vineri, 22 septembrie 2017

I primi e gli ultimi - XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

LA BONTÀ DI DIO
“I primi e gli ultimi”
Is 55,6-9; Sal 144; Fil 1,20-24.27; Mt 20,1-16 

Gesù e i suoi discepoli
sono sulla strada verso Gerusalemme.
Sapendo che il loro Maestro
è il Messia,
i discepoli sono preoccupati
per la ricompensa che riceveranno.
Essi hanno lasciato tutto e tutti.
Cosa succederà a Gerusalemme?
Dalla parabola dei lavoratori della vigna
comprenderanno che non esistono privilegiati.

Il contesto: il cammino di Gesù verso Gerusalemme
L’evangelista Matteo presenta Gesù che lascia la Galilea e insieme ai suoi discepoli attraversa la Perea e la Giudea, dirigendosi verso Gerusalemme, la meta del suo viaggio. Egli continua la formazione dei discepoli e dedica del tempo per trasmettere il suo insegnamento sul divorzio, sull’atteggiamento da avere verso i bambini e per parlare con il giovane ricco. Ora egli racconta la parabola degli operai della vigna, in cui parla della ricompensa che riceveranno quelli che lo seguono, ricompensa che non è il frutto del proprio lavoro, bensì della misericordia di Dio. La vigna è del padrone ed egli assume dei lavoratori dalla mattina fino alla sera, cioè all’alba, alle 9.00, alle 12.00, alle 15.00 e alle 17.00. Nella vigna egli offre un posto di lavoro per tutti. La sera, al momento dei conti, tutti i lavoratori ricevono la stessa paga, sia i primi sia gli ultimi. Il finale della parabola è sorprendente. Il padrone della vigna si dimostra generoso verso gli ultimi assunti, ma non a detrimento della giustizia verso i primi.
Gesù è il Maestro. Egli racconta una parabola in cui parla della generosità di Dio verso tutti.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema della bontà di Dio verso tutti.
  • Nella prima lettura l’autore sacro presenta Dio come inaccessibile, immensamente superiore all’uomo, e come Colui che è vicino all’uomo, ma i cui piani e pensieri sono totalmente altri, ed esorta: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona”.
  • Nella seconda lettura Paolo, confidandosi con i filippesi, accenna alla sua prigionia, esorta a testimoniare Cristo ed esprime la sua fiducia e la sua speranza: “Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. (…) Comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo”.
  • Nel vangelo Matteo presenta Gesù che racconta una parabola in cui sottolinea la generosità del padrone che dice alla fine: “Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”.

La prospettiva: “i lavoratori”, “il padrone della vigna”, “gli ultimi saranno primi”

1. “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna”
La strada che Gesù e i suoi discepoli seguono porta a Gerusalemme. Più di uno di loro pensa forse alle promesse messianiche e a quello che succederà al loro arrivo nella città santa. Che impegno toccherà a loro, ai discepoli che sono con Gesù da tanto tempo? Hanno rinunciato a tutto per seguire il loro Maestro, quale sarà la loro ricompensa?

Gesù conosce i suoi discepoli e desidera parlare loro della ricompensa che dovranno attendere tutti quelli che lo seguono. Per esprimere il suo insegnamento egli racconta una parabola in cui dice che un padrone di casa esce all’alba per assumere a giornata lavoratori per la sua vigna; a ciascuno di loro si impegna a dare come salario un denaro, cioè il prezzo del mercato. Più tardi, il padrone esce altre quattro volte, alle 9.00, alle 12.00, alle 15.00 e alle 17.00, e ogni volta trova operai senza lavoro. Assume tutti quelli che trova e dice loro che darà quanto è giusto, senza precisare la cifra. A quelli assunti alle 17.00, invece, che hanno aspettato tutto il giorno in piazza, non promette nulla, sapendo che a loro resta poco tempo per lavorare.

2. “Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”
Gesù continua a raccontare la parabola dicendo che, arrivata la sera, il padrone ricompensa con fedeltà i lavoratori che ha chiamato a occuparsi della sua vigna. Ora, cominciando dagli ultimi, dà a tutti un denaro, ciò che praticamente è stato pattuito. Egli distribuisce con bontà il salario della giornata, sia agli ultimi sia ai primi e tratta tutti in modo uguale. Quelli che sono stati assunti alle 6.00 si aspettavano di ricevere di più, visto che gli ultimi assunti hanno ricevuto un denaro, ed esprimono la loro non contentezza dicendo che hanno sopportato il peso della giornata e il caldo. Essi rimangono delusi, ma il padrone spiega loro che ciò che ricevono è giusto e che non fa loro nessun torto.

È significativo il fatto che i lavoratori assunti a lavorare nella vigna, simbolo del popolo di Israele, sono chiamati amici dal padrone. Ora il racconto svela il suo messaggio. Dio, come padrone della vigna, non può essere buono con alcuni e ingiusto con gli altri. La sua generosità è verso tutti. Dando a tutti la stessa paga, concordata per il giorno di lavoro, non toglie nulla ai primi chiamati, che al momento della paga sono invidiosi con gli ultimi chiamati, ma semplicemente vuole dimostrare la sua bontà verso tutti quelli che ha invitato a lavorare nella sua vigna.

3. “Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”
I discepoli capiscono dalla parabola raccontata da Gesù che l’ingresso nel regno dei cieli non può essere considerato come una ricompensa dovuta per diritto o in base ai meriti personali. La ricompensa che loro attendono, o la ricompensa che sarà data ad ogni discepolo di Gesù, non è la remunerazione per ciò che loro fanno, ma un dono gratuito della misericordia divina. È il frutto della bontà di Dio. Nella manifestazione della sua bontà, Dio non è mai condizionato dai gesti di coloro che ha chiamato. Egli è di tutti: allarga senza limiti i suoi benefici e ricompensa coloro che lo servono, e tutto ciò non gli impedisce di offrire la sua bontà anche a coloro che non la meritano.

La bontà di Dio non conosce confini. Anche se Dio invita dei lavoratori nel suo regno cominciando dagli ultimi, la chiamata dei primi a lavorare non va a detrimento della sua giustizia. Nella sua bontà Dio manifesta così il suo amore verso i poveri e verso gli ultimi. Questa è infatti la sua via: davanti a lui “gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, giusto e grande
nel dare all’ultimo operaio come al primo,
le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo dalla terra;
apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole del tuo Figlio,
perché comprendiamo l’impagabile onore
di lavorare nella tua vigna fin dal mattino”.

I miei pensieri
Dio non è mai condizionato dai gesti di coloro che ha chiamato. Egli è di tutti: allarga senza limiti i suoi benefici e ricompensa coloro che lo servono, e tutto ciò non gli impedisce di offrire la sua bontà anche a coloro che non la meritano.
Questa è la via del Signore: davanti a lui “gli ultimi sono primi e i primi, ultimi”.
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