luni, 31 iulie 2017

Signore, salvami - XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

GESÙ CAMMINA SULLA ACQUE
“Signore, salvami”
1Re 19,9.11-13; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33 


L’esperienza di quella notte unica,
in cui la barca dei discepoli
si trovava in balia del vento
e delle onde del mare,
è rimasta impressa per sempre
nella storia della fede.
Gesù è l’unico Signore,
che salva dalla paura
e che domina
il potere del mare, del vento,
del male.

Il contesto: il mistero del Messia
L’evento in cui Gesù cammina sulle acque e calma la tempesta è descritto da Matteo subito dopo la moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci. Fa già notte e Gesù con i suoi discepoli si trova sulla sponda del lago di Genezaret. La gente è presa dall’entusiasmo. Alcuni pensano addirittura a Gesù come a un re che potrebbe soddisfare le loro aspettative e che avrebbe risolto i loro problemi. Gesù conosce questa intenzione della gente e cerca di evitare il tumulto. Pur facendosi tardi, egli costringe i discepoli a salire su una barca e a precederlo sull’altra riva del lago, verso Betsaida; subito dopo egli congeda la folla. Poi egli sale sul monte per pregare. Verso la fine della notte, mentre la barca dei discepoli dista già molte miglia da terra ed è agitata dalle onde, Gesù si avvicina a loro camminando sul mare. Al momento i discepoli pensano di vedere un fantasma, mai poi, dopo il dubbio di Pietro e la salita di Gesù in barca, tutti riconoscono Gesù e professano la loro fede in lui.
Gesù è il Messia. Egli è riconosciuto come tale dai suoi discepoli.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto la presenza di Dio e la fede in Gesù, il Figlio di Dio.
  • Nella prima lettura l’autore sacro presenta la manifestazione di Dio sul monte Oreb, nei tempi del profeta Elia: “Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera”.
  • Nella seconda lettura Paolo riconosce che ai suoi fratelli di sangue, ossia ai giudei, appartengono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, e poi conclude: “A loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen”.
  • Nel vangelo Matteo racconta l’evento in cui Gesù cammina sul mare, il dubbio di Pietro e la testimonianza di fede in Gesù fatta dai discepoli: “Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»”.

La prospettiva: “i discepoli”, “coraggio, sono io”, “si prostrarono davanti a lui”

1. “Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva”
Mentre le persone che hanno ascoltato Gesù tutto il giorno e che hanno goduto del miracolo del pane possono ormai ritornare a casa, e mentre i discepoli si dirigono in barca verso l’altra sponda del lago, verso Betsaida, Gesù sale da solo sul monte. Se tutto il giorno è stato al servizio dei bisognosi e degli ammalati, ora egli esprime la sua comunione con Dio. Qui prega da solo e manifesta il suo rapporto speciale con Dio.

È notte tarda ormai. La barca in cui si trovano solo i discepoli si trova in mezzo al mare ed è tormentata dalle onde, perché il vento e contrario. Praticamente i discepoli sono avvolti dal buio e si trovano in balia del vento e del mare mosso. La loro non è altro che una situazione critica e preoccupante. Una situazione di prova! Per loro la luce dell’alba è ancora lontana.

2. “Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»”
Matteo racconta che in quella notte, verso la mattina, i discepoli vedono Gesù che cammina sulle onde del mare ma non lo riconoscono. Al momento gridano dalla paura e scambiano le proprie fantasie con un fantasma. Solo quando sentono Gesù che dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» si rendono conto che è proprio il loro Maestro. Allora Pietro dice: “Signore, se sei tu, ordinami di venire da te sulle acque”. E Gesù acconsente.

Camminare sulle acque però non può essere umano, bensì una espressione del divino. Pietro si lascia trasportare dal suo desiderio. Egli ascolta Gesù che dice: “Vieni” e scende dalla barca. È chiamato da Gesù, guarda Gesù e cammina sulle acque verso di lui. Si affida a Gesù e si affida alle acque, ma quando guarda il vento, ossia le sue paure, teme, sprofonda e grida: “Signore, salvami”. È veramente un discepolo che ha la fede, ma poca per una prova così grande. È uno che ha poca fiducia in Gesù. È ancora uno che chiede delle prove, uno che dubita, che ha bisogno del braccio forte di Gesù.

3. “Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»”
I discepoli sono stupiti di fronte a un tale evento. Essi non vedono più un fantasma. Nella loro barca si trova Gesù e ora il vento si è calmato. Stupiti e meravigliati essi si prostrano davanti a lui. In questo momento le loro uniche parole diventano una professione di fede che conferma la messianicità del loro Maestro: “Davvero tu sei Figlio di Dio”.

L’evento vissuto dai discepoli è particolare, come particolare è anche quella notte unica, piena di angoscia. Tutto è pregno di simboli. Solo al sentire le parole del loro Maestro i discepoli riconoscono Gesù e lo accolgono nella loro barca. Solo ascoltando le parole di Gesù i discepoli vivono in prima persona, si affidano a lui e sono salvati dalle acque: e così possono restare tutti nella barca, in sicurezza, e professare la loro fede pasquale. Ora, per tutti loro Gesù è veramente il Signore della vita, è il risorto che domina il potere del mare, del vento, del male.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Onnipotente Signore, che domini tutto il creato,
rafforza la nostra fede
e fa’ che ti riconosciamo presente
in ogni avvenimento della vita e della storia,
per affrontare serenamente ogni prova
e camminare con Cristo verso la tua pace”.

I miei pensieri
Camminare sulle acque non può essere umano, bensì una espressione del divino. 
L’evento vissuto dai discepoli alla presenza di Gesù è particolare, come particolare è anche quella notte unica, piena di angoscia. Tutto è pregno di simboli.
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