miercuri, 30 august 2017

Il cammino verso Gerusalemme - XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

L’ANNUNCIO DELLA PASSIONE
“Il cammino verso Gerusalemme”
Ger 20,7-9; Sal 62; Rm 12,1-2; Mt 16,21-27 

Passare dalle opinioni degli uomini sul Messia
al piano di Dio presentato da Gesù
non è per niente facile per i discepoli.
Pietro non capisce la via della sofferenza
e pretende addirittura
di indicare egli stesso la via a Gesù.
Al discepolo che non si rende conto
di ciò che sta facendo
Gesù chiederà di togliersi di mezzo,
di prendere anche lui la propria croce
e di seguirlo sul cammino verso Gerusalemme.

Il contesto: primo annuncio della passione
L’evangelista Matteo ha presentato il fatto che Gesù sa cosa dice la gente di lui e che egli conosce la posizione dei discepoli rispetto alla sua identità e alla sua missione. Proprio nella regione di Cesarea di Filippo, una terra molto lontana da Gerusalemme, Simon Pietro ha espresso molto bene la fede messianica e ha ricevuto poi da Gesù la conferma che è stato il Padre che ha svelato la vera identità del Messia. E se poco prima aveva ordinato ai discepoli di non parlare a nessuno del Messia, per non mal intendere la sua missione, ora, e questo per la prima volta, è Gesù stesso che incomincia a spiegare gradualmente cosa significa essere il Messia. Egli dice chiaramente che egli è il Messia sofferente, predice la sua morte e la sua risurrezione a Gerusalemme ed esprime la sua decisione di seguire il progetto del Padre su di lui. Pietro farà fatica a comprendere questo messaggio di Gesù e protesterà. Gesù invece riconfermerà a Pietro che la via del Messia sofferente passa inevitabilmente per la croce ed espliciterà poi che ogni suo discepolo sarà invitato a percorrere la sua stessa strada.
Gesù è il Messia atteso. Egli annuncia per la prima volta la sua passione.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema della sofferenza e indicano le condizioni per seguire Gesù.
  • Nella prima lettura Geremia si rende conto della situazione drammatica in cui si svolge la sua vocazione profetica e constata gli effetti del suo annunzio: “Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno”.
  • Nella seconda lettura Paolo dice ai romani quale è il rapporto di culto che essi devono avere con Dio: “Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”.
  • Nel vangelo Matteo presenta il primo annunzio della passione, fa vedere le proteste di Pietro e presenta le condizioni per seguire Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

La prospettiva: “andare a Gerusalemme”, “la croce”, “la propria vita”

1. “Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto”
A Cesarea di Filippo, Pietro e gli altri discepoli hanno sentito Gesù che ordinava loro di non dire a nessuno che egli è il Messia atteso. Perché questa interdizione? Poco prima Pietro aveva affermato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, e Gesù stesso aveva accettato questa professione di fede messianica e aveva confermato che è il Padre a rivelare a Pietro tutto ciò. Il titolo Messia forse può essere malinteso da qualcuno o può mettere a rischio Gesù stesso e la sua missione?

Il vangelo di Matteo sottolinea che “da allora” Gesù incomincia a rivelare gradualmente ai discepoli cosa significa essere Messia. In modo chiaro Gesù afferma che “deve andare a Gerusalemme” e soffrire molte cose, essere ucciso e poi risuscitare nel terzo giorno”. Tutto ciò deve accadere: egli è il Messia sofferente annunciato dalle Scritture, colui che entrerà nella sua gloria solo attraverso la croce. È questo il progetto di Dio e Gesù lo accetta con fiducia e con libertà totale.

Gesù dà ora un significato nuovo alla sua messianicità e proprio Pietro non capisce più niente. Il loro Maestro deve andare a Gerusalemme e soffrire là? Cosa significa questo? Cosa rimane del Cristo se è un perdente? Pietro vuole veramente bene a Gesù e subito lo prende in disparte e lo rimprovera duramente: “Dio ti preservi, Signore; questo non ti accada mai”. Allora Gesù, vedendo che per Pietro la sofferenza non c’entra con la missione del Messia, si volta e gli dice di togliersi di mezzo e di andare dietro a lui, appunto di essere suo discepolo, di abbandonare la suggestione diabolica che esclude la sofferenza e di non essergli di scandalo, cioè una pietra d’inciampo sul cammino verso Gerusalemme.

2. “Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”
Gesù ha già preso la decisone di andare a Gerusalemme. Egli dice apertamente ai suoi discepoli che colui che desidera seguirlo non può sottrarsi alla sua decisione. La scelta ormai è molto chiara e il discepolo non può che segue il suo maestro. Quindi, ognuno dei suoi discepoli è chiamato a mettersi al servizio del Regno dei cieli insieme a lui, il Cristo, portando certamente la propria croce e facendo lo stesso cammino verso Gerusalemme.

Il discepolo che vuole salvare la sua vita, assicura Gesù, la salva se la perde per la causa del Regno. Salva la sua vita colui che condivide la forza dell’amore. Costui ritrova la propria vita nell’amore e nel servizio verso l’altro, la ritrova insieme a lui, il Cristo, nella ricerca del Regno dei cieli.

3. “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”
I discepoli ascoltano gli insegnamenti di Gesù e comprendono che nessuno di loro, anzi nessun uomo, può garantirsi la vita. Rischiare la vita con Gesù significa gustare la vera vita per mezzo di Gesù. Questo è il grande vantaggio del discepolo che offre la sua vita al servizio dei fratelli e per il Regno dei cieli. Il mondo con tutti i suoi beni e con tutti i suoi fascini, invece, non può garantire la vita e non può avere più valore di una vita spesa con Gesù.

La vita è dono! La vita non si può né guadagnare con i beni né acquistare con i soldi. Anzi, in quanto donata, la vita si offre e si spende per gli altri, rimanendo così un valore per sempre.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Rinnovaci con il tuo Spirito di verità, o Padre,
perché non ci lasciamo deviare dalle seduzioni del mondo,
ma come veri discepoli, convocati dalla tua parola,
sappiamo discernere ciò che è buono e a te gradito,
per portare ogni giorno la croce
sulle orme di Cristo, nostra speranza”.

I miei pensieri
La vita è dono! La vita non si può né guadagnare con i beni né acquistare con i soldi. Anzi, in quanto donata, la vita si offre e si spende per gli altri, rimanendo così un valore per sempre. 
Salva la sua vita colui che condivide la forza dell’amore.
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