miercuri, 2 august 2017

Signore, aiutami! - XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

LA DONNA CANANEA
“Signore, aiutami!”
Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28 


La donna cananea ha un grande problema
perché sua figlia
è malamente indemoniata.
Ella sente della fama di Gesù,
il Messia atteso,
esce dalla sua terra,
lo cerca e parla con lui.
Con la sua fede grande
la donna crede che solo Gesù
può alimentare la speranza per la sua casa.
La sua preghiera sarà ascoltata.

Il contesto: la donna cananea
Nel dibattito con alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, Gesù aveva discusso delle tradizioni degli antichi. L’argomento era focalizzato su ciò che è puro e ciò che è impuro e Gesù aveva dichiarato puri tutti gli alimenti, aiutando i suoi discepoli a uscire dalla cella delle leggi di purità. Subito dopo questo dibattito Matteo presenta Gesù che si ritira verso la regione di Tiro e Sidone, restando ancora nella zona di Galilea. Qui si avvicina a Gesù una donna cananea. Pur essendo appartenente agli antichi abitanti della terra di Israele, ella cerca Gesù, manifesta la sua fede messianica e chiede aiuto per la figlia che è tormentata da un demonio. Sembra che all’inizio Gesù non ascolti la sua richiesta, in quanto è una straniera. Per lei, intervengono presso Gesù anche i discepoli. La donna stessa è insistente: si prostra davanti a Gesù e ripete la sua domanda chiedendo aiuto. Alla fine, di fronte alla grande fede della donna nel piano salvifico di Dio, Gesù compie il miracolo.
Gesù è il Messia atteso. Egli esaudisce la preghiera insistente di una donna cananea.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi della salvezza universale e della fede in Gesù, il Messia.
  • Nella prima lettura l’autore sacro annuncia la salvezza universale e afferma che gli stranieri saranno accolti a pieno titolo nel popolo dell’alleanza: “Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi. Gli stranieri (…) li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera”.
  • Nella seconda lettura Paolo osserva che il rifiuto del vangelo da parte dei suoi fratelli ebrei ha favorito la missione verso i pagani ed esprime la sua speranza nella salvezza di Israele: “Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!”.
  • Nel vangelo Matteo presenta all’inizio il caso di una donna cananea che chiede la guarigione di sua figlia, poi la reazione di Gesù e alla fine la risposta della donna e la replica di Gesù: “Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri»”.

La prospettiva: “una donna cananea”, “Signore, aiutami!”, “grande è la tua fede!”

1. “Una donna cananea si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide!»”
La donna cananea esce dalla regione di Tiro e Sidone con il desiderio forte di incontrare Gesù di Nazaret, il Messia atteso, e di presentare a lui la sua domanda. Forse conosce già chi è Gesù? Non si sa e il vangelo non dice niente in questo senso. Comunque sia, ella sa di appartenere al popolo dei cananei e conosce bene il fatto che gli israeliti non fraternizzano mai con i membri del suo popolo a causa delle differenze esistenti tra di loro e che essi non entrano mai in contatto con una persona di altra religione. Con grande coraggio ella va oltre le tradizioni e fiduciosa dà ascolto al grande desiderio presente nel suo cuore. Non ha tempo da perdere perché a casa ha una figlia malamente indemoniata.

La donna insegue Gesù e i suoi discepoli, esterna tutto il suo dolore e grida: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Allora i discepoli fanno presente a Gesù che le grida della donna li mettono in una situazione imbarazzante. Perché non ascolta il suo grido? I discepoli chiedono a Gesù di esaudire la preghiera della donna, affinché se ne vada.

In quel momento Gesù infrange il silenzio. Senz’altro, ha sentito la preghiera della donna, ma solo ora spiega la ragione del suo silenzio. Egli è stato mandato alle pecore perdute della casa di Israele; la sua azione si limita al popolo dell’alleanza e i suoi miracoli sono per il gregge senza pastore. Quindi egli è il Messia di Israele ed è venuto dal Padre appunto per chiamare il suo popolo alla conversione.

2. “Signore, aiutami!”
Sembra che sia un caso chiuso, ma la donna non si arrende. Si avvicina a Gesù, si prostra davanti a lui e dice: “Signore, aiutami!”. Gesù risponde di nuovo, questa volta alla donna, che egli è stato inviato ai figli di Israele e non agli stranieri. Ma la donna non può essere contenta di questa risposta. Il suo problema è impellente. Si tratta della figlia e perciò non può né tacere, né rinunciare alla sua ultima speranza. Brama nel suo cuore di ricevere almeno le briciole che rimangono dalla tavola dei figli. Sì, ella arriva a capire che prima sono i giudei, ma spera che poi siano anche tutti gli altri ad essere ascoltati da Gesù.

La donna non si dà per vinta. Nella casa del povero anche le briciole sono molto importanti. Forse il regno di Dio non è per tutti? Al tavolo della salvezza si siedono solo i membri del popolo dell’alleanza? Solo a loro spettano le promesse di Dio? Non esiste una certa partecipazione al banchetto messianico anche da parte degli ultimi e degli stranieri? La stessa preghiera: “Pietà di me, Signore!” non è forse di tutti?

3. “Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri»”
Di fronte alla grande fede nel piano salvifico di Dio, espressa dalla donna cananea, la reazione di Gesù è immediata. Gesù esaudisce la preghiera della donna e in questo momento stesso arriva la notizia del miracolo avvenuto: la figlia è guarita. Si apre così un nuovo orizzonte in cui il dono della salvezza è per tutti.

Solo più tardi Matteo e tante altre donne si ricorderanno le parole di Gesù e comprenderanno fino in fondo i suoi gesti: nella loro comunità, di discepoli che credono in Cristo, appunto nella “casa” in cui essi benedicono e spezzano il pane, c’è pane per tutti. Dopo l’evento di Gesù il Cristo la religione sia dei giudei sia dei primi discepoli non mette limiti. La verità non si trova o da una parte o dall’altra parte. Anzi, la storia trova il suo culmine in Gesù e la volontà del Padre è di essere di tutti. E sempre, come allora, il Padre provvede che le "dodici ceste piene di pane", benedette da Gesù, siano per tutti.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che nell’accondiscendenza del tuo Figlio
mite e umile di cuore
hai compiuto il disegno universale di salvezza,
rivestici dei suoi sentimenti,
perché rendiamo continua testimonianza
con le parole e con le opere al tuo amore eterno e fedele”.

I miei pensieri
La donna cananea non si dà per vinta. Ella sa che nella casa del povero anche le briciole sono importanti e crede che la preghiera “Pietà di me, Signore!” non è solo di alcuni, ma di tutti.
Nella comunità dei discepoli di Gesù c’è pane per tutti.
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