joi, 28 septembrie 2017

Che ve ne pare? - XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

LA PARABOLA DEI DUE FIGLI
“Che ve ne pare?”
Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32 


La festa della Pasqua è vicina
e le autorità dei giudei
esprimono la loro preoccupazione
per l’ordine che devono mantenere.
Essi sanno che Gesù è a Gerusalemme
e pensano che la situazione non va bene
se Gesù continua ad insegnare nel tempio
e se la gente si converte
al suo messaggio.


Il contesto: il confronto di Gesù con le autorità dei giudei
Il vangelo di Matteo descrive il conflitto che c’è tra Gesù e le autorità giudaiche di Gerusalemme. Se da una parte il popolo accoglie Gesù con gioia e porta a lui i ciechi e gli zoppi, dall’altra parte i capi dei giudei criticano tutto ciò che Gesù dice e fa. Gesù vede che la situazione è molto tesa e sceglie di passare la notte fuori città. Il giorno dopo, presto, Gesù ritorna, entra nel tempio e, mentre insegna al popolo, arrivano da lui le autorità dei giudei. Questi ultimi, non accettando il comportamento di Gesù, gli chiedono: ”Con quale potere fai queste cose? E chi ti ha dato questo potere?”. Gesù non risponde. Prima egli fa loro una domanda sull’origine del battesimo di Giovanni e poi, non avendo una risposta da parte loro, neanche lui risponde alle due domande di prima. In seguito, Gesù coinvolge le autorità dei giudei con la domanda: “Che ve ne pare?” e racconta loro la parabola dei due figli chiamati dal loro padre per lavorare nella sua vigna. L’argomento semplice, tratto dalla vita quotidiana delle famiglie, non ha bisogno di spiegazioni, ma coinvolge quelli che ascoltano, che conoscono già la risposta. Alla fine Gesù applica l’esempio dei due figli alle autorità dei giudei. E tutti restano senza parola: sia il messaggio sia la risposta si riferiscono a loro.
Gesù è il Maestro. Egli racconta ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo una parabola.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema della conversione.
  • Nella prima lettura Ezechiele difende il comportamento di Dio verso gli israeliti, parla della responsabilità del giusto che si allontana dalla strada retta ed esorta affinché l’empio possa allontanarsi dal suo peccato: “Se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta i filippesi all’unità, chiede loro di evitare lo spirito di concorrenza e propone Gesù come modello: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”.
  • Nel vangelo Gesù racconta alle autorità dei giudei la parabola dei due figli e poi dice loro: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”.

La prospettiva: “che ve ne pare?”, “vi passano avanti”, “la via della giustizia”

1. “Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli …»”
Il dibattito tra Gesù e le autorità dei giudei crea un clima carico di tensione a Gerusalemme. Il contesto è veramente pericoloso e il confronto diventa inevitabile. Le autorità dei giudei sono sconvolte dalla presenza di Gesù nella città santa. Il Maestro di Nazaret non appartiene al loro gruppo, non frequenta la loro scuola. Anzi, Gesù ha espresso tante volte le sue critiche contro il loro modo di insegnare e di vivere. È un maestro indipendente, che ha i suoi discepoli e un suo modo specifico di insegnare, accompagnato da tanti gesti miracolosi. Il problema è che la gente si lascia affascinare da lui e porta a lui tutti i malati e i bisognosi. Cosa si può fare per mantenere l’ordine nella città santa?

Le autorità dei giudei constatano che Gesù insegna con autorità e che le sue parole sono confermate da miracoli di guarigione. Ora Gesù insegna proprio nel tempio e questo non va bene per loro, perché la festa della Pasqua è vicina. Il rischio di arrivare alla confusione è grande. La gente potrebbe seguire Gesù, e allora cosà succederà? Senza perdere tempo, alcuni capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo vengono da Gesù e gli chiedono: “Con quale potere fai queste cose? E chi ti ha dato questo potere?”.

Alla preoccupazione delle autorità dei giudei Gesù risponde con una domanda sull’origine del battesimo di Giovanni, e non avendo ricevuto da esse una risposta, non risponde alle domande di prima, ma dice loro: “Che ve ne pare?”. Gesù continua poi raccontando una parabola, di un uomo con due figli. Al primo dei figli il padre chiede di lavorare nella sua vigna. Costui risponde “Non voglio!”, ma ci pensa, si pente, ci va. Poi chiede la stessa cosa al secondo, il quale risponde “Sì, signore!”, è un dovere, ma non ascolta, non ci va. “Chi dei due ha fatto la volontà del padre?” chiede Gesù. “Il primo”, rispondono le autorità dei giudei.

2. “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”
La vigna è il simbolo del popolo di Israele. L’invito del padre ai suoi figli a lavorare nella vigna rimanda alla sua cura per la vigna. Il sì o il no dei figli è sintesi della risposta libera o irresponsabile, di fiducia o di incredulità, alla richiesta del padre. Il messaggio della parabola ora è decifrato. I destinatari della parabola sono quelli che accettano o rifiutano la parola del Padre, che Gesù annuncia con autorità. Il rifiuto comporta resistenza di fronte alla conversione, proposta allora da Giovanni sulle riva del Giordano, e ora proposta da Gesù stesso, proprio nel tempio.

La decisione di accettare l’invito del Padre porta alla conversione. Questa decisione è gesto di libertà e di fedeltà; è gesto personale dal quale dipende la sorte di ogni uomo. I pubblicani e le prostitute, sottolinea Gesù, non solo hanno accettato la predicazione di Giovanni e hanno ricevuto il suo battesimo, ma, di più, hanno ricevuto la buona notizia del vangelo. È per questo, dice Gesù alle autorità dei giudei, che i bisognosi e i peccatori passano avanti a loro nel regno di Dio.

3. “Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto”
Le autorità dei giudei si rendono conto che, rifiutando di rispondere alla domanda di Gesù sull’origine del battesimo di Giovanni, in realtà hanno riconosciuto il loro rifiuto alla predicazione di Giovanni. Riconoscono la loro chiusura di fronte all’annuncio di penitenza. E ora, rispondendo alle domande di Gesù, riconoscono che la parabola è indirizzata particolarmente a loro. Capiscono e vedono ciò che non vogliono accettare. La falsità del secondo figlio si riferisce al loro rifiuto di fronte alla predicazione di Gesù, mentre il cambiamento del primo figlio fa riferimento alla conversione dei peccatori.

Chi accoglie l’annuncio di Gesù si salva. Chi rifiuta l’annuncio di Gesù rifiuta la conversione e, di conseguenza, si perde. La sorte di ogni uomo dipende infatti dalla sua decisone di dire sì o di dire no all’annuncio di Gesù.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, sempre pronto ad accogliere
pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore,
tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia:
il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola
e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù”.

I miei pensieri
Il sì o il no dei figli sono sintesi della risposta libera o irresponsabile, di fiducia o di incredulità, alla richiesta del padre; sono un’accettazione o una negazione della realtà e dell’altro.
La sorte del cristiano dipende dalla sua decisone di dire sì o no all’annuncio del vangelo.
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