luni, 16 octombrie 2017

Una domanda trappola - XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

IL TRIBUTO A CESARE
“Una domanda trappola”
Is 45,1.4-6; Sal 95; 1Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21


Ora entrano in scena
i representanti dei movimenti religiosi.
Essi pensano ad un tranello
per cogliere Gesù in fallo,
a qualsiasi prezzo.
Tenendosi ancora a distanza,
mandano da Gesù alcuni scribi
e alcuni erodiani
con una domanda trappola.
Gesù smascherà la loro furbizia.


Il contesto: le controversie con i rappresentanti dei movimenti giudaici
Il vangelo presenta ancora quattro controversie e fa vedere che la situazione a Gerusalemme è già tesa, perché i farisei e gli altri rappresentanti dei movimenti religiosi vogliono ad ogni prezzo cogliere Gesù in fallo. A loro non va bene che Gesù abbia cacciato fuori dal tempio i venditori. I farisei non possono in alcun modo accettare l’insuccesso registrato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo nei dibattiti avuti nel tempio. Ora essi mandano da Gesù alcuni scribi insieme agli erodiani e gli chiedono: “Maestro, è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”. Questa domanda è un tranello, una domanda trappola. Gesù non la eviterà. Egli risponderà in modo chiaro e chiederà a tutti di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.
Gesù è il Messia atteso. Egli parla del tributo a Cesare con gli scribi e con gli erodiani.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’autorità del Signore.
  • Nella prima lettura l’autore sacro presenta Ciro, re di Persia, riconosce a lui il titolo di “unto del Signore” e testimonia che il Signore è l’unico Dio che guida la storia: “Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio”.
  • Nella seconda lettura Paolo, poco dopo aver lasciato la città di Tessalonica, scrive una lettera in cui ringrazia e dice sin dall’inizio: “Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro”.
  • Nel vangelo Gesù parla con alcuni scribi e alcuni erodiani che chiedono se è lecito pagare il tributo a Cesare e poi risponde: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

La prospettiva: “tennero consiglio”, “mettermi alla prova?”, “quello che è di Cesare”

1. “I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi”
Per i rappresentati dei movimenti giudaici di Gerusalemme non va bene l’insuccesso registrato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo nel dibattito avuto con Gesù, proprio nel tempio. Ad ogni costo, i farisei vogliono cogliere in fallo Gesù, per macchiare la sua fama, per diminuire la sua influenza sulla gente, e quindi per arrestarlo. Sapendo che l’opinione dei giudei affianca la loro posizione ostile riguardo alla polemica sul tributo da pagare a Cesare, essi pensano che proprio questo assunto polemico può essere il tranello da non superare, veramente compromettente, un capo di accusa.

I farisei mandano a Gesù alcuni degli scribi, accompagnati dagli erodiani. Questi inviati prima fanno un apprezzamento adulatorio sull’immagine che la gente si è fatta di Gesù e sul suo modo sincero e veritiero di parlare di Dio, e poi pongono a Gesù la loro domanda trappola: “Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”.

Quanta insincerità e malizia nella domanda sul tributo a Cesare! In realtà non si tratta solo di un tributo pagato con moneta romana, di quella imposta personale e fondiaria di un denaro introdotta in Giudea e Samaria dopo il censimento di Quirinio pochi anni prima, quanto del suo significato. Il tributo rappresenta un tacito riconoscimento del dominio romano su ogni persona, uomo, donna o schiavo, di età compresa tra i dodici o quattordici anni fino ai sessantacinque. Quindi esso è in conflitto con la concezione teocratica dei giudei e con la loro speranza messianica. In poche parole, a livello di fede, pagare questo tributo è un problema di coscienza.

2. “Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo”
Gesù conosce il ruolo e il significato del tributo a Cesare. Egli sa dell’immagine dell’imperatore Tiberio e della scritta “Tiberio Cesare, Augusto Figlio del divino Augusto, Pontefice Massimo” incisa sulla moneta romana con cui si paga il tributo. Come non comprendere il tranello teso dai farisei? Il pagamento del tributo è un vero problema di carattere politico e al tempo stesso di carattere religioso.

Sono veramente ipocriti gli scribi e gli erodiani con la loro domanda trappola sul tributo a Cesare, ma la loro furbizia viene smascherata e il loro tranello non funziona. Gesù esplicita loro la prova a cui lo sottopongono, e facendosi mostrare la moneta del tributo trova la via per allontanarsi sia dalla denuncia al tribunale romano sia dall’affiancamento alle attese nazionalistiche giudaiche. L’immagine di Tiberio e l’iscrizione impressa sul denaro confermano il potere di Cesare e contengono già la risposta al problema del pagamento del tributo.

3. “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”
Il denaro, considerato già da Gesù come mammona, di per sé già pone la persona in un rapporto di dipendenza nei confronti dell’autorità da cui proviene. Il denaro è segno di potere e di dominio. Se questo denaro appartiene a Cesare, si dia a Cesare. Ciò che è molto importante, invece, sottolinea Gesù, è che l’uomo dia a Dio quello che è di Dio: il dono della vita, della libertà, della fraternità.

Fra poco Gesù riprenderà il suo insegnamento su ciò che è da offrire a Dio. Prima del suo arresto, proprio alla fine del suo ministero a Gerusalemme, quando sarà ancora nel tempio e guarderà la vedova che mette il suo obolo nella cassetta del tempio, dirà che tutto ciò che la persona ha, compresa se stessa, appartiene a Dio. Tutto è dono di Dio! Tutti appartengono a Dio! E Dio offre tutto a tutti.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, a te obbedisce ogni creatura
nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini;
fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere,
ma ogni autorità serva al bene di tutti,
secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio,
e l’umanità intera riconosca te solo come unico Dio”.

I miei pensieri
Il tributo a Cesare è in conflitto con la concezione teocratica dei giudei e con la loro speranza messianica. Pagarlo è un problema di coscienza.
Il denaro è segno di potere e di dominio.
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