vineri, 21 iulie 2017

Il regno dei cieli - XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

PARLARE IN PARABOLE
“Il regno dei cieli”
Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

Il regno dei cieli
si fa presente in mezzo agli uomini
attraverso la predicazione di Gesù.
Alcuni non accolgono il messaggio del vangelo
e rifiutano di convertirsi;
altri, invece, lo accolgono
e sono invitati a condividere
con tutta la comunità
gli eventi della vita di ogni giorno.
Da parte sua, Dio sostiene il suo regno
nel suo dinamismo, con molta pazienza.

Il contesto: il discorso in parabole
Matteo ha segnalato già il momento in cui Gesù, predicando la buona novella e sanando ogni malattia, ha annunciato la venuta dei tempi nuovi, ossia la presenza del regno di Dio in mezzo agli uomini. Questa volta egli presenta Gesù che narra la parabola della zizzania e del grano, del granello di senapa e del lievito. Tutte e tre le parabole hanno come tema il regno dei cieli. Alcuni dei contemporanei di Gesù pensavano che l’instaurazione di questo regno sarebbe stata con potenza e che la sua presenza avrebbe eliminato tutto ciò che era contrario al tempio e alla legge di Mosè. Ma niente di tutto ciò si trova nella predicazione di Gesù. Anzi, Gesù sottolinea che egli è venuto per inaugurare i tempi messianici in modo pacifico e graduale, con umiltà e pazienza.
Gesù è il Figlio dell’uomo. Egli parla del regno dei cieli.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema del regno dei cieli.
  • Nella prima lettura l’autore sacro riconosce il dominio universale di Dio e confessa: “La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti ti rende indulgente con tutti”.
  • Nella seconda lettura Paolo dice ai cristiani di Roma: “Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili”.
  • Nel vangelo Gesù presenta tre parabole, dicendo che egli non è venuto per instaurare il regno dei cieli con potenza, ma in un modo che passa inosservato, e conclude: “Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!”.

La prospettiva: “il regno dei cieli”, “il seme, il grano di senape, il lievito”, “i giusti”

1. “Il regno dei cieli”
Matteo è un discepolo pio. Egli vede Gesù che predica il vangelo e che sana tutti coloro che vengono a lui e, da vero credente, si accorge che vive un tempo particolare e cerca di cogliere i segni di questo tempo. Sente dalla bocca di Gesù la buona novella del regno dei cieli e associa a questo regno il significato della regalità di Dio sul popolo di Israele e sull’universo.

Per rispetto dovuto al nome di Dio, Matteo non menziona la parola Dio ma la sostituisce con la parola cieli. Il regno dei cieli è quindi il regno di Dio, il tempo e il luogo in cui si esprime l’azione di Dio e in cui gli uomini vivono la situazione nuova che risulta dal regnare di Dio.

2. “Il regno dei cieli è simile a un buon seme, a un granello di senape, al lievito”
Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Successivamente, invece, un avversario semina nello stesso campo della zizzania. I servi si accorgono di tutto ciò e chiedono al padrone di poter eliminare subito la zizzania, ma il padrone rimanda tutto al tempo della mietitura. Primeggia la sorte del seme di fronte all’ostacolo della zizzania ed emerge con insistenza che il grano, pur coesistendo con la zizzania, cresce e arriva alla maturità. Solo alla fine il male viene separato dal bene.

Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo semina nel suo campo o al lievito che una donna mette in tre misure di farina. L’inizio di questo regno è modesto, ma ha in sé una vitalità che garantisce un finale sorprendente e grandioso.

Gesù sta dicendo che il regno dei cieli si attua attraverso la sua predicazione a tutti, senza alcuna distinzione: attraverso la sua azione è Dio stesso che sparge “il buon seme” (la buona novella) nel cuore di ogni uomo, non in modo spettacolare, bensì in maniera misteriosa. “I buoni” (il grano) non possono separarsi dai “cattivi” (la zizzania) e formare delle comunità di puri, ma devono condividere tra di loro gli eventi ordinari di ogni giorno. Nella “comunità messianica” (il grande albero) è già presente e operante il regno dei cieli. “L’inizio umile di questo regno” (“la predicazione e l’attività pubblica di Gesù”) e la sua manifestazione lenta non sono da comparare con il suo compimento, quando “i popoli” (“gli uccelli rifugiati nei rami”) entreranno a far parte del regno di Dio. Nonostante la sua apparente inefficacia, il messaggio di Gesù è ricco di fiducia attraverso la “forza lenta e trasformatrice del vangelo” (“il lievito”). “Alla fine” (“la mietitura”) il giudizio apparterrà solo a Dio e il bene trionferà sul male mediante l’intervento di Dio.

3.“Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!”
Matteo ha orecchi per ascoltare il messaggio che Gesù trasmette nelle tre parabole del buon seme, del granello di senape e del lievito. Discepolo fedele, attento ai segni dei tempi, egli si allontana da quelli che credono nell’arrivo del regno dei cieli con forza e potenza e crede che Gesù è venuto per inaugurare il regno di Dio in mezzo agli uomini in modo graduale e inosservato.

La comunità dei primi cristiani ha visto il dinamismo iniziale del regno dei cieli che Gesù ha inaugurato. Pian piano, secondo il progetto di Dio per il mondo, questo regno ha cominciato a cambiare la storia e la sta cambiando ancora. Il tempo della storia è il tempo della pazienza e della conversione, un tempo in cui la zizzania si trovano insieme con il buon seme: un tempo di libertà e di amore, aperto a tutti. Il giudizio di Dio sarà solo alla fine, quando i giusti splenderanno come il sole, appunto come figli di Dio, e vivranno come fratelli. Intanto chi ha occhi vede le opere della provvidenza divina nella vita delle persone e chi ha orecchi sente parlare delle meraviglie che la mano del Signore opera.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Ci sostenga sempre, o Padre,
la forza e la pazienza del tuo amore;
fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della Chiesa,
perché si ravvivi la speranza di veder crescere l’umanità nuova,
che il Signore al suo ritorno farà splendere
come il sole nel tuo regno”.

I miei pensieri
La comunità dei primi cristiani ha visto il dinamismo iniziale del regno dei cieli. 
Il regno dei cieli si attua attraverso l’annuncio della buna novella che Gesù porta agli uomini, senza alcuna distinzione. Attraverso l’azione di Gesù il Cristo è Dio stesso che sparge il buon seme nel cuore di ogni uomo, non in modo spettacolare, bensì in maniera misteriosa.
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