vineri, 12 mai 2017

Per sempre insieme - V Domenica del Tempo Pasquale (Anno A)

IL TESTAMENTO DI GESÙ
“Per sempre insieme”
At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

Nella memoria dei discepoli
si è impressa per sempre
quell’ultima cena, 
unica e memorabile,
in cui Gesù ha lasciato il suo testamento.
Gesù sta dicendo ora
che egli - la via, la verità e la vita -
va a preparare un posto per i suoi discepoli
e che poi sarà per sempre insieme a loro.
Chi incontrerà lui 
incontrerà il Padre.


Il contesto: il discorso di commiato
Questo è l’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli. Si tratta di una lunga conversazione avvenuta durante l’ultima cena, nella vigilia dell’arresto di Gesù e della sua morte. Si può dire che questa conversazione è il testamento che egli lascia, in cui si congeda dai suoi ed esprime la sua ultima volontà per la comunità che accoglierà il suo messaggio. È un discorso orientato al futuro. Quando Gesù non sarà più fisicamente tra i suoi discepoli, essi dovranno avere fede nel Padre e in lui. Infatti, avendo sempre fede in lui, che è la via la verità e la vita, essi entreranno in comunione con il Padre e con lui, e continueranno la loro missione in mezzo a tutte le domande e a tutti i problemi di ogni giorno.
Gesù è il Signore. Egli si rivela ai suoi discepoli come via, verità e vita che porta al Padre.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema “Gesù è la via, la verità e la vita”.
  • La prima lettura descrive la scelta dei sette diaconi con il compito di “servire alle mense” e specifica la missione dei dodici apostoli: “Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”.
  • Nella seconda lettura Pietro esorta i cristiani di essere “pietre vive” che costruiscono insieme a Cristo, quale “pietra angolare”, un edificio spirituale: “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”.
  • Nel vangelo Gesù esorta i suoi discepoli ad avere fede in Dio e in lui, parla loro della sua partenza al Padre e dice: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

La prospettiva: “abbiate fede”, “io sono la via, la verità e la vita”, “mostraci il Padre”

1. “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”
Il discorso che Gesù pronuncia nell’ultima cena rimarrà per sempre impresso nella memoria di Giovanni e degli altri discepoli. Questa è veramente una sera di grande portata, con una cena totalmente particolare e con parole scelte e molto significative. Nessuno di loro può intuire ancora il vissuto dell’indomani, con i suoi problemi, con tante idee diverse o con tante sfide che impegneranno la loro esistenza e la loro missione. Più di una volta Gesù aveva presentato l’imminenza della sua croce e ora i discepoli sono vicinissimi al momento predetto. Essi si chiedono: cosa succederà loro e come vivranno la fede senza una presenza fisica di Gesù in mezzo a loro?

Il momento di ogni separazione è senz’altro di difficile gestione. Cosa pensare di fronte alle novità del giorno di domani? Cosa porteranno i giorni futuri? Come superare i dubbi, le difficoltà e le divergenze che stanno per venire? Gesù vede che la preoccupazione dei discepoli di fronte all’imminenza della sua morte è grande. Egli vede che essi sono sconvolti e quindi risponde loro con una esortazione: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”. Le sue parole sono di conforto e di incoraggiamento, una esortazione alla fede in Dio e un appello alla fiducia in lui, il Cristo. Stanno arrivando giorni di turbamento, ma proprio in questi giorni i suoi discepoli devono continuare ad appoggiarsi su Dio e su di lui.

Il vangelo ha registrato già il momento in cui Gesù rassicurava i suoi discepoli che, dove sarà lui, sarà anche il suo servitore. Ora invece esso sottolinea che Gesù va a preparare loro un “posto” (dal greco “topos”, “luogo”, “sito”), affinché dove è lui, siano anche essi. Sta dicendo che la sua partenza ha come fine la preparazione di questo “posto”.

2. “Disse Gesù: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”
A nome degli altri discepoli, Tommaso esprime la loro incapacità di recarsi là dove Gesù ritorna. Di più, egli dice apertamente a Gesù che essi non conoscono né la sua destinazione, né la sua via. Certo, poco prima il Maestro ha parlato loro del Padre, ma essi non conoscono ancora la strada che conduce al Padre. E allora? Essi, i suoi discepoli, come potranno seguire il loro Maestro?

Alla domanda di Tommaso Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita” e poi afferma in modo esplicito che la ricerca del Padre passa attraverso di lui, l’unica via. Infatti il vangelo attesta che ormai i discepoli hanno conosciuto Gesù come loro Maestro e come Figlio del Padre e, se l’hanno conosciuto, essi hanno conosciuto anche il Padre, e questo fin d’ora, dal momento in cui vivono la loro esperienza di fede con lui.

3. “Disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta”
Filippo è affascinato dal fatto che incontrare Gesù è incontrare il Padre e che conoscere Gesù è conosce il Padre. Insieme agli altri discepoli, in questi ultimi tre anni, egli ha seguito Gesù da vicino, ascoltando i suoi insegnamenti e vedendo i suoi miracoli, e quindi, in questa ultima cena, osa chiedere ciò che non ha chiesto mai. All’istante egli esprime il grande desiderio nascosto nel suo cuore e chiede a Gesù di vedere la sua gloria, appunto il Padre: “Signore, mostraci il Padre e ci basta!”.

Il profondo desiderio di vedere la gloria di Gesù non è solo di Filippo, ma di ogni discepolo che segue Gesù, e la risposta di Gesù consegnata dal vangelo “Chi ha visto me, ha visto il Padre” non è solo per Filippo, ma per tutti coloro che credono in Gesù. Questa risposta è una delle più sconvolgenti. I discepoli che “vedono” il Figlio possono “vedere” in lui il Padre.

In quella ultima sera memorabile i discepoli sono molto confusi, perché sono particolarmente preoccupati per la sicurezza del giorno di domani. Per il momento è ancora difficile comprendere le parole di Gesù. Più tardi, invece, con l’aiuto dello Spirito Santo sarà svelato loro il significato profondo di ciò che Gesù ha detto loro. Essi comprendono che tutti loro devono accettare Gesù, il Maestro e il Redentore, come rivelazione del Padre, e che il “posto” preparato da Gesù è un “santuario”, è lui stesso. Una volta preparato questo “posto” Gesù ritornerà. Egli sarà sempre presente nell’oggi della loro comunità di discepoli e condurrà poi ognuno di essi presso di sé, e dunque presso Dio.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore,
fa’ che, aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini,
ma scelta e preziosa davanti a te,
siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo,
tempio della tua gloria”.

I miei pensieri
Il profondo desiderio di vedere la gloria di Gesù non è solo di Filippo, ma di ogni discepolo che segue Gesù, e la risposta di Gesù consegnata dal vangelo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”, non è solo per Filippo, ma per tutti coloro che credono in Gesù.
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