joi, 6 noiembrie 2014

Il tempio del suo corpo - Dedicazione della Basilica Lateranense

LA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
“Il tempio del suo corpo”
Ez 47, 1-2.8-9.12; Sal 45; 1Cor 3, 9c-11.16-17; Gv 2, 13-22 

C’è stretta connessione e continuità
tra il tempio di pietra, luogo di raduno,
e il tempio santuario, il corpo di Gesù.
Giovanni testimonia nel vangelo
che già durante la sua vita terrena
il corpo di Gesù
è il vero tempio di Dio .
La persona di Gesù di Nazaret
è il segno della presenza di Dio nel mondo.

Il contesto: Gesù nel tempio di Gerusalemme
Subito dopo il primo segno dell’acqua cambiata in vino, compiuto a Cana di Galilea, Gesù si trova a Gerusalemme in occasione della Pasqua. Si può dire che egli inizia qui, in modo ufficiale, la sua attività pubblica. Entra nel tempio e osserva che la casa di Dio è diventata un mercato all’aria aperta. Preso dallo zelo per il luogo sacro in cui si trova, fa una frusta di cordicelle e scaccia i venditori e i cambiavalute che forniscono ai pellegrini il necessario per i sacrifici e per le offerte. Praticamente blocca l’esercizio del culto. Allora intervengono i giudei. Questi chiedono a Gesù di argomentare con un segno il suo modo particolare di agire. Si avvia un dialogo. Gesù accoglie la domanda e parla ai giudei del tempio del suo corpo. Questo evento si conclude poi con la riflessione di Giovanni in cui si sottolinea il compimento del segno presentato da Gesù.
Gesù è il Figlio di Dio. Egli parla ai giudei del tempio del suo corpo.

Alla sorgente della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il simbolismo del tempio.
  • Nella prima lettura il profeta Ezechiele osserva in una visione come sotto la soglia del tempio esca acqua verso l’oriente e dice: “Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà”.
  • Nella seconda lettura Paolo usa la metafora dell’edificio per spiegare sia il ruolo dei predicatori, chiamati “collaboratori di Dio”, sia il ruolo della comunità dei fedeli, paragonata all’”edificio di Dio”, ed esorta i corinzi: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi”.
  • Nel vangelo Giovanni presenta Gesù che scaccia i venditori e i cambiavalute dal tempio e che dichiara il luogo sacro la casa di suo padre, e conclude con una breve riflessione: “Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”.

La prospettiva: “a Gerusalemme”, “questo tempio”, “i suoi discepoli si ricordarono”

1. “Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme”
Gesù si trova a Gerusalemme in occasione della Pasqua. Già è stato presentato dal Battista come agnello di Dio e come Figlio di Dio e poco prima si era scelto i primi discepoli. Ora, trovandosi all’inizio della sua attività pubblica, sceglie di essere a Gerusalemme e questo non solo perché la Pasqua è ormai vicina, ma particolarmente perché il tempio rappresenta il compito più significativo del messia.

È lunedì, prima della festa di Pasqua. Gesù entra nel cortile esterno del tempio, chiamato “cortile dei gentili”, e qui trova gente che vende buoi, pecore e colombe. Guarda e vede seduti al loro banco anche i cambiavalute, che trasformano il denaro profano nell’unica moneta ammessa nel tempio. Tutto è un mercato. Si tratta di un’attività lecita e indispensabile per il funzionamento del tempio. Tutto è previsto, specialmente al servizio dei pellegrini venuti da lontano, che hanno la possibilità di cambiare dei soldi e di comprare animali per i sacrifici.

Di fronte a questa realtà di uso commerciale che agli occhi di Gesù profana il tempio, rendendolo inadatto al culto sacrificale, Gesù reagisce in modo molto duro. Fa una frusta di cordicelle, scaccia tutti fuori dal tempio con le pecore e i buoi, getta a terra il denaro dei cambiavalute e rovescia i loro banchi. Poi si avvicina ai venditori di colombe e dice loro: “Togliete queste cose da qui, e non fate della casa del Padre mio una casa di mercato”.

2. “Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere»”
I giudei, che fino a questo momento sono stati passivi testimoni di quanto ha fatto Gesù nel cortile del tempio, ora intervengono. Essi chiedono: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Allora Gesù risponde alla domanda dei giudei richiamando la loro attenzione non al tempio come luogo di incontro delle persone, ma al tempio come santuario, come “naos”, luogo santo in cui è la presenza di Dio. Risponde loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.

I giudei fraintendono la risposta di Gesù e pensano alla ricostruzione del loro famoso tempio storico. La loro attenzione rimane ancora al tempio di pietra, ricostruito in quarantasei anni, al tempo del re Erode il Grande. Per essi, e per tutti gli ascoltatori presenti, non è possibile capire ancora il grande significato del corpo di Gesù, dei tre giorni di cui egli sta parlando e del grande annuncio della risurrezione di Gesù. Tutto ciò rimane ancora come grande mistero totalmente velato.

3. “Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”
Giovanni si ricorda bene quel lunedì, prima della Pasqua, e racconta nel suo vangelo il grande zelo per la casa del Padre celeste che ha spinto Gesù sia a restaurare nel tempio la purità di culto, sia ad annunciare la sua risurrezione. Per tutti i suoi fratelli in fede egli testimonia che la persona di Gesù è il segno della presenza di Dio nel mondo.

In quei primi giorni, all’inizio dell’attività pubblica di Gesù, nessuno, neppure Giovanni o un altro discepolo, ha capito le parole di Gesù, parole che si riferivano non al tempio materiale ma al tempio del suo corpo, al “naos”, inteso come il luogo dove Dio abita. Gli occhi erano ancora velati. Più tardi, dopo l’ora della croce e dopo il grande evento della risurrezione, Giovanni si renderà conto dell’amore e dell’unione speciale esistente tra Gesù e il Padre celeste. Solo più tardi, insieme agli altri discepoli, egli crederà nel compimento di tutte le profezie e di tutte le parole del suo maestro, e testimonierà l’unione speciale che esiste tra il corpo di Gesù e la presenza di Dio.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa
la moltitudine dei credenti,
fa’ che il popolo radunato nel tuo nome
ti adori, ti ami, ti segua,
e sotto la tua guida giunga ai beni da te promessi”.

I miei pensieri
In quel giorno di lunedì, prima della Pasqua, Gesù risponde alla domanda dei giudei richiamando la loro attenzione non al tempio come luogo di incontro delle persone, ma al tempio come santuario, come “naos”, luogo santo in cui è la presenza di Dio. 
Per tutti i suoi fratelli in fede il discepolo Giovanni testimonia che la persona di Gesù è il segno della presenza di Dio nel mondo.
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