joi, 6 iulie 2017

Venite a me - XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

L’INVITO DI GESÙ
“Venite a me”
Zc 9,9-10; Sal 144; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30

Mentre gli scribi e i dottori della legge
non accettano il messaggio di Gesù
e gli abitanti di Corazim, Betsaida e Cafarnao
vedono dei miracoli 
ma non accolgono la predicazione,
solo i piccoli e i poveri
sono aperti all’annuncio della salvezza.
Ora Gesù rivela la sua intimità con Dio
e invita coloro che si sentono
affaticati dalle prescrizioni della legge
ad accettare la sua sequela.

Il contesto: il Regno rivelato ai piccoli
Dopo aver presentato il discorso missionario, il vangelo di Matteo parla del modo in cui Gesù realizza la missione. Purtroppo, emergono varie incomprensioni sulla via nuova proposta da Gesù. Giovanni Battista, che aveva indicato Gesù come Messia atteso, è confuso e non comprende la predicazione di Gesù. Il popolo è affascinato dal nuovo messaggio, ma ha il suo interesse, attende un Messia liberatore e non riesce a capire il linguaggio nuovo. Tanti miracoli ha fatto Gesù nelle grandi città che si trovano attorno al lago di Genezaret, ma la sua predicazione non viene accolta. La buona novella non viene capita né dagli scribi né dai dottori della legge. Perfino i parenti di Gesù restano distanti dalla novità proclamata. Ma Gesù non è solo. Ora egli ringrazia il Padre perché i piccoli capiscono la grande novità del Regno, e si rivela come via che porta al Padre. Su questa nuova via tutti i sofferenti e gli oppressi troveranno ristoro perché egli, il Messia mite e umile di cuore, sarà sempre con loro.
Gesù è il Figlio eterno del Padre. Egli è riconosciuto e accettato dai sofferenti e dagli oppressi.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto la rivelazione di Gesù come re mite e umile di cuore.
  • Nella prima lettura Zaccaria annuncia agli abitanti di Gerusalemme la venuta di un re vittorioso e umile che ristabilirà la pace e la giustizia tra le nazioni: “Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco da guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta i cristiani di Roma a vivere sotto la guida sapiente dello Spirito: “Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. (…) Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete”.
  • Nel vangelo Gesù, che ha ricevuto tutto dal Padre e che conosce il Padre, dice che è venuto per portare sollievo e ristoro a coloro che sono stanchi e oppressi: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita”.

La prospettiva: “ti rendo lode”, “tutto è stato dato a me”, “troverete ristoro”

1. “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”
Gesù ha presentato il piano di salvezza che il Messia è venuto ad attuare in mezzo agli uomini, ma il suo messaggio non è riconosciuto, né accettato. I contemporanei di Gesù hanno la loro visione del Messia: gli scribi e i dottori della legge pensano ad un Messia glorioso e nazionalista, mentre il popolo, entusiasmato per i prodigi che Gesù compie, aspetta un Messia liberatore; perfino Giovanni Battista si confonde, non riesce a discernere il nuovo messaggio di Gesù, e neppure i suoi famigliari di Nazaret accettano la grande novità annunciata. Quanto è diversa l’immagine che i contemporanei di Gesù hanno sul Messia! Con parole e miracoli egli si è presentato come il Messia atteso, ma essi non lo riconoscono.

Gli scribi e i farisei appoggiano le loro attese sulla legge e forse è proprio questa la ragione della loro difficoltà per la comprensione della novità del messaggio di Gesù. Essi costituiscono la classe colta del popolo. Sono osservatori scrupolosi della legge di Mosè ed esperti nello studio della scrittura. Eppure non riconoscono i segni del tempo, che si realizzano davanti ai loro occhi, e non accolgono la buona novella. Hanno il cuore indurito e manifestano la loro ostilità contro Gesù.

Il mistero di salvezza annunciato da Gesù è compreso da coloro che sono umili e semplici di cuore, dai piccoli e dai poveri in spirito. Solo questi comprendono ciò che Gesù fa per loro e accolgono la buona novella. Solo questi si rallegrano e riconoscono la sapienza di Dio. E Gesù si presenta proprio a loro e ringrazia il Padre celeste perché essi accolgono la novità della salvezza.

2. “Tutto è stato dato a me dal Padre mio”
Gesù parla della conoscenza reciproca che c’è tra Padre e lui, del suo rapporto personale di amore con il Padre e della sua esperienza del piano salvifico. Egli esplicita il suo ruolo nella rivelazione dei misteri divini e dice chiaramente che il Padre ha consegnato tutto a lui, ogni conoscenza.

Il vangelo di Matteo dice che il progetto divino provvede affinché la conoscenza che Gesù ha del Padre sia l’origine della buona novella del Regno. Attraverso Gesù questa conoscenza viene poi estesa ai discepoli e a tutti coloro che sono disposti a credere e ad entrare in comunione con Dio. Con Gesù e attraverso il dono dello Spirito la proposta nuova della buona novella diventa ora possibile: avvicinarsi a Dio Padre come figli.

3. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”
Venire a Gesù significa seguire Gesù, l’unico rivelatore del Padre. Particolarmente sono proprio gli ultimi, i poveri, quelli che attingono alle sorgenti della salvezza. Quelli che abitano Corazim, Betsaida e Cafarnao e che hanno visto i miracoli, quelli che sono affaticati o sono piegati sotto il pesante fardello della legge possono ormai avvicinarsi a Gesù. Egli, umile e mite di cuore, è il Messia atteso e può dare la pace, liberando dal giogo della legge di Mosè.

Seguire Gesù significa accettare l’insegnamento che egli ha trasmesso duemila anni fa ai suoi discepoli. Questo insegnamento è paragonato a un giogo, in quanto implica esigenze di vita molto impegnative, ma non è come quello delle legge, impositivo. Il nuovo giogo è riassunto nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo, ed è soave e liberante. Riassunto di amore, questo giogo è di Gesù e di tutti coloro che lo seguono sulla via della mitezza, dell’umiltà e della non violenza.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, che ti riveli ai piccoli
e doni ai miti l’eredità del tuo regno,
rendici poveri, liberi ed esultanti,
a imitazione del Cristo tuo Figlio,
per portare con lui il giogo soave della croce
e annunziare agli uomini la gioia che viene da te”.

I miei pensieri
Seguire Gesù significa stare in ascolto del vangelo.
Il giogo dolce di Gesù implica esigenze di vita molto impegnative, riassunte nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo.
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