duminică, 19 martie 2017

Ora vedo - IV Domenica della Quaresima (Anno A)

IL CIECO DALLA NASCITA
“Ora vedo”
1Sam 16,1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5,8-14; Gv 9,1-41

Fino al momento in cui era cieco,
era in balia degli altri,
non vedeva e non conosceva i volti degli altri.
Ora invece, dopo la guarigione,
l’uomo cammina in tutta libertà
e diventa il testimone credibile della luce
e di colui che è la luce del mondo,
Gesù, il Messia atteso.
Questa è la storia di fede
di ogni uomo
che passa dalle tenebre alla luce.


Il contesto:la guarigione del cieco
L’evangelista Giovanni ha testimoniato nei quattro capitoli precedenti che il suo Maestro si è rivelato come vita. Ora egli racconta un miracolo in cui Gesù si manifesta come luce del mondo. Tutto succede durante la festa delle Capanne, a Gerusalemme. Uscendo dal tempio, Gesù vede un uomo cieco dalla nascita. All'istante i discepoli associano la cecità alla colpa, ma Gesù interviene, smentisce quanto pensato da loro e sottolinea che ognuno è responsabile delle proprie azioni. In seguito, sputa sulla terra, fa del fango e unge gli occhi del cieco. Poi toccherà al cieco o ascoltare o rifiutare l’ordine di Gesù di andare ad immergersi nell’acqua di Siloe. Con grande speranza egli ascolterà e sarà partecipe di un cammino di illuminazione in cui scoprirà chi è Gesù. Alla fine egli testimonierà con gioia la sua fede.
Gesù è il Messia. Egli guarisce un uomo cieco dalla nascita e si rivela come luce del mondo.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi della luce e del vedere.
  • La prima lettura racconta la scelta di Davide come re d’Israele e sottolinea le parole che Dio dice attraverso il profeta Samuele: “L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta i cristiani di Efeso a vivere nella luce di Cristo: “Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”.
  • Il vangelo secondo Giovanni presenta Gesù che guarisce un cieco dalla nascita, racconta l’ostilità dei capi religiosi e alla fine sottolinea il dialogo tra Gesù e l’uomo miracolato: “«Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!»”.

La prospettiva: “nato cieco?”, “lo hai visto”, “credo, Signore!”

1. “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”
L’evangelista Giovanni racconta alcuni momenti significativi vissuti da Gesù e dai suoi discepoli a Gerusalemme, attorno alla festa delle Capanne. Nel tempio Gesù aveva detto la sua rispetto alla fede di Abramo e alla fede in Dio. Sono parole difficili da accettare da parte dei giudei e quindi parole che portano ad una discussione forte. Il tutto si accende all’udire Gesù che dice apertamente di se stesso: “Prima che Abramo fosse, Io Sono”. Osa dire: “Io Sono”, il nome di Dio l’Altissimo, e la situazione diventa tesa al massimo. Accusandolo di blasfemia, i giudei prendono subito delle pietre per lapidarlo, ma Gesù si nasconde.

Uscendo dal tempio, Gesù vede un uomo cieco in attesa di aiuto. Quest’ultimo, seduto, non può vedere. La sua cecità è terribile. Avendola sin dalla nascita, egli non conosce ancora la luce, non ha letto mai la parola, non ha visto mai il volto degli altri. Spontaneamente i discepoli di Gesù pensano che la disgrazia del cieco è collegata alla sua colpa o a quella dei suoi genitori. Che sia la conseguenza del peccato. Ma niente di tutto ciò è vero, aggiunge Gesù. Anzi, ognuno è responsabile delle proprie azioni e non c’è assolutamente alcuna associazione tra malattia e colpa. Fortunatamente il male del cieco non è l’ultima parola, bensì il luogo dove si manifestano le opere di Dio, il luogo in cui il male evidenzia il bene per contrasto.

Gesù guarda i suoi discepoli e invita tutti loro ad essere capaci di compiere le opere del Padre. Sta dicendo loro che egli è la luce del mondo. Il giorno che essi stanno vivendo è il giorno del Messia, un giorno che illumina ogni uomo. In seguito, davanti ai presenti, proprio nel giorno di sabato, Gesù compie un gesto simbolico che richiama una nuova creazione: sputa sulla terra, fa del fango e unge con il suo fango gli occhi del cieco. Poi ordina al cieco di andare a lavarsi nella piscina di Siloe, che si trova fuori le mura, ai piedi del contrafforte meridionale della collina su cui si trova il tempio.

2. “Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te»”
L’evangelista Giovanni sottolinea che il cieco da ascolto alle parole di Gesù, obbedisce e va a lavarsi nell’acqua di “Siloe”, che si traduce “Inviato”. E in quel momento si compie il miracolo. Egli vede ciò che mai ha visto. La sua gioia è grande, perché con occhi nuovi vede la luce e i volti delle persone.

L’uomo comincia ora il suo cammino. I suoi vicini e i suoi conoscenti si chiedono: è lui che sedeva e mendicava o è un altro? E lui, contento di camminare e di essere libero, dice: “Sono io! Ho acquistato la vista”. Anche i farisei, abili conoscitori e osservanti delle tradizioni, chiedono all’ex cieco come abbia fatto ad acquistare la vista. E lui, contento di ricordare per la terza volta la sua storia, dice: “Quell’uomo chiamato Gesù mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo. È un profeta!”. Per arrivare ad una maggiore comprensione del segno si aggiungono anche i genitori dell’ex cieco che, interrogati dai farisei, affermano l’identità del loro figlio, confermano la sua cecità di prima e dichiarano che non è colpa loro che egli ora ci vede. Infine, per ridurlo al silenzio, colui che era cieco viene interrogato direttamente dai giudei, ma egli, partendo da ciò che ha vissuto, ha una sola risposta: se prima era cieco e non ci vedeva, ora vede, gode la luce e questa è opera di Dio.

L’uomo risanato da Gesù gode della vista e ha una novità da mostrare a tutti, una novità mai sognata e mai sperata, che gli ha cambiato totalmente la vita. Egli non solo comincia a “vedere” il mondo (dal greco “blépo”, “guardare”), ma, di più, arriva a “vedere” la luce (dal greco “anablépo”, “guardare in alto”) e a riconoscere colui che gli ha ridato la vista: egli “vede” in Gesù il Figlio dell’uomo (dal greco “oráo”, “vedere”).

3. “Ed egli disse: «Credo, Signore!»”
Il vangelo annota che Gesù, sapendo tutto ciò che è successo all’uomo guarito dalla cecità e il fatto che i giudei lo hanno cacciato fuori dalla loro comunità, va a cercarlo. Per lui ha un altro dono: la fede e la rivelazione del volto del Figlio dell’uomo. Di nuovo Gesù e l’uomo si trovano uno di fronte all’altro, si parlano, e la risposta di colui che ora crede è una piena adesione di fede. L’uomo testimonia con le parole ed esprime con il suo gesto la sua fede: si “prosterna” dinanzi a Gesù (dal greco “proskuneo”). Le sue parole sono una professione e il suo gesto esprime l’adorazione dovuta solo a Dio.

Gesù, il Messia che i giudei non riconoscono e che vogliono lapidare, è la luce del mondo per tutti e per sempre. Il gesto simbolico che ha fatto e il miracolo avvenuto, appunto il dono della vista ai ciechi, qualifica proprio la sua azione messianica e inaugura già il tempo nuovo e il modo nuovo di vivere la fede.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la nostra redenzione, 
concedi al popolo cristiano
di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina”.

I miei pensieri 
L’uomo risanato da Gesù gode della vista e ha una novità da mostrare a tutti, una novità mai sognata e mai sperata, che gli ha cambiato totalmente la vita. Egli “vede” in Gesù il Figlio dell’uomo. Le sue parole sono una professione di fede e il suo gesto esprime l’adorazione dovuta solo a Dio.
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