesù scaturisce non dalla giustizia della legge, ma dalla vera relazione con gli altri, con Dio e con le cose. La via maestra di Gesù svela ora la sua forza e la sua novità. Essa non ha al centro ciò che uno fa o il riconoscimento ricevuto dall’altro, ma ciò che il Padre celeste fa per i suoi figli che condividono i loro beni con i poveri, che pregano nel segreto, che controllano i loro desideri.

In questa nuova prospettiva la prassi rinnovata delle opere di pietà può costruire, già dal momento presente, un edificio spirituale aperto e senza limiti, verso tutti e senza possibili dipendenze dalle cose. Questo edificio spirituale, che ha come sorgente l’amore del Padre per tutti, potrà assicurare una relazione solidale con i fratelli.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, nostro Padre,
concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno
un cammino di vera conversione,
per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza
il combattimento contro lo spirito del male”.

I miei pensieri
Le opere di pietà sostengono l’uomo di fede sulla strada verso i fratelli e verso Dio e sono una risposta pregna di amore vissuto e di profonda riconoscenza.
Il rapporto con il Padre celeste, vissuto attraverso l’elemosina, la preghiera e il digiuno, è caratterizzato da segretezza e dall’intimità inviolabile della propria “camera”. È un rapporto segnato dalla libertà e dall’autenticità, in un dialogo a tu per tu, senza alcun diaframma in mezzo.
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