duminică, 1 noiembrie 2015

Tutti i Fedeli Defunti III (02 novembre)

LA VOSTRA RICOMPENSA
La via verso la felicità
Sap 3,1-9; Sal 41; Ap 21, 1-5.6-7; Mt 5,1-12 

Uno stile di vita
specifico dei poveri,
riassunto nelle otto beatitudini,
diventa una via alla santità
e porta alla ricompensa eterna.
È una via possibile,
per tutti,
in quanto è a misura d’uomo,
dei suoi bisogni 
e dei suoi sogni.



Il contesto: l’inizio del discorso della montagna
Gesù guarda attorno e vede tanta gente desiderosa di ascoltare le sue parole. Allora “sale sul monte” e proclama le otto beatitudini, in frasi brevi, di tipo universale e con carattere atemporale, beatitudini che capovolgono i valori mondani di ogni tempo. Con chiarezza e radicalità Gesù si rivolge direttamente ai suoi discepoli e, attraverso di loro alla comunità, e indica a tutti il suo insegnamento sull’atteggiamento da tenere verso se stessi, verso gli altri e verso Dio. Egli proclama beati tutti coloro che si dichiarano suoi discepoli e che lo seguono sulla strada del servizio, della povertà e dell’umiltà.
Gesù è il Maestro. Egli presenta la via delle otto beatitudini.

Alle sorgenti della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema della santità.
  • Nella prima lettura l’autore sacro afferma che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, sono nella pace, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé, e dice: “Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là”.
  • Nella seconda lettura san Giovanni parla di una visione in cui descrive la chiesa degli ultimi tempi, simboleggiata nella Gerusalemme celeste e descritta in tutto il suo splendore, pronta come una sposa adornata per il suo sposo: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”.
  • Nel vangelo Gesù proclama le otto beatitudini e poi conclude: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

La prospettiva: “le folle”, “beati i poveri in spirito”, “rallegratevi ed esultate”

1. “Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli”
All’inizio del primo grande discorso di Gesù, il discorso della montagna, Matteo presenta le folle e i discepoli che comprendono ciò che Gesù comunica perché è quanto lui vive. Tutto ciò che Gesù dice e fa è dono sublime e bella notizia. È conferma della sua vita. È vangelo, una novità che riprende le cose antiche e che trasforma le realtà presenti, le fa diventare a misura d’uomo, dei suoi bisogni e dei suoi sogni.

Gesù osserva le folle, una gente anonima che è in cerca di lui, e sa che sono uomini e donne che nutrono il desiderio di una vita migliore. È là per loro. Quindi sale sul monte ed essi lo seguono, si siede ed essi si avvicinano, parla ed essi lo ascoltano. In quel momento stanno per compiersi una rivelazione e una scoperta. Gesù, il Maestro, svelerà la via della santità e quelli che lo ascoltano scopriranno come diventare suoi discepoli e fratelli tra di loro.

Le parole di Gesù sono per tutti. Nessuno è escluso. I suoi insegnamenti sono attuabili, per una vita normale, possibile e desiderabile. Sono per ogni uomo. E nello stesso tempo queste parole e questi insegnamenti capovolgono tutto senza lasciar posto a fraintendimenti. Comprendono esigenze e promesse che trovano compimento con l’arrivo del regno di Dio, già presente nella persona e nell’opera di Gesù.

2. “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”
Gesù inaugura uno stile di vita specifico dei poveri che hanno un’attitudine interiore di umiltà. Egli sa che proprio loro, i poveri, pregano Dio con insistenza e si appoggiano con fiducia all’amore di Dio. Senza confidare in nessuna forza umana sono essi ad attendere da Dio l’aiuto e la realizzazione delle promesse antiche. Quindi è a loro che Gesù promette il regno di Dio. Egli guarda al presente, ossia alla realtà, ma anche al futuro, quindi all’attesa, ed esplicita loro il rapporto che c’è tra povertà e il regno dei cieli, tra lacrime e la consolazione, tra misericordia e l’amore di Dio, tra persecuzione e la gioia del mondo nuovo.

Gesù annuncia in modo solenne che la felicità del regno di Dio è possibile a tutti e presenta la via delle otto beatitudini. Questo regno è per coloro che sono disposti a riceverlo attraverso un atteggiamento di apertura a Dio, atteggiamento tipico dei “poveri in spirito” (dall’ebraico “anawìm”) e degli afflitti, degli umili e di quanti desiderano avvicinarsi a Dio. Questo regno appartiene ai discepoli che lo diffondono attorno con la condotta tipica dei misericordiosi e di chi ha il cuore puro, dei costruttori di pace e di coloro che sono perseguitati perché compiono la volontà di Dio.

3. “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”
I discepoli presenti osservano che le otto beatitudini sono per loro. Tali beatitudini costituiscono una via che è guida alla santità e porta al premio eterno. Questa via non è un ideale per un gruppo elitista, bensì è la “magna charta” del regno di Dio, adatta al gruppo dei discepoli che già segue Gesù e proporzionata ad ogni uomo, o meglio agli uomini umili e miti, che hanno il cuore del povero, vivono di dono e hanno il grande vantaggio di avere Dio dalla loro parte: qui sulla terra come sostegno e nei cieli come ricompensa.

Povertà, umiltà, persecuzione, e dono, misericordia, amore formano un quadro che delinea uno stile di vita. Tutto è in relazione. La povertà in spirito è l’umiltà, l’atteggiamento di colui che non possiede nulla. Povertà e umiltà sono condizioni per accogliere il dono di Dio, per offrire se stessi e per servire l’altro, rendendolo fratello. Inevitabilmente, la persecuzione è la credenziale del discepolo che segue Gesù. Non esiste un’altra scelta. Il discepolo appartiene a Gesù e va incontro alle prove per la causa che abbraccia. Tutto poi è in stretta relazione con la misericordia, che è sia espressione autentica di chi ama, sia manifestazione dell’amore per eccellenza, e quindi di Dio Padre. In breve, questo è il quadro del povero, che il vangelo dichiara beato.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Dio onnipotente, il tuo unico Figlio, nel mistero della Pasqua,
è passato da questo mondo alla gloria del tuo regno;
concedi ai nostri fratelli defunti di condividere il suo trionfo sulla morte
e di contemplare in eterno te, o Padre,
che li hai creati e redenti”.

I miei pensieri
Le beatitudini proclamate da Gesù compendiano una via che è guida alla santità e porta alla ricompensa eterna.
La via delle otto beatitudini non è un ideale per un gruppo elitista, bensì è la “magna charta” del regno di Dio, adatta al gruppo dei discepoli che già segue Gesù e proporzionata ad ogni uomo.
Trimiteți un comentariu