vineri, 14 iulie 2017

Parlare in parabole - XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

IL SEMINATORE
“Parlare in parabole”
Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

L’incomprensione degli ascoltatori
provoca il parlare in parabole di Gesù.
E, nello stesso tempo,
la disponibilità dei discepoli all’ascolto
porta ad avere occhi per comprendere
e orecchi per ascoltare la novità di Gesù.
Nella parabola del seminatore
Gesù sta parlando del mistero della sua vita,
del mistero del regno di Dio
e dell’annuncio della buona novella 
a tutte le genti.

Il contesto: il discorso in parabole
Matteo ha presentato già due grandi discorsi di Gesù, il discorso della montagna e quello della missione che si è concluso sia con tanti insuccessi e rifiuti sia con la disponibilità dei piccoli ad accogliere la novità del Regno. Ora inizia il terzo discorso con la parabola del seminatore. Gesù si trova a Cafarnao, probabilmente nella casa di Matteo o in quella di un altro discepolo. Esce dalla casa in cui ha insegnato e in cui ha ricevuto la visita di sua madre e dei suoi parenti venuti da Nazaret e si dirige verso il lago di Genezaret, dove si siede per insegnare. La gente che ascolta è sempre più numerosa. Allora Gesù sale su una barca, si siede e, con parabole, insegna molte cose alla gente rimasta sulla riva. La prima di sette è la parabola del seminatore. Gesù racconta la parabola alla gente, poi espone solo ai discepoli il perché del suo insegnamento che usa il linguaggio simbolico e alla fine spiega i vari significati presenti nella parabola. Matteo sottolinea che solo i discepoli sono veramente privilegiati e beati, perché essi vedono e sentono ciò che i profeti hanno desiderato e aspettato.
Gesù è il Maestro. Egli parla in parabole.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi dell’efficacia della parola di Dio e del regno di Dio.
  • Nella prima lettura l’autore sacro dice che la parola di Dio discende dal cielo come pioggia che bagna e feconda la terra: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, (…) così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.
  • Nella seconda lettura Paolo usa l’immagine del parto per esprimere la situazione del cristiano, che mentre possiede le primizie dello spirito geme fino ad arrivare alla redenzione del suo corpo, e dice: “L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”.
  • Nel vangelo Gesù presenta alla gente la parabola del seminatore, spiega ai discepoli lo scopo del suo insegnamento in parabole, dà la spiegazione della parabola e conclude: “In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!”.

La prospettiva: “uscì di casa”, “ecco, il seminatore”, “beati invece i vostri occhi”

1. “Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla“
Matteo, o un altro discepolo, ha prestato la propria casa a Gesù. Qui Gesù si è riposato e ha mangiato in compagnia dei suoi discepoli, ha ricevuto la visita di sua madre e dei suoi parenti e ha insegnato a quelli che erano disposti ad accogliere il suo messaggio. Gesù esce dalla casa e va lungo la riva del lago di Genezaret, un luogo significativo perché è luogo di frontiera tra Israele e gli altri e perché proprio su questa riva, qualche tempo prima, ha chiamato alcuni dei suoi discepoli. Va incontro alla folla, trova il posto giusto, si siede e inizia la sua predicazione.

Le parole di Gesù attirano la gente, che diventa sempre più numerosa. Allora Gesù sale in barca e continua ad annunciare la parola di Dio, mentre le gente sta in piedi sulla spiaggia e ascolta i suoi insegnamenti. Egli è l’annunciatore e la Parola allo stesso tempo; gli ascoltatori sono persone libere, che bramano nel loro cuore una vita migliore. La situazione d’incomprensione di questi ultimi provoca il parlare in parabole di Gesù.

2. “Parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare»”
Gesù racconta ora alla gente la parabola del seminatore, cioè tiene un discorso per similitudine, narrando una storia semplice, presa dalla vita quotidiana e ricca di significato. Egli racconta una storia in cui c’è tutta una serie di paragoni e metafore che velano una serie di verità.

Nel racconto Gesù dice che un seminatore esce a seminare nel suo campo. Prima di arare, egli sparge il seme. Una parte di seme cade paradossalmente in luoghi sterili: lungo un sentiero, dove è mangiata dagli uccelli; sul terreno sassoso, dove è bruciata dal sole; tra le spine, dove è soffocata per mancanza di aria. Un’altra parte del seme cade sul terreno buono è dà inaspettatamente un frutto abbondante. Il risultato finale supera gli insuccessi e chi ha occhi lo vede e chi ha orecchi lo ascolta. Nonostante le difficoltà dei diversi terreni, il seme ha prodotto un raccolto abbondante.

3. “Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano”
Il risultato della parabola supera gli insuccessi. Dunque, dice Gesù in disparte solo ai suoi discepoli, chi ha occhi conosce i misteri della sua persona e chi ha orecchi riconosce la buona notizia della semina che egli stesso sta spargendo. Nonostante le difficoltà dei diversi terreni, ossia dell’opposizione da parte dei farisei e degli altri movimenti giudaici, il seme della parola produce un raccolto abbondante. Basta ascoltare la parola. Poi tutto si compie nel luogo e nel tempo stabilito da Dio.

Matteo situa la parabola del seminatore nel contesto degli insuccessi e dei rifiuti affrontati da Gesù nella la sua missione, alla fine della predicazione in Galilea, e associa gli ascoltatori di Gesù ai diversi tipi di terreni. Poco prima egli annotava: solo i piccoli hanno ricevuto il suo messaggio! Ora, invece, l’evangelista sottolinea che la predicazione di Gesù, pur avendo una triplice infruttuosità sui terreni sterili (il sentiero/chi ascolta ma non comprende, il terreno sassoso/chi accoglie la parola ma soccombe alle prime persecuzioni e tra le spine/chi comprende la parola ma dà priorita ai propri interessi) ha una triplice fruttuosità del seme, ossia il cento, il sessanta, il trenta per uno, sul terreno buono. Il messaggio simbolico svela alla fine il suo significato, pregno di fiducia: Gesù sta parlando del mistero della sua vita, mistero che è lo stesso del regno di Dio e della buona novella annunciata a tutte le genti.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito
la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola,
che continui a seminare nei solchi dell’umanità,
perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace
e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno”.

I miei pensieri
Nella parabola del seminatore Gesù sta parlando del mistero della sua vita, del mistero del regno di Dio e dell’annuncio della buona novella a tutte le genti.
Chi ha occhi conosce i misteri di Gesù e chi ha orecchi riconosce la buona notizia del vangelo. Certamente, si tratta di tutto ciò in una prospettiva biblica.
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