joi, 4 mai 2017

La vita in abbondanza - IV Domenica del Tepo Pasquale (Anno A)

IO SONO LA PORTA
“La vita in abbondanza”
At 2,14.36-41; Sal 22; 1Pt 2,20b-25; Gv 10,1-10

I farisei di allora
si trovano in un conflitto aperto con Gesù.
Essi sono denunciati come pastori falsi,
addirittura ladri e briganti,
che hanno rubato a Dio il suo gregge
e hanno acquisito un potere illegittimo.
Gesù di Nazaret, il Messia,
si presenta ora come la porta delle pecore.
Coloro che entrano nel gregge di Dio
attraverso di lui sono salvati e ricevono la vita.

Il contesto: il pastore e il gregge
Giovanni l’evangelista presenta ciò che Gesù insegna a Gerusalemme, durante la festa delle capanne. Gesù parla ai farisei, considerati ormai delle guide cieche, discute con loro sulla sua identità e sottolinea l’accoglienza nel nuovo popolo di Dio. Ai presenti egli dice ora di fare attenzione ai pastori estranei, che in realtà sono ladri e briganti, e poi racconta una similitudine in cui presenta se stesso con il simbolo della porta delle pecore. Sta dicendo apertamente che egli è il Cristo e quindi l’unico mediatore che Dio ha inviato e che offre la propria vita per salvare il suo popolo. Colui che passa attraverso questa porta, ossia il Cristo, sarà salvato e avrà la vita in abbondanza.
Gesù è la porta delle pecore. Egli salverà coloro che entrano nell’ovile attraverso di lui.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema “Gesù è la porta delle pecore”.
  • Nella prima lettura Pietro afferma che Dio ha costituito Signore e Cristo Gesù di Nazaret, esorta i presenti ad entrare nel gregge del Signore attraverso il pentimento e la purificazione del battesimo e dice: “Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro”.
  • Nella seconda lettura Pietro dice ai primi cristiani che sono stati guariti da colui che è stato crocifisso sul legno della croce, il Cristo, che si è assunto il compito di radunare il suo gregge: “Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime”.
  • Nel vangelo Giovanni dice che Gesù è la porta e tutti quelli che passano attraverso la porta avranno la vita in abbondanza: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.

La prospettiva: “pastore delle pecore”, “io sono la porta”, “perché abbiano la vita”

1. “Chi entra dalla porta è pastore delle pecore”
Giovanni ha raccontato poco prima la guarigione del cieco dalla nascita. Il miracolo non solo ha ridato la vista a colui che non conosceva la luce e il volto di coloro che gli stavano attorno, ma ha suscitato una grande fede in Gesù. La gente cerca sempre più Gesù, lo ascolta con attenzione e comincia a sperare in una vita migliore. Il fatto della guarigione è avvenuto fuori del tempio ed è pubblico. Lo conoscono ormai tutti. Perciò i farisei scelgono di estromettere dalla sinagoga il cieco nato e gli dicono che non ha più accesso al tempio. La sua fede in Gesù di Nazaret è vista da essi come una minaccia per l’unità della loro comunità.

Gesù sta parlando ai farisei, usando un insegnamento simbolico, misterioso, ma con immagini ben conosciute, particolarmente da loro. Si tratta dell’immagine del recinto che accoglie e protegge le pecore durante la notte e del pastore che conduce fuori le pecore, al pascolo, e si prende cura di esse. Senz’altro le pecore sono il popolo di Dio, sono il suo gregge. Il recinto certamente non è uno qualsiasi, ma è l’immagine, all’inizio, del cortile della tenda del convegno e poi del cortile del tempio. Il problema è grande perché la missione dei farisei nei confronti del gregge è stata cambiata. Addirittura essi hanno rubato a Dio il suo gregge. E ora è diventato il loro gregge. Come mai sono arrivati a non rappresentare più Dio? Il loro potere è abusivo e la loro missione è pervertita. Proprio essi, diventati delle guide cieche, sono dei falsi pastori che insegnano la loro dottrina.

Il vero pastore entra nel recinto per la porta. A lui il portinaio apre, perché è di casa. Infatti egli è l’unico pastore riconosciuto. Questo pastore è il Signore stesso e il suo Messia, che ora prende il suo posto. Le pecore riconoscono sempre il loro pastore e ascoltano la sua voce, ossia le sue parole. Con cura il vero pastore “chiama per nome” ognuna di esse, le “conduce fuori” e le guida, indica loro la strada e le libera dai falsi pastori che non sono stati inviati da Dio.

2. “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”
Il vangelo dice che tutto succede durante la festa delle Capanne. Questa è una grande ricorrenza e c’è tanta gente a Gerusalemme. Alcuni già conoscono Gesù, altri l’hanno incontrato e hanno parlato ormai con lui. Verso la fine della festa, probabilmente vicino ad una delle porte della città di Gerusalemme, Gesù si presenta come “la porta delle pecore". L’immagine ha il suo significato profondo e si riferisce alla missione del Cristo: egli è l’unico che guida fuori dal recinto dei farisei il nuovo popolo di Dio.

Il discepolo Giovanni è là, presente, e a lui non sfugge alcun aspetto importante. Egli sente Gesù che dice: “Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti; ma la pecore non li hanno ascoltati”. Allora chi ha voluto essere il capo del popolo è un falso pastore. Il vero pastore, invece, è il pastore promesso, il Messia, il Cristo che ora è presente in mezzo al suo popolo. Egli è venuto da Dio ed entra dalla porta. Per questo le pecore lo conoscono. Nello stesso tempo trovano il pascolo e arrivano alla salvezza le pecore che passano attraverso di lui, che è la porta.

3. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”
Gesù è la porta tra cielo e terra. Egli è colui che il Padre ha inviato nel mondo per radunare il suo popolo. Egli è la porta di accesso alla salvezza per tutti gli uomini e le donne. Egli è l’unico pastore legittimo che si prende cura delle pecore. Attraverso di lui esse scoprono la libertà di entrare e di uscire dall’ovile. Egli dà loro la vita, la sua vita, e offre loro cibo e acqua, come mai prima, e in abbondanza.

La comunità cristiana è il luogo dove i discepoli di Gesù si sentono parte dello stesso gregge, insieme ai loro fratelli giudei o ai nuovi fratelli provenienti da altre nazioni. E questo sin dall’inizio. I giudeo-cristiani e i cristiani provenienti dai forestieri sono ancora fratelli con i giudei, anche se questi ultimi non riconoscono in Gesù il Messia. Saranno insieme fino all’anno 90. Dopo questa data Gesù, che ama identificarsi con la porta, sarà visto particolarmente come l’unico pastore. Egli permetterà a coloro che sono stati espulsi dall’ovile della sinagoga o dall’ovile mancato di accedere in tutta libertà ai pascoli della vita, di godere della vita in abbondanza e di appartenere al gregge del buon pastore. Questo desiderato rimarrà per sempre.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, nostro Padre,
che nel tuo Figlio ci hai riaperto la porta della salvezza,
infondi in noi la sapienza dello Spirito, perché fra le insidie del mondo
sappiamo riconoscere la voce di Cristo, buon pastore,
che ci dona l’abbondanza della vita”.

I miei pensieri
Gesù è la porta di accesso alla salvezza per tutti gli uomini e le donne.
La comunità cristiana è il luogo dove i discepoli di Gesù si sentono parte dello stesso gregge, insieme ai loro fratelli giudei o ai nuovi fratelli provenienti da altre nazioni. E questo sin dall’inizio.
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