vineri, 17 noiembrie 2017

Nell’abbondanza - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

PARABOLA DEI TALENTI
“Nell’abbondanza”
Pr 31,10-13.19-20.30-31; Sal 127; 1Ts 5,1-6; Mt 25,14-30 

Quale è l’atteggiamento da assumere
durante l’attesa
della seconda venuta di Gesù?
Come vivere e cosa fare?
La parabola dei talenti dà la sua risposta:
una vita operosa
e una intraprendenza responsabile.
La ricompensa finale è grande
e appartiene a chi ha lavorato.

Il contesto: il discorso escatologico di Gesù
Gesù è quasi arrivato alla fine della sua attività a Gerusalemme. Già sono passati circa tre anni dall’iniziato della sua predicazione. E quel momento di inizio, in cui Gesù si è presentato come Messia e Figlio dell’uomo, è ormai diventato storia. È stato veramente un tempo di grazia. Tanti hanno ascoltato le parole di Gesù. Alcuni hanno visto i segni miracolosi che ha fatto, altri lo hanno pure riconosciuto come venuto da Dio. In fine, è arrivato il momento per lasciare ai discepoli i suoi ultimi insegnamenti proprio sulla sua seconda venuta. Nella parabola delle dieci vergini, che ha appena raccontato, ha ribadito che nessuno conosce il tempo della venuta del Figlio dell’uomo. Può arrivare da un momento all’altro. Può arrivare quando uno meno se l’aspetta. Bisogna essere sempre preparati e vigilanti. Ora Gesù sottolinea nella parabola dei talenti come aspettare la venuta del Figlio del uomo. È importante che ogni servo che ha ricevuto dei talenti si impegni di farli fruttificare, perché sicuramente verrà il giorno della resa dei conti. La ricompensa sarà abbondante, ma solo per quelli che sono stati responsabili per i talenti ricevuti.
Gesù è il Figlio dell’uomo. Egli racconta la parabola dei talenti.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema dell’attesa responsabile della venuta del Signore.
  • Nella prima lettura l’autore sacro mostra l’esempio di una donna forte e operosa in cui confida il cuore di suo marito, di una donna diligente nell'operare e laboriosa nella carità: “Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città”.
  • Nella seconda lettura Paolo parla del giorno del Signore che verrà come un ladro di notte e, esortando alla vigilanza e alla sobrietà, rincuora i tessalonicesi: “Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre”.
  • Nel vangelo Gesù racconta la parabola dei talenti in cui parla di un uomo che affida i suoi beni a tre servi prima di partire per un viaggio e che al ritorno ricompensa i primi due servi e condanna il terzo, e alla fine esorta: “A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha”.

La prospettiva: “consegnò loro i suoi beni”, “prendi parte alla gioia”, “nell’abbondanza”

1. “Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”
Nella parabola delle dieci vergini Gesù parlava della vigilanza e diceva che nessuno conosce il momento del ritorno del Figlio del uomo. Quindi è necessario che ognuno sia preparato e pronto per entrare alla festa eterna. Ora egli continua il suo insegnamento e racconta la parabola dei talenti in cui dice ai suoi discepoli come prepararsi per l’incontro finale con il Figlio dell’uomo.

Tutto inizia dalla partenza di un uomo per un viaggio. Ma ancora prima di partire, costui chiama i servi e consegna loro il suo patrimonio. A ognuno affida dei talenti secondo le sue capacità: a uno cinque, ad un altro due e all’ultimo uno. Il patrimonio è enorme. Solo un talento vale sei mila denari, il corrispondente a sei mila giornate lavorative. I primi due servi capiscono subito la loro missione e, impegnandosi giorno per giorno con fatica e operosità, guadagnano altrettanti talenti. L’ultimo servo, invece, fa una buca nel terreno e vi nasconde il talento del suo padrone.

2. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”
Dopo molto tempo il padrone ritorna e chiama i suoi servi per offrire loro il premio per il lavoro fatto. I primi due servi si presentano immediatamente davanti al loro padrone e presentano tutto raddoppiato. I cinque talenti affidati sono ora dieci e i due sono ora diventati quattro. Alla fine si presenta anche l’ultimo servo. Egli esprime l’opinione che ha del suo padrone, che considera duro e rapace, giustifica il fatto di non aver lavorato niente e consegna il talento ricevuto tanto tempo prima.

La risposta non è la stessa per tutti i servi. Il padrone dialoga bendisposto con i primi due servi e invita loro a ricevere il premio, cioè la gioia di essere con lui. Con l’ultimo invece si comporta diversamente. Il servo non ha lavorato e non ha rischiato, ha avuto paura del suo padrone e non ha fatto fruttificare il talento. Ora c’è solo giudizio, dalla parte del padrone e pure dalla parte del servo. Il giudizio del padrone non è tanto sulla mancanza del profitto, quanto piuttosto sul giudizio negativo che il servo si è fatto. Quest’ultimo servo sarà privato dal talento ricevuto ed escluso dalla gioia di essere con il suo padrone.

3. “A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha”
Al centro della parabola dei talenti si trova il comportamento dei servi, operoso nel caso dei primi e timoroso nel caso dell’ultimo. I talenti sono in stretto collegamento sia con l’olio che alimenta la fiamma nelle candele portate dalle dieci vergini, sia con l’amore verso il prossimo, specialmente verso i poveri. Sono il segno dell’amore ricevuto e offerto. Quindi entra al banchetto eterno del Signore e gode della sua gioia solo colui che presenta il segno di riconoscimento, appunto i talenti.

La festa della Pasqua si avvicina sempre più, ma per i discepoli di Gesù non c’è ancora alcun motivo di gioia. C’è tanta insicurezza e l’indomani lo si intravvede già dipinto di troppo grigio. Intorno solo critiche e complotti, e ci sono tante domande. Si compiono forse le parole di Gesù in riferimento al suo destino a Gerusalemme? La parabola dei talenti, in cui il signore parte lontano e lascia il patrimonio ai suoi servi, a chi fa riferimento? Si tratta forse proprio della partenza di Gesù?

Matteo testimonia che manca ancora poco tempo fino al giorno in cui i discepoli avranno risposte alle loro domande di quei giorni, prima della Pasqua. La parabola dei talenti si riferiva a Gesù e ai suoi discepoli. Il signore andato lontano è Gesù. Prima sarà elevato sulla croce e poi in cielo, ma ritornerà e sarà con i suoi. Sarà presente nel segno che egli stesso ha lasciato e i suoi discepoli lo incontreranno non più fisicamente, come è accaduto in quei tre anni indimenticabili, ma in tutto ciò che ha affidato loro, particolarmente nella persona dell’altro. E questo fino al suo ritorno. Quando saranno di nuovo tutti davanti a lui, i discepoli si presenteranno con i talenti ricevuti, ma anche con quelli guadagnati nel tempo di attesa.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e della grazia,
fa’ che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza;
rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo giorno,
nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli,
e così entrare nella gioia del tuo regno”.

I miei pensieri
I talenti sono il segno dell’amore ricevuto e offerto. 
Entra al banchetto eterno del Signore e gode della sua gioia solo colui che presenta il segno di riconoscimento, appunto i talenti.
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