duminică, 11 iunie 2017

L’amore ineffabile - Santissima Trinità (Anno A)

SANTISSIMA TRINITÀ
“L’amore ineffabile”
Es 34,4-6.8-9; Dn 3,52-56; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18

Nascere da acqua e da Spirito
per entrare nel regno di Dio
è la grande novità di Gesù
nel dialogo con Nicodemo,
fariseo e dottore della legge di Mosè.
Come può uno nascere dall’alto?
La domanda mette in crisi la fede di Nicodemo,
che non riesce ancora a vedere
che è il Messia mandato da Dio
colui che porta la salvezza.

Il contesto: Gesù e Nicodemo
Gesù si trova a Gerusalemme, nella festa della Pasqua. Un importante capo dei giudei, Nicodemo, viene da Gesù di notte, in segreto, per parlare con lui. Giovanni racconta il loro dialogo, che in realtà è una disputa sul tema della salvezza. Nicodemo non riesce ancora né a seguire il pensiero di Gesù, né a cogliere la novità che esso porta. Sente Gesù parlare di una nascita “dall’alto” e di una nascita “da acqua e Spirito” per entrare nel regno di Dio, ma non capisce come può accadere tutto questo. Allora Gesù dice chiaramente al dottore della legge che la salvezza non può venire dalla legge di Mosè perché è dono del Messia. Se la legge ha il compito di proteggere la vita, molto di più l’adesione al Messia spinge a compiere ogni legge, con il cuore nuovo richiesto dalla legge e promesso dai profeti. In quel momento Nicodemo si dà un’immagine di Gesù in cui vede il Messia potente che può rinnovare l’alleanza e il tempio. La sua immagine però non è giusta, è sbagliata. A tal punto Gesù fa un salto di qualità nel loro dialogo, rivela se stesso e dice che egli viene da Dio, che è il Figlio dell’uomo, ossia l’agnello di Dio innalzato e offerto per la vita degli altri. Chi crede in lui riceve la salvezza.
Gesù è l'unigenito Figlio di Dio. Egli dialoga con Nicodemo, fariseo e dottore della legge di Mosè.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema della manifestazione del Dio Trino nella storia.
  • Nella prima lettura l’autore sacro narra il momento in cui il Signore scende nella nube, sul monte Sinai, e rivela il suo nome a Mosè: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta ad una vita vissuta in pace e saluta i cristiani di Corinto con la formula trinitaria: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.
  • Nel vangelo Giovanni racconta il dialogo tra Gesù e Nicodemo, in cui sottolinea l’amore ineffabile di Dio per l’umanità: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.

La prospettiva: “dare il Figlio”, “salvato per mezzo di lui”, “chi crede”

1. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito”
Nicodemo è fariseo e capo dei giudei, membro del sinedrio, organo centrale del governo. Egli è dottore della legge, un maestro che conosce le Scritture e le insegna. Ha visto i segni miracolosi compiuti da Gesù e crede che il rabbi di Nazaret viene da Dio, come Mosè; egli non lascia sfuggire l’occasione di parlare direttamente con Gesù. E visto che Gesù si trova a Gerusalemme per la festa della Pasqua, desideroso di luce e di verità, va da lui, ma di nascosto, di notte, perché ha la sua fama in Israele e non desidera essere visto nella compagnia di Gesù e dei suoi discepoli.

Il vangelo consegna il dialogo di Gesù con Nicodemo e fa vedere immediatamente una cosa ben chiara: Gesù capovolge il modo di pensare di Nicodemo fondato sulla legge di Mosè. Si parla del regno di Dio e della salvezza, argomenti che non sono soggetti a discussioni erudite ma all’azione dello Spirito. Nel dialogo Gesù introduce il mistero di una nascita dall’alto e di una nascita da acqua e Spirito. Egli propone una rinascita che porta ad una nuova conoscenza del Padre. Gesù rivela poi a Nicodemo la prospettiva di una vita nuova, divina, ed esorta Nicodemo ad andare con la mente oltre le possibilità di comprensione della legge e ad osservare le modalità di azione dello Spirito.

Gesù parla poi di se stesso in quanto Figlio dell’uomo “innalzato”, ossia glorificato come il serpente di bronzo sull’asta nel deserto, e rivela il desiderio del Padre per il mondo. Egli svela tutto ciò perché chi crede nel Figlio abbia il dono dello Spirito, l’amore ineffabile di Dio, la vita eterna.

2. “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”
Gesù sta dicendo a Nicodemo che Dio ama il mondo da sempre, con amore senza riserve. Di più, in questo tempo Dio ha deciso di mostrare il suo amore per gli uomini e ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito. D’ora in poi la salvezza consiste nel credere che Gesù, il Figlio dell’uomo innalzato, è il Figlio unigenito mandato dal Padre per rivelare a tutti l’amore ineffabile del Padre. Accogliere Gesù è entrare in comunione con Dio, rifiutare lui è sottrarsi all’amore divino.

Il Figlio è venuto nel mondo non per giudicare o condannare il mondo, bensì per salvarlo. Egli infatti, l’unico disceso dal cielo, è colui che svela chi è il Padre, è colui che avvicina l’uomo al Padre. Ora nessuno è abbandonato e nessuno può sentirsi abbandonato. Dio, sorgente della vita, che ha creato tutto per la vita, nel suo Figlio offre il suo amore, la sua grazia, il suo Spirito, ad ogni persona.

3. “Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato …”
Nella relazione con Gesù Nicodemo scopre la luce e si avvicina alla rivelazione del unigenito Figlio  di Padre. Pian piano egli accoglie le parole di Gesù e comprende che “nascere dall’alto” non è il sogno dell’eterna giovinezza, cioè “nascere di nuovo”, bensì è lo stato di chi è generato “da acqua e Spirito”, ossia di chi vive nella luce e accetta il dono di essere figlio di Dio.

La figura di Nicodemo ritornerà ancora. Il vangelo conferma la sua presenza a Gerusalemme, questa volta per difendere Gesù che sollecita i suoi ascoltatori a superare i propri pregiudizi e a ricevere lo Spirito Santo. Sempre Nicodemo, proprio nel momento del dolore, esce alla luce, porta una grande quantità di mirra e aloe ed assiste Giuseppe di Arimatea nel preparare il corpo di Gesù ad essere messo nella tomba. Alla fine Nicodemo esprimerà la sua adesione al gruppo dei discepoli e testimonierà la sua fede in Gesù: nascerà da acqua e Spirito e conoscerà l’amore ineffabile del Padre.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Padre, fedele e misericordioso,
che ci hai rivelato il mistero della tua vita
donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore,
sostieni la nostra fede
e ispiraci sentimenti di pace e di speranza,
perché riuniti nella comunione della tua Chiesa
benediciamo il tuo nome glorioso e santo”.

I miei pensieri
Nicodemo accoglie le parole di Gesù e comprende che “nascere dall’alto” non è il sogno dell’eterna giovinezza, cioè “nascere di nuovo”, bensì è lo stato di chi è generato “da acqua e Spirito”, ossia di chi vive nella luce e accetta il dono di diventare figlio di Dio. 
Nascere è ricevere come eredità il dono dell’eternità.
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