marți, 18 aprilie 2017

Riconoscere Gesù risorto - II Domenica (Anno A)

IL DUBBIO DI TOMMASO
“Riconoscere Gesù risorto”

At 5,12-16; Sal 117; Ap 1,9-11.12-13.17-19; Gv 20,19-31

Maturare una fede cristiana autentica
e confidare nella testimonianza di fede 
dei fratelli
sono due temi focalizzanti
nella comunità di fede
sia di allora, dei primi cristiani,
sia di adesso, della nostra.
Tommaso non crede
a coloro che hanno visto Gesù,
ma quando Gesù mostra
sul suo corpo glorificato i segni della passione
egli abbandona la sua incredulità
e testimonia la sua fede in Gesù risorto.

Il contesto: Gesù e il dubbio dell’apostolo Tommaso
Giovanni è il testimone oculare che racconta diversi episodi riguardanti il Cristo risorto e i fatti che lo provano. Egli colloca questi fatti nello stesso giorno della settimana: nella mattina e nella sera del primo giorno dopo il sabato, quindi nel giorno della risurrezione, e otto giorni dopo. Il brano presenta prima il mandato ai discepoli da parte di Gesù risorto, che si mostra loro la sera di Pasqua, e poi l’episodio dell’incredulità di Tommaso. Gesù risorto invita Tommaso a vedere i segni della passione e costui si rende conto della sua incredulità e testimonia: “Mio Signore e mio Dio”.
Gesù è il Signore. Egli porta nel suo corpo glorioso i segni della crocifissione ed invita Tommaso a riconoscerli.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto la fede nel mistero della risurrezione di Gesù.
  • Nella prima lettura si annota l’entusiasmo dei primi cristiani e la loro testimonianza di fede nel Signore: “Sempre più, venivano aggiunti credenti al Signore”.
  • Nella seconda lettura Giovanni vede nella visione il Figlio dell’uomo che gli dice: “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi”.
  • Nel vangelo Giovanni racconta la presenza di Gesù risorto nella sera del giorno della risurrezione e otto giorni dopo; Gesù viene, a porte chiuse, in mezzo ai suoi discepoli e parla con loro.

La prospettiva: “stette in mezzo”, “metti qui …”, “mio Signore e mio Dio!”

1. “Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!”
I “discepoli sono riuniti” a Gerusalemme, forse nel cenacolo, perché luogo significativo a loro. È in questo luogo che essi, pochi giorni prima, hanno mangiato la pasqua con il loro Maestro ed è sempre qui che hanno ricevuto il mandato di celebrare l’eucaristia, il memoriale del mistero di Gesù. Giovanni rammenta che le porte sono chiuse per paura dei Giudei. Sono tutti confusi! La loro è ancora una situazione di angoscia e non osano dichiararsi a favore di Gesù.

D’improvviso Gesù viene, si rende presente ai discepoli e sta trionfante (dal greco “histemi”, “stare”) in mezzo a loro. Egli saluta tutti, dà loro il dono della pace: “Shalom”, “Pace a voi!” e si fa riconoscere: mostra loro le mani e i piedi.

Giovanni si ricorda tutto. Quella scena è rimasta nel suo cuore ed è impressa per sempre nella sua mente. Perciò egli testimonia: “In quella sera, Gesù mi ha invitato a toccarlo, a constatare che è proprio lui, in carne e ossa, e a vedere la ferita del costato. L’abbiamo riconosciuto tutti! La nostra gioia è diventata grande, indefettibile. Il Signore ha rinnovato a tutti noi il dono della pace e ci ha inviati nel mondo, a tutti e per sempre, come suoi discepoli. Egli ci ha mandati a glorificare il Padre, a far conoscere il suo nome e a manifestare il suo amore. Effettivamente è iniziato per noi un tempo nuovo. Gesù glorificato ci ha comunicato lo Spirito Santo, concedendoci di condividere la comunione con Dio e di riconciliare ogni persona con lui. Ecco, grazie alla vittoria del Signore sulle tenebre, la salvezza e la gioia raggiungono ogni persona e la vita accoglie un nuovo significato”.

2. “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco”
Tommaso perde il primo incontro con il Signore risorto. Che sfortuna! Perde proprio l’annuncio inaudito della vittoria sulla morte, della risurrezione di Gesù. Certo, i discepoli gli raccontano tutto, ma Tommaso ha difficoltà ad accettare che Gesù è vivo, risorto e che è apparso a loro. Non ha fiducia nella loro testimonianza. Egli dubita, rimane nella propria convinzione e quindi è incredulo. Anzi, chiede le prove dell’evidenza, chiede di vedere dei segni. Sa di credere nella risurrezione dei morti, però vuole verificare con i sensi se Gesù è già partecipe di questa risurrezione. La prova è toccare le sue ferite.

La domenica seguente Gesù viene di nuovo a porte chiuse e formula a tutti i discepoli il suo saluto di pace. Egli sa che cosa pensa Tommaso e conosce il desiderio nascosto nel suo cuore. Quindi non lo fa aspettare, ma si rivolge immediatamente a lui, offrendogli sia la possibilità di soddisfare la sua esigenza, cioè compiere il gesto richiesto, sia di esprimere la sua fede e, di conseguenza, di agire da vero discepolo.

3. “Mio Signore e mio Dio!”
Tommaso non arriva a compiere quello che aveva pensato. Vede e crede. La sua reazione è pronta, una professione di fede assoluta: “Mio Signore e mio Dio”. Il discepolo confessa che Gesù è unito con Dio, e questo non sfugge a Giovanni. Infatti, egli si rende conto che Gesù si congratula con Tommaso per il fatto che l’ha riconosciuto nella fede e invita tutti i discepoli presenti e quelli futuri a credere senza vedere.

Il cammino di fede attraversa inevitabilmente momenti di crisi. L'incredulità di Tommaso ne è un esempio, e nello stesso tempo una occasione per definire la fede in Gesù il Signore. Infatti ogni uomo si trova nei panni di Tommaso e ha la tentazione di chiedere dei segni. Ogni uomo è invitato a fondare la sua fede in Gesù risorto sulla testimonianza dei discepoli. A tutti quelli che ascolteranno il vangelo le modalità per incontrare e riconoscere il Signore risorto sono sempre le stesse: esprimere la propria fiducia nella parola del Signore e accogliere la testimonianza di chi l’ha incontrato e l’ha visto.

Ancora oggi, il Signore continua a mandare i suoi discepoli e ogni uomo è invitato ad accogliere la stessa testimonianza e lo stesso vangelo. Questa è la via per riconoscere e incontrare il Signore risorto. Sono beati tutti coloro che credono senza vedere.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che nel giorno del Signore
raduni il tuo popolo per celebrare colui che è il Primo e l’Ultimo,
il Vivente che ha sconfitto la morte,
donaci la forza del tuo Spirito, perché, spezzati i vincoli del male,
ti rendiamo il libero servizio
della nostra obbedienza e del nostro amore,
per regnare con Cristo nella gloria.

I miei pensieri
Il cammino di fede attraversa inevitabilmente momenti di crisi.
L'incredulità di Tommaso ne è un esempio, e nello stesso tempo una occasione per definire la fede in Gesù il Signore. Infatti ogni uomo si trova nei panni di Tommaso e ha la tentazione di chiedere dei segni. Ogni uomo è invitato a fondare la sua fede in Gesù risorto sulla testimonianza dei discepoli.
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