miercuri, 5 aprilie 2017

In riscatto per molti - Domenica delle Palme (Anno A)

LA PASSIONE DEL SIGNORE
“In riscatto per molti”
Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14- 27,66; Mt 27,11-54

Per i farisei e per i soldati
Gesù è morto come un malfattore.
Per l’evangelista Matteo
Gesù è morto secondo il piano di Dio.
Per quelli che accolgono 
la buona notizia del vangelo
la passione e la morte di Gesù
sono in conformità con le profezie
e si trovano al centro del piano di salvezza.
Venuto per servire senza alcuna preferenza,
Gesù dà la sua vita
in riscatto a favore di molti. 


Il contesto: la passione del Signore
Il vangelo racconta ciò che ha vissuto Gesù a Gerusalemme nell’ultima settimana della sua vita. Per i grandi capi del popolo egli è una persona che mette a rischio le loro posizioni e il loro sistema religioso. Perciò essi si mettono d’accordo e decidono la condanna a morte di Gesù. Dichiarano Gesù persona non grata e fanno una cospirazione contro di lui. Poco prima Gesù si era allontanato da Gerusalemme, ma poi si era riavvicinato per risuscitare il suo amico Lazzaro e per andare incontro al suo destino già predetto. In quella domenica, precedente la Pasqua, Gesù entra in Gerusalemme su un asino e la gente lo acclama: “Osanna al figlio di Davide!”, e dice di lui: “Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea”. La situazione ravviva immediatamente la cospirazione. Infatti, pochi giorni dopo Gesù si trova davanti a Pilato. È legato, consegnato e destinato a morte. Seguirà un lungo cammino di sofferenza che finirà con la croce e la morte di Gesù.
Gesù è il Figlio di Dio. Egli è crocifisso sul Golgota ed offre la sua vita in riscatto per molti.


Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema del servo sofferente del Signore.
  • Nella prima lettura l’autore sacro presenta la figura del servo del Signore che deve sopportare dolore e subire ostilità da parte degli altri, ma che trova la sua forza nell’aiuto del Signore: “Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.
  • Nella seconda lettura Paolo presenta l’immagine di Gesù: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”.
  • Il vangelo secondo Matteo narra la passione di Gesù e conclude con la professione del centurione romano e delle guardie: “Alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!»”.

La prospettiva: “Sei tu il re dei Giudei?”, “Gesù gridò a gran voce”, “Figlio di Dio!”

1. “Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?»”
L’evangelista Matteo racconta gli ultimi giorni della vita di Gesù e fa vedere come ogni momento è carico di significato. Egli invita il lettore a partecipare all’ingresso di Gesù nella città santa e ad acclamarlo come figlio di Davide insieme alla gente. Poi lo invita ad avvicinarsi agli ultimi eventi vissuti da Gesù nel tempio, a Gerusalemme e alla celebrazione della sua ultima Pasqua, per cogliere il grande significato dell’ultima cena di Gesù. E ancora, il lettore è chiamato a meditare il grande mistero della sofferenza di Gesù nell’Orto degli Ulivi e la sua relazione con Giuda, con i membri del sinedrio e con Pietro.

Il vangelo presenta Gesù che è portato a Pilato. Alla domanda del governatore: “Sei tu il re dei giudei?”, Gesù conferma di essere re. La regalità di “Gesù” (dall’aramaico “Yeshu'a”, “Dio salva”) invece non è come quella dei romani, né si oppone a questa. Al posto del dominare, la sua regalità propone il servire e si trova oltre il gioco del potere di questo mondo che controlla e sottomette. Infatti, alle accuse dei presenti e del popolo Gesù risponde con il suo silenzio, che è segno di misericordia e compassione.

Il silenzio di Gesù incontra l’invidia degli uomini di allora. È vicina la Pasqua - la festa del ricordo della liberazione - e i giudei, secondo la tradizione, hanno la possibilità di chiedere la liberazione di un prigioniero. Pilato porta Gesù e “Barabba” (dall’ebraico “bar-abbà”, “figlio del padre”) di fronte al popolo. Colui che ha fatto del bene a tutti e si è avvicinato ai poveri e agli ammalati sta vicino ad un ribelle che ha tentato una rivolta contro i romani ed è capo degli zeloti. A chi restituire la libertà e a chi dare la morte? Questa la scelta: o Cristo o il figlio di nessuno. Quanto strano è il gioco dell’invidia e del potere! Il popolo si specchia in un ribelle e gira le spalle a Cristo, mentre Pilato trova Gesù innocente e non ha il potere di liberarlo. Alla fine sarà liberato il condannato per omicidio e sarà condannato alla crocifissione colui che si è fatto fratello e servo di tutti. Per Gesù si avvicina l’incoronazione di spine e la crocifissione.

2. “Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»”
Giunti al luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, i soldati crocifiggono Gesù tra due ladroni e mettono sulla croce, sopra la testa di Gesù, la causa della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei giudei”. È mezzogiorno. La luce del giorno è avvolta dalle tenebre e il sole si oscura. Gesù pende tra cielo e terra, privo di tutto ed esposto agli sguardi di tutti. È completamente solo. Alcuni non vogliono riconoscerlo e lo bestemmiano, mentre altri lo deridono e lo prendono in giro. Altri, ancora, lo insultano.

Sono quasi le tre del pomeriggio. Dall’alto della croce Gesù grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Le sue parole esprimono lamento e dolore, fiducia e preghiera. Sono l’espressione della sua follia d’amore e del suo grande servizio per ogni uomo. Segue poi l’ultimo grido forte, il segno sublime del suo supremo sacrificio: la sua vita offerta in riscatto per molti.

3. “Furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!»”
Il silenzio avvolge il Golgota, coloro che insultato Gesù e coloro che guardano e soffrono insieme a lui. Non ci sono più né curiosità, né insulti. Non c’è più neanche il senso del velo del tempio. Esso si è squarciato e Dio non è più presente. La terra si scuote e, con grande timore, proprio gli stranieri lì presenti, il centurione romano e i suoi soldati testimoniano chi è Gesù: ”Davvero costui era Figlio di Dio!”.

Una volta in Egitto, nella notte fatidica, il sangue dell’agnello salvò gli israeliti dalla morte. In quel pomeriggio sacro, sul Golgota, fuori Gerusalemme, Gesù ha sacrificato il proprio sangue e ha rinnovato l’alleanza con Dio. Egli è morto per tutti, pagando il riscatto. Da allora il suo sangue versato sulla croce fa diventare suo fratello ogni uomo e invita ogni uomo a far parte della sua comunità di fratelli.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione”.

I miei pensieri
Questa la scelta: o Cristo o il figlio di nessuno. Quanto strano è il gioco dell’invidia e del potere! Il popolo si specchia in un ribelle e gira le spalle a Cristo, mentre Pilato trova Gesù innocente e non ha il potere di liberarlo. Alla fine sarà liberato il condannato per omicidio e sarà condannato alla crocifissione colui che si è fatto fratello e servo di tutti.
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