vineri, 10 noiembrie 2017

Lampade accese - XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

LE VERGINI PRUDENTI
“Lampade accese”
Sap 6,12-16; Sal 62; 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13 

Fino a quando si è in cammino
nessuno conosce il giorno e l’ora
della venuta gloriosa di Gesù.
Perciò è necessario vegliare
ed essere pronti.
Entrano al banchetto eterno di Gesù
solo coloro
che hanno le lampade accese.

Il contesto: il discorso escatologico di Gesù
Il vangelo presenta un lungo discorso escatologico tenuto da Gesù durante la sua attività a Gerusalemme, nella settimana prima di Pasqua. A questo discorso, che parla della seconda venuta di Gesù come Figlio dell’uomo alla fine dei tempi e che insiste sulla vigilanza, segue il racconto di due parabole. La prima è la parabola delle dieci vergini. Ispirandosi all’esperienza dei suoi ascoltatori, Gesù descrive una processione in uso ai suoi tempi, in cui le vergini si radunano sulla strada e accompagnano a casa, con candele accese, il corteo nuziale. A questo racconto egli aggiunge poi il messaggio di fede in riferimento alla sua seconda venuta e sottolinea che nessuno può conoscere il giorno e l’ora della venuta del Figlio dell’uomo. Perciò bisogna essere vigilanti e pronti. Entrano al banchetto eterno solo coloro che hanno provveduto ad avere le lampade accese.
Gesù è il Figlio dell’uomo. Egli racconta la parabola delle dieci vergini.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto la sapienza e il regno di Dio.
  • Nella prima lettura l’autore sacro fa un elogio della sapienza in cui dice: “La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano”.
  • Nella seconda lettura Paolo parla della sorte di coloro che sono morti prima del ritorno del Signore ed esorta: “Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti”.
  • Nel vangelo Gesù racconta la parabola delle dieci vergini, in cui paragona il regno dei cieli a un banchetto nuziale e sottolinea la necessità di essere preparati adeguatamente per la venuta dello sposo, e alla fine dice: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

La prospettiva: “dieci vergini”, “ecco lo sposo!”, “vegliate”

1. “Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo”
Il vangelo presenta un lungo discorso escatologico che parla della seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi. Il linguaggio, indubbiamente, non è così facile da comprendere. È un linguaggio apocalittico. Presenta ciò che succederà e trasmette dei messaggi attraverso simboli. Più di una volta Gesù ha parlato della sua missione e attraverso gesti miracolosi si è presentato come il Messia atteso e come il Figlio dell’uomo. E davanti a tanti miracoli, meravigliati e stupefatti, i suoi ascoltatori già facevano fatica a seguirlo, chiedendosi chi è veramente Gesù di Nazaret. Questa volta, invece, si tratta di molto di più. Gesù parla di una sua seconda venuta, alla fine dei tempi. Ma di che cosa sta parlando realmente e quando avverrà quel giorno e quella ora?

Conoscendo bene la vita e il modo di pensare dei suoi ascoltatori, Gesù si appella alla loro esperienza e descrive un fatto ormai conosciuto. Egli dice che il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini. Dopo il matrimonio, dieci vergini, che rappresentano la completezza, prendono le loro lampade e aspettano lungo la strada il corteo nuziale, a cui unirsi, per accompagnare lo sposo a casa. Solo che non tutto va bene. Lo sposo ritarda tanto, le vergini si addormentano e l’olio che alimenta la fiamma nelle loro candele si consuma. Felicemente cinque vergini hanno provveduto a prendere con loro in piccoli vasi una riserva di olio. Le altre cinque vergini, invece, sono rimaste senza olio.

2. “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”
Improvvisamente, verso mezzanotte, una voce annunzia la venuta dello sposo e tutte le dieci vergini si svegliano per accoglierlo. E solo ora si scopre la differenza tra i due gruppi di vergini. Cinque di loro, sagge e prudenti, preparano le loro lampade e sono pronte per accogliere lo sposo. Le altre cinque, al contrario, si trovano in difficoltà per la trascuratezza di non aver provveduto a una riserva di olio. Chiedono dell’olio alle loro compagne, ma non ne ricevono. Le vergini sagge non prestano del loro olio. Non vogliono rischiare l’ingresso alla festa. Non possono rimanere senza olio, che dà la luce. Arrivato lo sposo, esse entrano insieme a lui nella sala del banchetto nuziale, e la festa inizia.

Le vergini imprudenti non possono partecipare al banchetto nuziale con le candele spente. Perciò, vanno subito in cerca di olio, ma ritornano in ritardo. Sfortunatamente è troppo tardi. La porta è già chiusa. Hanno perso il momento di ingresso alla festa e ora si trovano in uno stato di desolazione. Lo sposo non le riconosce più e la porta, davanti a loro, rimane chiusa per sempre.

3. “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”
La parabola svela solo alla fine il suo messaggio, cioè l’arrivo improvviso del regno dei cieli nella vita delle persone e la partecipazione al banchetto nuziale del Figlio dell’uomo. Le dieci vergini che prendono le loro lampade simboleggiano la comunità dei discepoli animata dall'amore. L’addormentarsi delle vergini allude alla decadenza spirituale e alla distrazione nelle faccende quotidiane. L’olio si riferisce alla pratica delle opere buone e alla grazia divina. Le lampade accese indicano la testimonianza della fede in Gesù il Cristo. L’attesa delle vergini è volta alla venuta di Gesù, come sposo e giudice. La venuta di Gesù è certa. Il momento esatto della venuta, invece, non lo conosce nessuno. Importante è essere vigilanti e avere una fede perseverante. Sempre! Solo coloro che sono pronti entrano al banchetto eterno di Dio.

Il giorno e l’ora del ritorno glorioso di Gesù come Signore di tutti non sono conosciuti da nessuno. Perciò il vangelo esorta i primi discepoli, ma anche quelli di ogni tempo, a manifestare una fede vigilante e a sfuggire al torpore spirituale. Per partecipare al banchetto nuziale del Signore non è sufficiente affatto essere invitati. Ogni discepolo deve lavorare sempre per i fratelli e per il regno dei cieli. E riceverà la sua ricompensa in proporzione al lavoro fatto. Questo è ciò che Gesù insegna particolarmente nella sua ultima parabola, che segue a quella delle dieci vergini, la parabola dei talenti.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la voce,
rendici degni di partecipare al tuo banchetto
e fa' che alimentiamo l'olio delle nostre lampade,
perché non si estinguano nell'attesa,
ma quando tu verrai siamo pronti a correrti incontro,
per entrare con te alla festa nuziale”.

I miei pensieri
Il vangelo dice che la venuta gloriosa di Gesù è certa. Il momento esatto, invece, non lo conosce nessuno. Importante è essere vigilanti e avere una fede perseverante. Sempre. Solo coloro che sono pronti entrano al banchetto eterno di Dio.
Non è sufficiente essere invitati al banchetto nuziale del Signore. Per assicurarsene la partecipazione, ogni discepolo deve lavorare continuamente a favore dei fratelli e al servizio del regno di Dio.
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