vineri, 30 martie 2018

Il prezzo del riscatto - Venedrì Santo

LA PASSIONE DI GESÙ
“Il prezzo del riscatto”
Is 52,13- 53,12; Sal 30; Eb 4,14-16; 5,7-9; Gv 18,1-19,42

Tradito da Giuda,
rinnegato da Pietro
e rifiutato dal suo popolo
Gesù è consegnato indifeso nelle mani dei romani.
Egli si confronta con il potere delle tenebre
e sceglie coscientemente
di andare incontro alla morte.
Sulla croce, nel momento di massima sofferenza,
Gesù avvera tutta la Scrittura,
compie fino alla fine il piano salvifico di Dio
e porta la salvezza a tutta l’umanità.





Il contesto: la passione e la morte di Gesù
Dopo i discorsi pronunciati da Gesù nell’ultima cena, Giovanni descrive la storia della passione. Il racconto inizia con l’arresto di Gesù nel giardino che si trovava al di là del torrente Cedron, continua con la scena della comparsa di Gesù di fronte alle autorità giudaiche, cioè davanti ad Anna e a Caifa, e prosegue con il processo di Gesù fatto dal procuratore romano Pilato. In quel giorno precedente alla Pasqua, verso mezzogiorno, Pilato cede alle richieste dei giudei e consegna Gesù per essere crocifisso. L’avvicendarsi della festa di Pasqua si aggiunge per affrettare l’esecuzione della condanna da parte dei soldati romani. Alla fine Giovanni presenta la scena della crocifissione di Gesù tra due malfattori, la divisione dei vestiti tra i soldati, il dialogo con Maria e il discepolo amato, la morte sulla croce, il colpo di lancia e la sepoltura in una tomba nuova, nella quale nessuno era mai stato deposto.
Gesù è il Figlio di Dio. Egli è crocifisso e muore sulla croce.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi del servo del Signore e della passione di Gesù.
  • Nella prima lettura l’autore sacro presenta il quarto canto del servo del Signore: “Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”.
  • Nella seconda lettura l’autore della lettera agli Ebrei afferma che nei giorni della sua vita terrena Gesù ha offerto preghiere e suppliche a Dio che poteva salvarlo da morte, e poi dice: “Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono”.
  • Nel vangelo Giovanni racconta la storia della passione e della morte di Gesù e confessa: “Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate”.

La prospettiva: “si fece innanzi”, “ho sete”, “chi ha visto ne dà testimonianza”

1. «Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: Chi cercate? Gli risposero: Gesù il Nazareno. Disse loro Gesù: Sono io!”
Gesù esce dal cenacolo e va al di là del torrente Cedron, in un giardino dove spesso si ritirava. Qui, con lanterne, torce e armi arriva Giuda, insieme a soldati romani e a guardie dipendenti dal sinedrio. Questo è il suo momento, quello della notte, e il suo potere è quello delle tenebre. Giuda porta ora a compimento il suo piano sporco. Il tradimento. Conoscendo in anticipo il tradimento e lo svolgersi degli eventi, Gesù prende iniziativa. Egli chiede ai nuovi arrivati chi cercano, e al sentire il suo nome si presenta loro dicendo: “Sono io!”. Gli inviati sentono il nome stesso di Dio, Yahweh, e sono presi da spavento. Si ritirano camminando all’indietro di qualche passo, cadono a terra. Allora Gesù prende di nuovo l’iniziativa, dice chi è lui, chiede alle guardie di lasciar andare i discepoli e poi accetta di bere il calice della sofferenza.

La storia continua con la comparsa di Gesù di fronte alle autorità giudaiche rappresentate da Anna e Caifa e di fronte alle autorità romane, ossia al procuratore Pilato. Gesù è interrogato prima sulla sua dottrina. Egli risponde alle domande e afferma che ha insegnato sempre nella sinagoga, nel tempio e davanti a tutti. Poi Gesù subisce un altro interrogatorio, e questa volta il vangelo sottolinea la regalità di Gesù, la sua intronizzazione e la sua presentazione ai giudei riuniti davanti al pretorio.

È già la vigilia della Pasqua e deve iniziare l’immolazione degli agnelli per la festa. Verso mezzogiorno, concluso il processo, Pilato consegna Gesù per essere crocifisso. Consegnato indifeso nelle mani dei soldati, Gesù subisce la flagellazione e gli schiaffi, la corona di spine e la crocifissione. Per lui sta avvicinandosi l’ora che già ha predetto: la sua manifestazione come re messia attraverso la sofferenza e la croce e l’inaugurazione della venuta del regno di Dio.

2. “Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete»”
Il vangelo di Giovanni ci consegna in modo più conciso gli ultimi momenti vissuti da Gesù. L’evangelista constata che dall’alto della croce - su cui Pilato ha fatto apporre l’iscrizione “Gesù il Nazareno, il re dei giudei” - Gesù vede sua madre e accanto a lei il discepolo amato. Egli non pensa semplicemente al futuro di sua madre, ma vuole instaurare tra i due un legame analogo a quello che unisce una madre al suo figlio. Con ultime forze, Gesù pronuncia un testamento e dice prima alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”, e poi si rivolge al discepolo: “Ecco tua madre!”.

Gesù pende sulla croce da alcune ore. Sapendo che ormai tutto era “compiuto” (dal greco “teleioô”, “compiere perfettamente”) e che è arrivato all’ultimo momento della sua vita, dice: “Ho sete!”. Egli esprime il suo ultimo desiderio di compiere fino alla fine la volontà di Dio - portare la salvezza all’umanità - e poi esclama: “È compiuto!”. E in quel istante, Gesù china il capo e spira. In quel istante, egli compie l’atto supremo dell’amore e attua fino in fondo il piano salvifico di Dio.

3. “Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera”
È il giorno della Parasceve e presto, al calar del sole, deve iniziare il banchetto pasquale. Non c’è tempo da perdere e i giudei chiedono a Pilato che i soldati portino via quanto prima i corpi crocifissi. Giovanni è là e osserva che i soldati danno il colpo di grazia ai due ladroni, spezzando loro le gambe. Poi, quando arrivano a Gesù, essi constatano che egli è già morto. Allora per una maggiore sicurezza un soldato trafigge con lancia il fianco di Gesù, e dal fianco esce sangue e acqua. Il discepolo vede tutto e scrive poi la sua testimonianza.

Secondo le pratiche dei giudei era permesso che il corpo di Gesù rimanga sulla croce in giorno di sabato. Allora Giuseppe di Arimatea ottiene da Pilato il corpo di Gesù e insieme a Nicodemo, che ha portato una mistura di mirra e aloe di circa cento libbre, avvolge il corpo con teli, insieme ad aromi, e mettono il corpo di Gesù in un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.

Perché la vita sia vissuta
(Preghiera)
“O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore
ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato
trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio;
e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita,
l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione del tuo Spirito,
fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste”.

I miei pensieri
È sulla croce che Gesù compie l’atto supremo dell’amore e attua fino in fondo il piano salvifico di Dio.
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